Vacanze luuunghe

Il blog va in vacanza.

Certo, non è che ultimamente fosse molto attivo. Avete ragione.
Ma ora ufficializzo che il blog va in vacanza, o in pausa, per un paio di mesi.
Ha bisogno di tempo per riassestarsi. Per ripensarsi.

Ci rileggiamo a partire da settembre. Con qualcosa di vecchio e qualcosa di nuovo.

Buona estate.
Buone letture.

Andrea

La fine del tour

Sì, questo titolo l’ho rubato.
Però non c’è altro modo per dirlo: ieri c’è stata l’ultima tappa del mio ‘tour’ nelle scuole, ossia quella serie di incontri in cui io vado in alcune scuole medie a parlare del Raccattastorie.

Ho fatto una decina di incontri a Zugliano, Carbonera, Cavaso del Tomba, Borbiago, Mogliano Veneto, Spresiano, Spinea e Verona (e spero di non aver dimenticato nessuno).

L’impressione che mi ero fatto l’anno scorso è stata confermata pure da questi incontri: i ragazzi sono meravigliosi. Potranno anche essere a tratti caotici, rumorosi, ma sono entusiasti, interessati, felici di poter parlare di un libro che li ha fatti divertire, e il loro alzarsi, parlare, ridere riflette questa loro euforia emotiva.
Ragazzi, quando sono con voi vengo travolto dalla gioia e Teo e K diventano più reali che mai.

Quindi grazie.
Grazie a Thomas Dri e a tutta la famiglia Dri Editore che organizza questi appuntamenti e mi accompagna e mi lascia il tempo di riempirmi di caffè.
Grazie alle/agli insegnanti che decidono di portare progetti come questo nelle proprie scuole. So che a volte posso essere caotico e che magari i miei libri non sono ‘alta’ letteratura, ma il piacere che suscitano nei ragazzi credo sia importante.
E grazie a voi ragazzi. A voi che siete felici di perdere un’ora di lezione. A voi che mi riempite di domande (alcune davvero complicatissime). A voi che siete spontanei, giovani, divertenti, con la battuta pronta, romantici, entusiasti, coinvolgenti, coinvolti, inarrestabili, instancabili. A voi che disegnate Teo e K in nuove vesti. A voi che volete un autografo sul libro, sul foglietto, sul diario, sulle domande, sul braccio, sull’astuccio, sulla cover del cellulare. A voi, che della storia spesso capite più cose di quante ne abbia capite io. A voi che a volte siete distratti. A voi che sopportate i miei voli pindarici nel rispondere a una domanda che mi sta particolarmente a cuore. A voi che siete scettici, o creduloni, o convinti, o incantati.
Grazie a voi, ragazzi, che siete unici.

Blogtour: Eleinda 2

È con grande gioia che oggi il blog ospita una delle tappe del blog tour dedicato a Eleinda 2. La formula dell’immortalità, secondo capitolo della saga fantastica/fantascientifica scritta da Valentina Bellettini.

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E sono felice di ospitare il blog tour proprio perché Valentina è una carissima persona e perché si sta dimostrando un’autrice umile e capace, in grado di migliorare ad ogni sua prova. Una ragazza che ce la mette tutta e che con tenacia riesce a raggiungere i suoi risultati.

Ma siccome so che le mie elucubrazioni vi interessano fino a un certo punto, io direi di passiamo subito al sodo!

IL LIBRO

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Il legame empatico tra Eleonora e il drago Indaco impedisce ai due di stare lontani l’una dall’altro.
Al tempo stesso, nemmeno lo scienziato dottor Brandi è disposto a rinunciare a quella che ritiene essere una sua creazione. Lontano dal laboratorio della European Technology studia la formula per un nuovo esperimento, una strategia che gli permetta di riprendersi Indaco: intervenire sul DNA del drago, stavolta causando una mutazione; renderlo debole, inoffensivo, mortale.
Umano.

L’amore impossibile tra Eleonora e Indaco si fa reale, ma a quale prezzo? E cosa ne sarà di Alessandro, l’amore umano che fatica a decollare?
Tra drammi e turbamenti, Eleinda ha anche una missione da compiere: il regno dei draghi è impaziente di risorgere. Hanno vissuto solitari per millenni, ma qualcosa li sta richiamando…
Il viaggio tra le antiche leggende continua, di pari passo con la scoperta dei sentimenti umani.

Perché i sogni non vanno sottovalutati: possono essere pericolosi.

