Intervista a Maxence Fermine

Lo ammetto, intervistare Maxence Fermine, sebbene solamente tramite qualche mail, è una sorta di sogno che si avvera.
Perché questo autore è tra le pietre fondatrici del mio IO lettore.
Perché mi ricordo perfettamente il giorno in cui entrai in libreria 2777065-4525393_0e vidi il totem di cartone di Opium, quarto libro pubblicato da Fermine, che recitava una di quelle frasi ad effetto: “L’oppio è una cosa dolcissima e terribile, un po’ come l’amore. La vita è l’oppio di cui non ci si stanca mai.”
Lo comprai.
Lo lessi in un pomeriggio, tanto che mia mamma rimase allibita da tanta velocità. Perché sebbene si tratti di un libricino piccolo piccolo, io all’epoca non ero ancora un lettore assiduo.
Da lì mi procurai tutti i suoi altri lavori, Neve su tutti, e lo segui bene o male fino ai giorni nostri.

Oggi sono un lettore profondamente diverso da quel me sedicenne che s’imbatté in Opium. Ma sono il lettore che sono anche grazie a Fermine.2576840-neve_esec300dpi-285x387
Molto grazie a lui.

Per questo io ringrazio infinitamente Maxence Fermine per la sua gentilezza e disponibilità (e anche per avermi aiutato, in qualche modo, a giungere fino a qui), e vi invito a leggere l’intervista e magari qualche suo lavoro. Scrive libri che sono fiabe e poesie e sogni fragili. E alcuni sono davvero molto belli.

DOMANDA: In Neve lei scrive che la poesia non è un lavoro, ma un passatempo. E Yuko dice che vuole imparare a guardare il tempo che passa. E la letteratura, quindi, cos’è? E cosa vuole imparare da lei?
RISPOSTA: La letteratura è la musica delle parole, ed è il mio mezzo per trasmettere delle emozioni, e come tutti gli artisti di cambiare il mondo in modo invisibile, ma ciononostante evidente. La letteratura è anche il mezzo più sicuro di evadere e di sognare senza dover uscire dalla propria casa. Una finestra aperta sul mondo.

D: Si può dire che tutti i suoi libri sembrano delle fiabe. È una scelta precisa, la sua? O piuttosto una scelta incosciente? E secondo lei le fiabe sono ancora importanti per i lettori?
R: I racconti corrispondono al mio modo naturale di scrivere, che oscilla tra la poesia e la fiaba. È il mezzo per scongiurare le proprie angosce (la paura, la morte, il senso della vita…) È una scelta volontaria. E il lettore, o almeno quelli che ancora hanno un animo da bambino, avranno bisogno per tutta la loro vita di racconti per sognare.

AVT_Maxence-Fermine_4611D: Nei suoi libri ci sono anche molti luoghi lontani e differenti. Come sceglie le ambientazioni per le sue storie?
R: Sono in rapporto a dei viaggi reali o immaginari. Sono delle odissee iniziatiche dove gli eroi ritornano sempre cambiati, trasformati per sempre. Andare verso l’altrove è anche un bisogno viscerale, un modo di prendere una distanza dal quotidiano. Ma i viaggi più grandi rimangono immaginari…

D: E arriviamo a Malo (protagonista della trilogia del regno delle ombre pubblicata da Bompiani). Come è arrivato a scrivere per ragazzi? E che differenza ha trovato tra questa letteratura e quella per gli adulti? Pensa di ritornare a scrivere per l’infanzia?
R: Ho scritto questo libro per mia figlia più piccola, e anche per il figlio di un’amica molto cara, che si chiama appunto Malo. È stato un modo per ritrovare un po’ di leggerezza dopo la scrittura di un libro molto difficile da portare a termine (Le palais des ombres). Non so ancora se scriverò nuovamente per i ragazzi, ma è stata una bella esperienza. La scrittura è più ‘lunatica’, ma c’è anche molto lavoro, soprattutto quando, come nel mio caso, si stravede per la precisione e la precisione del dettaglio.

D: Malo vive delle avventure in dei luoghi distanti e immaginari. Ho dunque pensato a una sorta di paralellismo tra lui e Maxence Fermine stesso. Mi chiedo se lei è Malo e se scrivere è il suo mezzo per partire per l’avventura.3381630-9788845279706
R: Ogni scrittore, naturalmente, s’identifica col suo personaggio principale. È un modo per diventare attori, su una scenda di carta e inchiostro… Un modo come un altro per non morire…

D: Cosa c’è nel futuro di Maxence Fermine? Quali libri ci attendono?
R: Ho più progetti in corso, come sempre, il ché mi lascia la scelta di rinunciare a qualcosa. Una biografia poetica e romanzata di Dalì, e due altri romanzi più young adult che mi stanno a cuore. L’essenziale è di rimanere vivi e, per questo, avere dei progetti. Scrivere fino all’ultimo respiro, ecco tutto quello che mi auguro… Un modo come un altro per non morire…

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