Lezioni di vita al Firozsha Baag

Leggevo giusto qualche giorno fa Cortázar e le sue Lezioni di Letteratura, un volume che racchiude appunto una serie di lezioni tenute a Berkley nel 1980.
In una di queste lezioni, il buon Julio dice che:

A volte lo Humour può camuffare davvero una visione molto più seria e molto più tragica delle cose.

E questo essenzialmente perché l’umorismo è un distruttore che, distruggendo, costruisce.

Il meccanismo dell’umorismo funziona pressapoco così: demolisce valori e categorie consueti, li ribalta, li mostra dall’altro lato, fa bruscamente saltare in aria cose che per abitudine, per assuefazione, per accettazione quotidiana non vedevamo più o vedevamo meno bene.

Leggevo queste riflessioni dello scrittore argentino proprio appena dopo aver chiuso Lezioni di nuoto, raccolta di racconti di Rohinton Mistry, e non ho potuto fare a meno di notare come questa successione di letture fosse capitata a pennello.

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Quelli di Lezioni di nuoto sono racconti che contengono sempre un qualche elemento buffo, umoristico, in genere legato a un personaggio che compare nella storia narrata e che può esserne il protagonista oppure una semplice comparsa.
C’è per esempio il signore che ha problemi col suo bagno, la vicina impicciona che nei giorni di lutto continua a importunare la vedova offrendo un aiuto non richiesto, la vecchia che per ripicca semina immondizia davanti la stanza dei vicini, l’emigrato che non riesce a fare i suoi bisogni da seduto e così via. Ma questi elementi non sono lì per creare delle scenette che facciano ‘solo’ ridere il lettore (sebbene ci riesca) ma per decostruire, come diceva Cortázar, una quotidianità e mostrarcela sotto una lente differente.

Sotto queste figure buffe, apparentemente leggere, si nascondono alcuni dei momenti più crudeli e più dolorosi che mi sia capitato di leggere ultimamente. E sono nascosti bene, perché mentre leggi ti ritrovi a sorridere dell’assurdità di alcune situazioni, o magari ti metti a ricordare personaggi simili che sono entrati pure nella tua, di vita, sebbene per poco (chi di noi non ha incontrato un vicino rompi scatole?). Ma poi arrivi alla fine e, giusto prima di affrontare un nuovo racconto, ti soffermi a riflettere su quanto appena letto e comprendi la durezza di quello che è stato davvero raccontato.

Se l’idea che tutti i vicini vengano a usare il tuo frigorifero in quanto unico elettrodomestico refrigerante dello stabile fa divertire, fa meno sorridere cosa questa condivisione comporta alla fine, ovvero una situazione che non solo mette in mostra la povertà di certa gente, ma anche la cattiveria di altra.
Se sorriderete per la figura di quel padre che si fa togliere tutti i capelli bianchi dal figlio più piccolo, in un eccesso di vanità e sull’onda di un’ottimistica speranza in un lavoro migliore, vi potrebbe pure scendere qualche lacrima nel momento in cui Mistry si metterà a descrivere come un giovinetto arrivi a capire che la morte è in agguato, sempre, e che forse quello che considera un sacrificio non lo è.

Ecco allora che si comprende come l’autore stia in realtà dipingendo la nostra condizione umana, una condizione che racchiude mille sfaccettature che vanno dalla comicità al dramma più nero, dal lato migliore di una persona a quello peggiore.

Lo humour non è comunque il solo strumento utilizzato dall’autore per raccontare le persone.
L’altro grande attrezzo è quello che potrei chiamare continuità. Continuità perché i personaggi non si esauriscono quasi mai con una semplice comparsata, no, questi compaiono, spariscono e ricompaiono in altre storie dimostrando così che tutti, senza esclusione, hanno le loro disgrazie, le loro gioie, le loro storie da raccontare.

Non è un caso, quindi, che i racconti siano ambientati al Firozsha Baag, un complesso di tre ‘condomini’ di Bombay. Questa ‘bolla’, questo frammento di una grande città è il vetrino che Mistry guarda col suo microscopio di scrittore, un vetrino che racchiude una popolazione variegata di uomini e donne e giovani e meno giovani che costantemente si incontrano, si evitano, si mescolano e quindi crescono, mutano, esplodono.
Il mondo racchiuso in un serraglio.

E poi ci sono gli oggetti.
Gli oggetti a volte sanno raccontarci meglio di mille parole.
Osservando un francobollo, una vecchia gabbia per uccelli, un turbante, l’anima sobbalza e rivive cose passate, sogni che desideriamo disperatamente vedere realizzati e presenti in disfacimento lento e continuo.
Gli oggetti ci rappresentano e per questo motivo a volte li amiamo, a volte li odiamo. Di sicuro ci rivelano al mondo più di quanto pensiamo.

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Rohinton Mistry

Con una scrittura sorprendente, l’autore riesce a diversificare ogni storia, a raccontare qualcosa in modo sempre differente, anche ricorrendo a veri cambi di stile e passando da narrazioni più ordinarie a storie costruite come memoriali, o addirittura come una sorta di Mille e una Notte dove il cantastorie del complesso intrattiene i ragazzini raccontando loro le vicende del più grande eroe di tutti: Savukshaw.

Ad ogni storia un sorriso, una tenerezza e una stilettata al cuore.

Non posso, prima di finire, menzionare due racconti che si sono guadagnati un posto eterno nel mio cuore, perché mi hanno saputo donare dei momenti di grande tenerezza e struggimento: Visita di condoglianze e Di capelli bianche e del cricket. Sono entrambi legati al concetto di morte, e quindi di ‘allontanamento’ di un caro, ma visto da due punti quasi opposti. Nel primo c’è la vedova che, rimasta sola, non riesce a lasciar andare del tutto il marito. Nel secondo c’è un ragazzino che scopre, in qualche modo, che tutto deve finire.
Sono due racconti molto teneri che mi hanno davvero stravolto perché la penna di Mistry, che fino a un paio di racconti prima aveva punzecchiato il lettore con spezie e grida e intrusioni ‘prepotenti’, qui si fa, pur senza dimenticare l’ironia, di una tenerezza struggente. Il dolore, la miseria della vita, sono in questo caso nascoste da una grande delicatezza. Qui è tutto più sottile e oltre a mostrare la grande bravura dell’autore, mostra anche come alcuni momenti, alcuni secondi di epifania, possano cambiare la maniera in cui concepisci la tua intera esistenza.

Per concludere, un suggerimento: procuratevi questi racconti. Vi mostreranno un’India che riassume l’umanità di tutti noi, vi farà ridere e anche piangere e vi farà riflettere su come anche un semplice oggetto, una mazza di cricket per esempio, possa assumere significati diversi a seconda del momento in cui ci troviamo a osservarla. Perché il mondo, la vita, non cambia. Cambiamo noi.

***

Lezioni di nuoto
di Rohinton Mistry
Traduzione di Chiara Vatteroni
340 pagine, 15,00 €, Racconti

Lezioni di letteratura
di Julio Cortázar
Traduzione di I. Buonafalce
242 pagine, 29,00 €, Einaudi

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