La morte di Virginia

Da un po’ di tempo sto cercando di (ri)mettermi a studiare la storia.
Il fatto è che, mi sto rendendo conto, sento la necessità di cercare di capire meglio il mondo che mi circonda, forse per capire meglio anche me stesso. La letteratura mi è stata di grande aiuto, in questi anni, per tentare di raggiungere il mio scopo, ma mi accorgo che non è sufficiente. Non basta affrontare una sola materia per conquistare l’autodiploma di creatura pensante, sento di dover aggiungere anche la storia, e l’antropologia, e magari la filosofia… tutta una serie di cose che mi possano aiutare a capire chi sono e dove mi trovo.

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Faccio questa introduzione perché La morte di Virginia è un libro che esce dai confini della letteratura per inoltrarsi in quelli della storia e della sociologia. In un certo senso. E, sempre in un certo senso, è un libro che vuole mostrarmi in che tipo di mondo sto vivendo.

C’è una parte più ‘letteraria’, che è quella che riguarda la moglie, Virginia Woolf, e i suoi ultimi giorni, ma anche quei momenti che coinvolgono il Leonard editore.
E c’è una parte più storica e sociale, a tratti filosofica, che riguarda la seconda guerra mondiale.
Sì, perché Woolf si è suicidata nel 1941.
E sì, perché dopo aver letto queste pagine non si può fare a meno di pensare che la guerra abbia molto influito sulla salute mentale di Virginia. Ed è interessante notare come una grossa parte del volumetto sia in effetti incentrata più sulla guerra e quello che questa aveva comportato, piuttosto che su Virginia stessa (in barba al titolo!), trasformando il libro in una sorta di piccolo report, di piccola testimonianza per gli storici e per tutti.

È anche un libro a tratti molto inquietante, perché ti mette sotto gli occhi una realtà che non ci è poi così lontana, ma che tendiamo sempre a sottovalutare.
Leonard lo precisa più volte: è finito un mondo. Un certo tipo di mondo.
Quella che nasce assieme a Hitler e Mussolini è una realtà nuova e un passo indietro per l’umanità. La nuova guerra mondiale è ben diversa dalla precedente, perché introduce le torture, gli stermini di massima con sistemi spaventosi… È la fine della civiltà.

Riconoscendo che la più grande minaccia alla civiltà non era tanto la barbarità dei barbari, quanto la mancanza di unità tra i civilizzati, facevo una triste profezia che si sarebbe rivelata corretta: “È praticamente certo che l’economia, una guerra, o entrambi, distruggeranno i dittatori fascisti e i loro regimi. Ma questo non significa che la civiltà trionferà automaticamente sulla barbarie.”

Leonard Woolf, in somma, prima di dedicarsi a raccontare gli ultimi giorni di vita della moglie ci tiene a raccontarci della guerra. Ci tiene a farci sapere che lui e Virginia avevano un piano per suicidarsi nel caso Hitler avesse invaso l’Inghilterra, perché a loro Hitler faceva molto paura (e a noi forse non ce ne fa abbastanza).

Ci tiene anche a farci sapere che, in verità, Virginia voleva vivere. Amava vivere.
Sebbene poi le cose siano andate diversamente.

In una società nella quale le persone non sono riconosciute come individui, ma come elementi impersonali di una struttura rigidamente organizzata, non c’è posto per la compassione o l’umanità.

Parlando di questo volume, D’Orrico ha scritto che Leonard era più umano di Virginia.
Mi chiedo da dove nasca quest’idea che non condivido.
Tra le pagine che ho letto io si intravede una coppia che si amava molto. Una coppia atipica, forse, se rapportata al nostro concetto di coppia, ma comunque due persone molto affiatate, che si conoscevano estremamente bene e che si curavano l’una dell’altra.
Ed entrambi erano profondamente sconvolti dalla guerra.
Ed entrambi amavano profondamente la vita.

In un certo senso, leggendo questo libro ho capito che Leonard e Virginia erano molto più in sintonia di quanto si possa pensare.
E sì, forse Virginia faceva la snob, a volte. Se non mi sbaglio lo afferma lei stessa. Ma vederla poco umana… bah! A mio avviso i suoi lavori sono pieni di umanità, ed è questo che amo di lei.

La morte di Virginia è, specialmente in alcuni momenti, una specie di ricordo amoroso. e se c’è amore c’è umanità.

Si può compiere un massacro solo se si considerano le vittime non come individui simili a noi, ma come semplici pedine o cifre anonime nel mondo immaginario o da incubo fatto di amici e nemici, buoni e cattivi, in cui pensiamo di vivere e che perciò creiamo, oppure naturalmente se si è solo dei sempliciotti o dei sadici.

La morte di Virginia è, per concludere, un librettino veloce e scritto meravigliosamente. Una sorta di piccolo diario dove si unisce il racconto della guerra a quello della perdita della moglie, due cose sottilmente legate assieme.
Un librettino che dovrebbero leggere gli appassionati di letteratura, ma anche di storia. Un librettino che è un inno alla civiltà e un attacco alla barbarie. Un librettino che è un memorandum, per noi e per tutti quelli che verranno. È un’avvertenza. È una speranza.

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2 pensieri su “La morte di Virginia

  1. Corro subito a procurarmi questo libro. Segnali sempre testi interessantissimi ed è un piacere leggere il modo appassionato in cui ne parli.
    Amo molto Virginia e, davvero, non posso perdermelo. 🙂

    • Grazie per le belle parole! *__*

      Guarda, secondo me è proprio un libro interessante. Primo perché finalmente sentiamo la voce di Leonard, noi che siamo abituati a quella di Virginia. Poi perché è un resoconto molto bello di quei giorni di guerra ‘subita’. E infine per capire un po’ meglio quell’ultimo periodo, che ha portato alla morte. Il bello è che Leonard non dice mai apertamente che la guerra ha influito sulle condizioni di Vi. Però è palese.

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