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I PERSONAGGI

ELEONORA GIUSTI
È una ragazza poco più che ventenne. Originaria di Verona, vive ora a Villapace, un paesino vicino a Milano.
Dotata di grandissima determinazione, a volte forse testarda, ha ben chiari quali sono i propri ideali, gli scopi che sente di voler perseguire, e sebbene questa l’abbia fatta spesso sentire diversa rispetto ai suoi coetanei, le ha anche permesso di fondare un’associazione ambientalista, la “World is our Heaven. Don’t turn it to Hell”.
Eleonora è una ragazza in evoluzione, che tenta di capire e migliorare il mondo che la circonda e che allo stesso tempo cerca di capire se stessa e i sentimenti che a volte rischiano di confonderla.
Ha il cuore grande e la mente libera

INDACO
Lui è un drago, ma non è un drago qualunque (sempre che un drago qualunque possa esistere). È stato creato in laboratorio dalla European Technology, una società che ha reso gli animali una sorta di gadget da compagnia.
È una creatura diversa dai suoi simili descritti nelle leggende, nei racconti orali e nei libri, ma un po’ come Eleonora, anche lui è una creatura in divenire, in crescita.
Saggio e dispensatore di consigli, è alla ricerca di un suo posto nel mondo, di una sua storia. Di un suo passato e di un suo futuro.
Un personaggio dall’evoluzione… particolare, in questo nuovo capitolo della saga.

ALESSANDRO GENEROSO
Vive a Villapace da sempre e le sue origini sono umili. Ha un rapporto molto stretto col nonno Salvo, con il quale gestisce una fattoria.
Si tratta di un ragazzo apparentemente molto diverso da Eleonora, in quanto molto solare e più aperto rispetto alla ragazza, con la quale comunque c’è un legame in costruzione.
È appassionato di armi antiche, in particolare spade e scudi, che poi utilizza per partecipare a delle rievocazioni storiche.
Come Eleonora, però, conosce bene i suoi ideali e sa da che parte stare.

DOTTOR BRANDI
Potremmo definirlo come il tipico scienziato pazzo e forse non sarebbe un’esagerazione.
Era a capo della European Technology, la società che ha creato Indaco.
In questa nuova avventura si trova in prigione, ma questo non ha frenato la sua sete di potere e il suo cinismo e la sua mente non ha smesso di elaborare piani che riescano, in qualche modo, a riportarlo in possesso della sua creatura più mitica: Indaco.
Sarebbe una persona incredibilmente intelligente e dalle grandi idee, ma ha sfruttato le sue capacità per fini malvagi e la sicurezza in se stesso l’ha portato a compiere azioni decisamente crudeli.

***

Vi comunico inoltre che Valentina ha deciso di mettere a disposizione una copia del romanzo (autografato) per un fortunato lettore. Per poter partecipare al Giveaway (che dura dal 18 al 25 maggio) e tentare la fortuna dovete seguire delle semplici regole.

Obbligatorio:
– Essere Follower di TUTTI i blog aderenti all’iniziativa
– Commentare ogni data del blog tour (lasciando l’email nel commento)
– Mettere il like alla pagina Eleinda su Facebook.

Facoltativo (serve per accumulare punti extra):
– Mettere il like sul Sito di Eleinda
– Seguire l’autrice su Twitter
– Mettere il like nella pagina Facebook di Universi Incantati (blog dell’autrice)
– Condividere l’evento su Twitter
– Iscriversi alla newsletter “Eleinda Books” (in questo modo si riceve subito in omaggio l’ebook del prequel della serie!)

Vi invito inoltre a ‘loggarvi’ anche QUI (se non lo avete ancora fatto), in modo da partecipare ‘ufficialmente’ al blogtour.

Io vi auguro buona fortuna!
Ma prima di concludere vi lascio il calendario del blogtour. Vi avverto che ogni giorno prevede più appuntamenti, quindi state ben attenti a non mancarne nessuno.

18 MAGGIO
Divoratori di Libri – Post introduttivo + incipit
Leggere è un modo di Volare senz’ali – Pagina 99

19 MAGGIO
Mille e un Libro – Luoghi del romanzo
Sweety Reviews – Intervista all’autrice
Libropatia – “Draghi e Uomini” Estratti dal capitolo cruciale

20 MAGGIO
Le Mele del Silenzio – Schede dei Personaggi
Fantasticando sui Libri – Playlist dei Personaggi
Viaggiatrice Pigra – Speciale sul drago Indaco

21 MAGGIO
Atelier di una Lettrice Compulsiva – Draghi e Leggende
Un Buon Libro non finisce Mai – Recensione

22 MAGGIO
La Fenice Book – La Soundtrack del Libro
Every Book Has its Story – Speciale sulla dragonessa Alizarina

23 MAGGIO
The Book Lawyer – Intervista al dottor Brandi
Leggendo Romance – Intervista a Eleonora Giusti

24 MAGGIO
Emozioni di una Musa – Recensione
Tutta Colpa dei Libri – Dreamcast + Estratti
Universi Incantati – Booktrailer

Qualcosa di bello e anche un po’ bullo

Ho scoperto che a volte è bello ‘rovinare’ i libri.

