L’arte di non rispondere

La resistenza del maschio inizia con un incidente.
Un’auto esce di strada e ci sono due testimoni: l’Uomo, ovvero il protagonista del romanzo, e una prostituta.
Quando l’Uomo ritorna a casa, la moglie gli fa presente di essere rientrato molto tardi. Lui allora racconta dell’incidente, lei non ci crede, lui estrae il verbale della polizia per dimostrare di aver detto la verità, che non si tratta di una scusa, ma così facendo lei vede il nome della prostituta e lo accusa (anche) di andare a puttane. Qui succede un breve battibecco, poi il silenzio.

Una volta letta questa scena ho chiesto a mia moglie cos’avrebbe pensato lei. Cioè, se io fossi tornato a casa in ritardo, con un verbale di un incidente in cui i due unici testimoni siamo io e una prostituta, che idea si sarebbe fatta? Perché, diciamocelo… pensar male è davvero facile.
Mia moglie mi ha risposto, con nonchalance: “Basterebbe che tu rispondessi alle mie domande.”

È vero. Potrebbe avermi risposto così giusto per fare la carina e non dirmi che avrebbe avuto delle difficoltà a credermi. Ma è anche vero che la sua reazione mi ha colto impreparato. Non avevo pensato a Questa risposta, perché la scena mi ha portato a concentrarmi su altro. Sebbene ci troviamo infatti ancora all’inizio della vicenda, risulta subito chiaro che questa coppia ha qualcosa che non va, che non sta funzionando, e io ero rimasto troppo invischiato nella lotta tra i due, fatta di accuse e silenzi, per rendermi conto che probabilmente mia moglie ha ragione: basterebbe, una volta tanto, rispondere.

la-resistenza-del-maschio

La resistenza del maschio, sebbene si concentri sulla vita di quest’uomo, ci mostra in verità diversi tipi di coppie, o non-coppie. Alcune solo di sfuggita, altre più approfonditamente. Tutte con dei problemi.
Non esiste una coppia felice, o almeno contenta. Non esiste una coppia, a dire il vero.
A tratti sembra che sia un problema dell’epoca moderna, a tratti sembra che sia così e basta.

C’è la relazione principale dell’Uomo con la Donna, con lei che vuole un figlio a tutti i costi e un lui che no, non ora, pensiamoci, vedremo, ecc. C’è poi il Maschio che intreccia un rapporto strano con la donna dell’incidente, ovvero una sorta di conversazione tramite telefono che trova un limitatissimo riscontro nella vita reale. E poi le mille relazioni naufragate, più quella con l’uomo del caffè, di una terza donna che incontreremo in una sala d’aspetto, dove si capirà che tutto può legarsi, annodarsi assieme. E poi c’è la figura del ginecologo, che meriterebbe un discorso a parte.
Tutte storie che non portano a nulla, in verità. Tutte storie che non riescono a trovare una consistenza da poter definire con aggettivi positivi.

E allora ecco che mi ritorna la risposta datami da mia moglie: “Basterebbe che tu rispondessi alle mie domande.”
Mi chiedo se il problema di queste coppie in disfacimento che si alternano nel libro non sia altro che la mancanza di risposte.
Perché se ci fossero risposte chiare alla domanda “Perché vuoi un figlio?” o a “Perché non lo vuoi?” non sarebbe tutto diverso? Se qualcuno riuscisse davvero a rispondere a una domanda fatta tramite sms dove si chiede “Perché non vuoi che ci vediamo?” non finirebbe tutto in un modo differente?

La resistenza del maschio sembra dunque una resistenza a dare risposte chiare.
E, forse, la resistenza della femmina sta nel non voler porre le domande giuste.
Entrambi si concentrano su se stessi.

Manca la comunicazione. Manca la chiacchiera che non sia semplicemente un resoconto della giornata di lavoro, o l’erudita spiegazione di un quadro, o la continua richiesta di qualcosa. Manca la comunicazione che non sia solo rabbia, o solo caffè, o solo silenzi.

Poi, certo, ci sono anche altri ‘problemi’.
C’è l’Uomo che misura tutto perché vuole conoscere lo spazio in cui si trova, vuole capirlo per potersi regolare di conseguenza. Ma nel rapporto con gli altri le misure non valgono, le misure sono relative. Le misure sbagliano.
C’è la Donna che conosce l’infanzia problematica di suo marito, ma si ostina a voler un bambino a tutti i costi, e non le interessa altro. (E mi chiedo se l’arrivo di un vero bambino le farebbe poi bene).
C’è Effe che è stata vittima di un incidente dalle cause dubbie.
C’è un medico che è rimasto un adolescente con gli ormoni in subbuglio.

Ma non abbiamo tutti noi i nostri problemi? Non siamo noi tutti vittime dei nostri passati, delle nostre idee, dei nostri sogni e progetti?
Mi richiedo, allora: se riuscissimo a parlarci, a farci delle domande e a rispondere, non riusciremmo, in qualche modo, a mitigare questi nostri problemi? A condividerli, a dividerli, e quindi a sopportarli meglio? E così facendo, non potremmo alla fine concentrarci su altro? Su un progetto nuovo, diverso?

Non basterebbe, insomma, almeno una volta, rispondere con sincerità a una domanda, per vivere meglio?

La resistenza del maschio
di Elisabetta Bucciarelli
240 pagine, 11,05 €, NN Editore

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3 pensieri su “L’arte di non rispondere

  1. Mi piace questo commento di Andrea storti .. questo suo guardare alla resistenza del maschio di cui si è tanto parlato in un’altra prospettiva l’attenzione sulle domande chiare e risposte sincere … il problema a mio avviso è proprio avere il coraggio di rispondere sinceramente per paura di ferire …quindi a monte risiede il problema della assoluta mancanza di comunicazione ….oggi giorno ognuno di noi è troppo concentrato su di sé…nella coppia si danno per scontate troppe cose e si arriva a perdere ogni interesse, ad incolpare l’altro sino al disfacimento del rapporto. Nel libro ci sono tanti silenzi … quello dell’Uomo che pur conoscendo le parole giuste per comunicare sceglie il silenzio …..forse come arma strategica forte.

    • Intanto grazie, Barbara.
      Poi… ti do ragione. Il problema è trovare il coraggio di rispondere sinceramente. Non solo per paura di ferire, ma anche per paura di ferirsi, perché dandogli voce certi pensieri si concretizzano, mentre prima erano solo nella tua testa.
      E hai ragione anche sull’essere troppo concentrati su se stessi. Infatti l’Uomo del libro è sempre in giro per le sue cose. Non si vede mai con la moglie. Con la moglie davvero, dico. Ed è lei che dovrebbe andare all’inaugurazione della mostra curata da lui, non lui a dover andare all’inaugurazione di un giardino creato da lei. Allo stesso tempo, il desiderio di lei di avere un bambino è un desiderio completamente egoista, e anche lei è quindi concentrata su di sé. Come sbloccare la situazione? Boh. Continuo a credere che l’unica possibile soluzione sia essere coraggiosi e provare a darle queste risposte sincere. Potrebbe portare alla fine, o a un nuovo inizio.

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