Del caso Robert Galbraith

Ormai lo saprete tutti, ma io lo riporto perché volevo fare le mie considerazioni.
E’ notizia di ieri che la Rowling, ovvero la mamma di Harry Potter (ma che lo dico a fare), abbia pubblicato, circa un paio di mesi fa, un romanzo sotto falso nome.
Travestitasi da Robert Galbraith, ha dato alle stampe il 30 aprile The cuckoo’s calling, una crime story che dovrebbe essere la prima di una serie.
Tutto fila liscio fino a quando il Sunday Time ‘scopre’ che dietro questo signorotto si nasconde in verità la zia Rowling, la notizia viene data alle stampe, l’autrice, messa alle strette, confessa e il romanzo schizza in cima alle classifiche!


Ora, al di là del fatto che io sono FELICISSIMO per la possibilità di leggere così presto un nuovo lavoro di una delle autrici che maggiormente stimo, mi è capitato anche di trovare svariati commenti e articoli che vedono in questa vicenda della rivelazione una mossa per aumentare le vendite del volume in questione.
E ok, probabile che sia così, però mi sento di esprimere qualche pensiero puramente personale, quindi privo di prove e che potrebbe essere completamente falso, sulla vicenda. O meglio, sui commenti alla vicenda.

1. Sarebbe una cosa così strana che la Rowling volesse scrivere qualcosa senza mettere il suo nome in copertina? Lei ha dichiarato che si è trattata di un’esperienza liberatoria e… e io le credo. Nel senso che c’è sempre così grande attesa attorno a determinati nomi, così grande attenzione, e lanci in così grande stile che, beh, io ritengo probabile che una persona possa voler non dico ricevere giudizi ‘liberi’, ma se non altro vivere in maniera più rilassata la lavorazione, la pubblicazione, le reazioni dei lettori…
Lo farei pure io. Ma non sono la Rowling.

2. Tutti a gridare all’autrice che vuole vendere. Vendere di più. SUBITO! Ecco, io mi permetto di dubitare. Dubito che sia stata la Rowling a svelare l’arcano per il solo scopo di voler vendere qualche milione di copie. E ne dubito perché la Rowling è una persona ricca, molto ricca, che non ha bisogno di avere altri soldi (anche perché immagino che parte di quelli che ha siano già investiti in qualche cosa che le rende un patrimonio costante).
Io la vedo così, per esempio: la Rowling vuole fare questa esperienza liberatoria. L’editore è titubante, ma lei insiste. L’editore accetta, e lo fa ben sapendo che prima o poi potrà svelare questo segreto e guadagnarci.
Sì, secondo me è l’editore quello che ha davvero da guadagnarci, perché l’editore è un’azienda e avere una gallina dalle uova d’oro tra le mani, ma tenerla a fare semplici uova di cioccolato, beh… queste mani prudono!
Probabile quindi che la faccenda sia almeno in parte pilotata, però io la vedo pilotata dall’editore, e non dall’autrice. La stessa Rowling ha dichiarato che sperava di tenere riservata la cosa ancora per un po’. Ancora per un po’, non per sempre. Questo vuol dire che lei stessa sapeva benissimo che il suo vero nome doveva essere svelato, prima o poi. D’altra parte, se anche il libro avesse venduto molto fin da subito, sarebbe stato in grado di vendere quanto venderà ora? Ovvio che no. Ovvio anche che io, editore, lo voglio sfruttare al massimo.

3. Stiamo sempre a commentare. Abbiamo sempre la nostra da dire. Le nostre parole sono sempre verità assoluta. Sì, pure io dico la mia verità assoluta. XD

4. A me non frega niente, e attendo di scoprire chi, come e quando pubblicherà nello stivale il famoso volume! Che poi è l’unica cosa importante.
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7 pensieri su “Del caso Robert Galbraith