L’ho scoperto con il Pupo.

L’ho scoperto grazie a questo libro qui.

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Sono sempre stato un lettore piuttosto maniacale, per quanto riguarda la cura dei libri. Niente segni, niente ‘orecchie’ come segnalibro, ore per scegliere quale volume fosse il migliore tra le pile esposte in libreria, grida disumane quando un romanzo cadeva per terra col rischio di strappi, ecc.
Voi mi capite. Lo so.

Poi, però, è arrivato il Pupo.
Volevo, e voglio, che i libri siano per lui oggetti con cui avere confidenza, non idoli religiosi da pregare stando a debita distanza. Per questo motivo ho sistemato i suoi libri nella stessa libreria dei miei. Per questo motivo se ogni tanto prendeva o prende un libro per adulti, io glielo lascio fare, come gli lascio trattare quel libro come vuole (ovviamente nei limiti della decenza). E se lo apre a caso e mi chiede di leggere, io leggo.
Certo, un paio di volumetti avrebbero bisogno di un chirurgo estetico, ora, ma in compenso a lui piace giocare coi libri, gli piace toccarli e aprirli, e magari poi non li guarda più di tanto, ma comunque li reputa oggetti importanti come le macchinine o il Didò.

Poi è venuto il mio turno di ‘sporcarmi’ le mani. E di questo me ne sono reso conto proprio in questi giorni, mentre stiamo leggendo, ogni tanto, qualche racconto del libro di Vivian Lamarque.

Il fatto è che leggere a voce alta è diverso dal leggere per conto proprio. Ci sono passaggi che vanno enfatizzati, ci sono versi, ci sono grida e sussurri. Ci sono vite che vivono.
In un libro come questo, poi, tutto è enfatizzato.
Sarà che Lamarque è una poetessa, sarà che, molto semplicemente, è brava. Fatto sta che le sue storie si prestano molto alla ‘recitazione’, la richiedono quasi, e impongono ritmi diversi a seconda della frase, della parola, della storia in questione.

E così, quando al Pupo leggo la storia del bambino cerottino, o quella del bambino nascondino, io devo piegare la copertina flessibile per riuscire a tenere tutto il volume con una sola mano. Devo agitare l’altra per recitare. Devo sfogliare velocemente per trovare altre storie divertenti, devo sbatterlo sul tavolo se c’è da sbatterlo sul tavolo e devo lasciare che il Pupo le legga a sua volta, da solo, con tutti le pieghe e gli strappi che ne conseguono.

È un libro fatto di tanti bambini, questo.
Ci sono bambini che hanno una storia a tutti gli effetti, come la bambina dai capelli verdi che spiega come mai quei capelli sono diventati di quel colore, e che racconta di quando un altro bambino si innamorò di lei.
Ma ci sono anche storie che, più che storie, sono descrizioni, come appunto il bambino cerottino, che ha sempre un motivo per mettersi un cerotto. (Anche il Pupo ama mettersi i cerotti, e a differenza del bambino del racconto li mette specialmente quando non c’è ragione per metterli).

Questi bambini, come il Pupo, richiedono l’azione. Odiano la staticità e vogliono il movimento, il turbinio delle pagine che corrono e una cura diversa per l’oggetto libro, una cura più fisica, più ‘sporca’, più vissuta. Com’è giusto che sia una bella avventura.

LA BAMBINA BELLA E IL BAMBINO BULLO
e altre storie di bambini e bambine
di Vivian Lamarque
Illustrazioni di Giulia Orecchia
Einaudi Ragazzi
Pagine: 144
Età: da 5 anni

Mr. Bennett & Mrs. Brown

Io credo che tutti i romanzi comincino grazie alla signora dell’angolo di fronte.

La piccola (ma meravigliosa) casa editrice Rogas ci ha fatto un regalo.
Non a me personalmente, e nemmeno agli accaniti lettori di Virginia Woolf, ma ai lettori in generale. Ha infatti pubblicato Mr. Bennett & Mrs. Brown, una sorta di pamphlet in cui la Woolf tratta il tema della scrittura di un romanzo, soffermandosi in particolar modo sulla creazione dei personaggi e, allo stesso tempo, tentando di fare un punto sullo stato di salute del romanzo.
Siamo nel 1923.

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Questo intervento Woolfiano nasce come risposta a un articolo di Arnold Bennett, intitolato Is the novel decaying?, in cui l’autore accusava i ‘moderni’ scrittori, tra cui la Woolf de La camera di Jacob, di non essere capaci di creare personaggi reali.

Ora, a me vien da ridere a pensare che la Woolf venga accusata di questo, visto che i suoi romanzi SONO i personaggi e i loro sentimenti e pensieri, ma Virginia è più intelligente e saggia di me, e ha scritto questa mirabile risposta.
Una risposta che, sorprendentemente, sembra quasi voler dare ragione a Bennett, ma permettendosi di dare la colpa alla Storia. La Storia si è ‘evoluta’, i tempi sono cambiati e stanno reclamando a gran voce un nuovo modo di scrivere romanzi, e quindi personaggi. Gli scrittori magari non riescono a creare personaggi reali, ma stanno lavorando per trovare il modo più appropriato per farlo. Il più appropriato per quel preciso momento storico e sociale.
Se prima autori come Bennett descrivevano le case per trasmettere al lettore il personaggio che in quelle case abitava, ora bisognava fare qualcosa di diverso. si stava cercando di evolvere proprio come era cambiata l’epoca.

Ma questa risposta si trasforma via via in una sorta di manifesto dedicato a come nasce un romanzo di Virginia Woolf.
Ecco che entra in gioco Mrs. Brown, dunque, una fantomatica signora vista in treno e che pare incredibilmente interessante agli occhi di Virginia, tanto da cercare di immaginare non dove essa possa abitare, ma chi essa potrebbe essere, cosa nasconde la sua vita, cosa si cela dietro la sua tristezza. Ed eccola lì, allora, la sorgente di un romanzo! La minuta Signora Brown!
Tutto nasce da una persona!

Mr. Bennett & Mrs. Brown non è un diario. Non è un epistolario. Eppure c’è, in questo piccolo lavoro, una forte componente personale. Quasi fosse stato scritto per sé, per ritornarci, per rimuginarci. E proprio come i suoi diari, e le sue lettere, che ci mostrano una donna nella sua intimità, questo libercolo ci appare come un nuovo passaggio per entrare nella mente (nello spirito?) della Woolf e assistere a un frammento di quello che è il suo processo creativo.

Mr. Bennet & Mrs. Brown
di Virginia Woolf
Traduzione di A. Marocco
Testo inglese a fronte
Rogas Edizioni
11,50 €

Lince Rossa

La letteratura, ma anche l’arte in generale, non è fatta di sola tecnica, di sole regole. Non può essere fatta solo di questo.
Ci deve essere anche qualcos’altro, dentro. E dico dentro proprio perché questo qualcos’altro non dico debba essere il cuore del progetto, ma almeno i polmoni. Un organo, in somma.
Questo qualcos’altro potremmo chiamarlo anima, oppure emozione, passione, carattere, forza… quello che volete. È un tratto che io non saprei descrivere a dovere, ma che serve a far risplendere un contenitore altrimenti vuoto.

A Lince rossa e altre storie mancano proprio i polmoni.

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Con una tecnica davvero invidiabile che attinge a piene mani dai maestri della letteratura americana, Lee riesce a mettere insieme delle storie scritte con grande intelligenza ed elegante savoir faire, ma che peccano di essere ‘troppo’ tecniche, troppo studiate.

Un racconto, più di un romanzo, ha bisogno di avere un’anima forte, perché deve colpire subito, non ha tempo da perdere. In questo caso, però, è come se ci trovassimo dinanzi a delle fotografie fatte da me, che in materia sono negato: inquadrano benissimo la scena, ma mancano di trasmettermi una qualche sensazione (sia essa disgusto, piacere, amore…), se non forse il ricordo di qualcos’altro.

Non voglio dire, con questo, che Lince rossa e altre storie non sia un bel libro, anzi. Specialmente la prima metà offre al lettore dei racconti davvero buoni (il secondo è per me degno di nota), capaci di disegnare donne e uomini intenti a cercare di dare un senso, uno scopo alle loro vite, intenti a tentare di tenere il loro destino per le redini, senza riuscirci davvero.