  1. Sono biologicamente d'accordo con quanto hai scritto. Adoro la Rowling e attendo con ansia la traduzione del nuovo libro. Giusto ieri ho sentito un'altra amica folle della Rowling ed eravamo tutte contente ed eccitate, siamo state al telefono a fare congetture per quasi un'ora xD
    A parte questo io la Rowling la comprendo. Forse è anche arrivata al punto di chiedersi se scrive ancora bene o se vende solo in quanto creatrice di Harry. E sono certa del fatto che, se avesse pubblicato anche il Seggio con un altro nome, si sarebbe risparmiata una marea infinita di critiche dovute alle aspettative dei lettori. Avrebbe venduto un'infinitesima parte di quello che ha effettivamente venduto, certo. Ma mi sembra anche ovvio. Se è per questo avrebbe venduto milioni di copie fin da subito anche con questo libro, se l'avesse pubblicato immediatamente come Rowling. Non ha bisogno di strategie editoriali, è la Rowling. Mettesse in vendita una lista della spesa, mi ci fionderei. E, soprattutto perché è la Rowling ed è già così in alto che noi a malapena la si può scorgere, strategie di questo genere rischierebbero solo di fare del danno. Quindi boh, mi fido. Con quello che mi ha dato è anche il minimo.

  2. Non riesco a capire perché in tanti abbiano gridato allo scandalo… Soprattutto considerando che, come dici anche tu, lei almeno per ora non volesse rivelare che era dietro a questo pseudonimo.

    Concordo con te quando dici che se è stata pilotata molto probabilmente è stato fatto dall'editore: sapendo quanto avrebbe fatto vendere quel nome, rispetto a un qualunque esordiente (1500 copie in 3 mesi, per uno mai sentito nominare, non credo sia un flop!), ha deciso di fare in modo che la notizia venisse fuori…

    Se fosse uscito subito con il suo nome, avrebbe venduto altrettanto e si sarebbe scatenata ogni tipo di critica e di paragone con Harry Potter. Così almeno ha avuto il tempo di leggere anche qualche recensione “pulita”

  3. Anche io comprerei pure la lista della spesa.
    Però effettivamente io non ci vedo motivi validi per cui la Rowling stessa avrebbe dovuto far trapelare il nome. In somma, dai… si sapeva che non avrebbe mai potuto vendere come un SUO libro.
    Se la colpa è di qualcuno, al massimo è dell'editore.

  4. Non c'è niente di male a voler testare i gusti dei lettori pubblicando sotto pseudonimo, anzi. Il problema (se vogliamo chiamarlo problema) nasce nel momento in cui ci si rende conto che le copie vendute sono poche e “magicamente” esce fuori che il libro è stato scritto dalla Rowling. Ecco che il sistema si mette in moto e le vendite si impennano. Indipendentemente dal fatto che l'iniziativa sia stata presa dalla scrittrice o dall'editore, non è tanto il “chi” che fa la differenza secondo me; in entrambi i casi viene sfruttato un nome come garanzia di guadagno perché sappiamo che ci sono lettori che assomigliano più a dei fan, persone che osannano lo scrittore piuttosto che sua scrittura (scrittura che, naturalmente, può non essere sempre eccelsa).
    Detto questo non ne faccio una questione di Stato, chi ama la Rowling continuerà a leggerla e chi non era interessato prima non si farà certo accalappiare da questa gossippata.
    E’ la notizia del giorno, domani avremo un altro scandalo.
    Pensa se venisse fuori la notizia di un inedito di Philip Roth (che pochi mesi fa ha annunciato il suo addio alla scrittura). Immagini quante pecore si accalcherebbero in libreria a comprarlo? Me compresa, ovviamente. 😉

  5. Io in verità non riesco a vederlo questo problema. Sarà che ormai sono disincantato ma, sinceramente, si può pensare che un editore pubblichi una delle scrittrici di maggior successo di sempre sotto pseudonimo, senza un pochino pararsi le spalle? Ovvio che sarebbe saltato fuori il nome vero. Anche se avesse fatto un grosso successo, lo pseudonimo non sarebbe mai arrivato ai livelli della Rowling, quindi mi pare normale che qualcuno abbia fatto trapelare la notizia. Secondo me era già deciso che sarebbe uscita, prima o poi. Probabilmente è uscita un po' prima del previsto.

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