Sono anche storie di perdita. Anzi, credo che Lince rossa e altre storie giochi molto sul ‘levare’.
La Lee toglie sempre qualcosa: un marito, una sicurezza, un luogo, una speranza… Sono tutti cambiamenti, graduali o improvvisi, che a tratti potrebbero sembrare marginali ma che ‘sconvolgono’ l’intero racconto, l’intera esistenza.

Rimane però il problema che manca qualcosa.
C’è tanto ‘mestiere’, in queste pagine, ma non c’è, a mio avviso, un vero coinvolgimento.

Di certo, a Rebecca Lee darò un’altra possibilità. Anzi, attendo impaziente una sua nuova prova per stabilire se, in quanto esordiente, possa trasformare questa sua grande tecnica in vera arte, o se rimarrà una ‘professoressa’.

Lince rossa e altre storie
di Rebecca Lee
Traduzione di Sara Reggiani
Edizioni Clichy
240 pagine
15,00 €

 

Purity

Che cos’è la purezza?

In un certo senso, nell’ultimo romanzo di Franzen, Purity appunto, tutti la cercano ma nessuno si chiede davvero cosa sia. Lo danno per scontato. Danno per scontato che purezza stia a significare onestà, integrità morale.
Ma è davvero così?

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Nelle più di 600 pagine di romanzo che ci si ritrova davanti si ha una conferma continua della bravura di questo autore, capace di incatenare parole, frasi, capitoli con meticolosità e sapienza, senza scadere negli eccessi, o nei difetti, e senza smettere di stupire il lettore.
Si incomincia infatti con una prima parte incentrata proprio su Purity, una ragazza dalla situazione famigliare ‘particolare’ e con un enorme debito universitario da pagare, suggerendo così che sia proprio lei la protagonista della storia, ma poi, all’improvviso, ecco che si passa ad altro.
Nella seconda parte si incontra infatti Andreas Wolf, un ragazzo nato dalla parte sbagliata del muro di Berlino, ma appartenente a una famiglia di una certa rilevanza, e che ora sta a capo del Sunlight Project, una sorta di Wikileaks, che aspira alla verità, alla trasparenza.
E poi si passerà ad altre storie ancora, che ingloberanno almeno un altro paio di personaggi principali e che alla fine, in qualche modo, riusciranno ad incastrarsi in un puzzle perfetto.

Il risultato, in effetti, è proprio un puzzle che prende forma lentamente, unendo tasselli apparentemente inconciliabili per raggiungere un quadro che cattura anche la storia di alcune famiglie disagiate, che so essere uno degli argomenti preferiti dell’autore.
Ma il vero punto focale di ogni storia è in verità la purezza.
La purezza ideologica della madre di Purity, che sembra quasi dare questo nome alla figlia come una sorta di auspicio, o di rivendicazione. La purezza di Andreas Wolf, che porrebbe essere più una trappola in cui è caduto, piuttosto che una vera scelta di vita. La purezza di Tom, giornalista, terza grande figura del romanzo, che funge un po’ da controparte ‘legale’ di Andreas, che crede in un giornalismo fatto di storie e persone vere.

Ma la domanda rimane: che cos’è la purezza?

Se io cerco il significato, la Treccani, tra le varie risposte, mi dice anche: genuinità, nel senso di non essere commisto a elementi diversi per natura, origine, caratteri, qualità, ecc.
E allora mi chiedo: ma questi personaggi, che tanto scalpitano per raggiungere una loro purezza, non sono per caso già puri senza saperlo? Perché queste creature così apparentemente forti e così traumaticamente fragili sono in verità tutte genuine, sono tutte loro stesse, sono pura espressione dei loro desideri. Li hanno inseguiti in passato e li stanno inseguendo ora. E il loro presente è frutto del loro essere stati ‘veri’ in passato. Veri con se stessi.

Oppure la purezza non esiste, perché la nostra genuinità è, per forza di cose, frutto della commistione con altri caratteri. La genuinità del Tom maturo nasce inevitabilmente dalla sua vicinanza alla prima, estrema moglie. La genuinità di Purity cresce, per forza di cose, assorbendo la madre, ma anche le altre figure di spicco che incontra lungo la sua vita.

Ma allora queste persone stanno rincorrendo una cosa che non esiste?
Ma, allora, forse tutti noi stiamo rincorrendo qualcosa che non esiste?

Ed ecco che la grandezza di Franzen, almeno con questo romanzo, sta proprio qui, racchiusa tra alcune domande che ci fanno dubitare di tutto e di noi e di quello che ci circonda. Ma ci da anche ragione di credere che il dubbio faccia bene alla salute.