Una ragazza da Tiffany

Il 13 febbraio, per BEAT Edizioni, esce Una ragazza da Tiffany, l’ultimo romanzo, in ordine di tempo, di Susan Vreeland.
La Vreeland è un’autrice molto amata anche da noi, che ha saputo, e sa, coniugare magnificamente l’arte e la letteratura, riuscendo a raccontare le storie di grandi artisti e grandi capolavori attraverso una scrittura delicata e affascinante.
Questo romanzo, in particolare, l’ho letto quand’era uscito per Neri Pozza e non potevo fare a meno di riproporvi il mio commento al libro e l’intervista che avevo fatto all’autrice.
Perché non potevo farne a meno? Beh, perché il libro è bello, e su questo non ci piove, ma anche perché l’autrice è di una gentilezza e di una disponibilità davvero uniche. Se non avete ancora avuto il piacere di conoscerla, fatelo roa con questa edizione econimica di Una ragazza da Tiffany


 Recensione
Susan Vreeland ci ha abituati a grandi romanzi strettamente legati al mondo dell’arte, e questo non fa eccezione. Certo, non si sta più parlando di pittura ma della sottile e sconosciuta arte del vetro ma, questo, caso mai, è un ulteriore pregio… L’arte rimane, solo che, in verità, l’arte è esclusivamente un punto di partenza per parlare di ben altro. Sì, perché è vero che l’autrice ci racconta di Clara e della sua vita ai Tiffany Studios, ma ci svela anche un segreto: è lei, e non il Signor Tiffany, il vero genio che sta dietro l’ideazione delle famose lampade che tutti noi abbiamo visto almeno in foto, almeno una volta.
Da questo input fondamentale si srotolerà poi una storia di emancipazione, una storia che ci svela la conidizone delle donne in una New York che sta diventando sempre più moderna, ma che è ancora pervasa da vecchie idee e tradizioni.
Ecco, dunque, che partendo dall’amore di Clara per il suo lavoro e per la bellezza, il cui ‘culto’ le viene insegnato proprio dal signor Tiffany, si passa ad una narrazione ben più ampia, che spacca quel momento per mostrarcelo meglio.
La protagonista dovrà lottare per diventare indispensabile, in modo da poter garantire un posto di lavoro a tutte le ragazze che stanno sotto il suo controllo; la protagonista deve trattenere i suoi sentimenti, perché le donne sposate non possono continuare a lavorare agli Studios, e lei ama da morire il suo lavoro; la protagonista elabora lampade sempre più belle, sempre più spettacolari, perché anche lei è un’artista, ma anche perché vuole stupire, e rendere felice, entusiasta, il suo datore di lavoro. Però il suo nome non verrà mai riconosciuto, gli uomini degli altri reparti tenteranno di contrastarla e faranno il possibile per rimettere le donne al loro posto.
Una ragazza da Tiffany è, dunque, e prima di tutto, un romanzo sulla forza femminile, sulle lotte che la donna ha dovuto, e deve ancora, affrontare.
Una ragazza da Tiffany è però anche un romanzo che ci fa scoprire un personaggio realmente esistito: Clara Driscoll e, a mio avviso, basterebbe questo per rendere grande il romanzo.
Con questa storia la Vreeland porta sotto i riflettori una figura dimenticata che però, come accennato prima, sembra essere la vera artefice delle opere d’arte di Tiffany. Inoltre, si ha la possibilità di scoprire un mondo ‘nuovo’, mai visto prima, di indagare, almeno un po’, nell’atelier dove il vetro e i suoi colori e i suoi riflessi sono gli strumenti per creare la bellezza.
E’ un romanzo anche sulla forza individuale, perché Clara non ha avuto una vita facile, ha avuto uomini ‘particolari’ che l’hanno fatta soffrire, ha continuato ad amare il suo lavoro pur non avendo mai ricevuto riconoscimenti (che lei avrebbe molto voluto)… ed è un libro sulla bellezza, la bellezza delle cose, della natura. Tiffany le insegna, e ci insegna, a guardare le cose in maniera diversa, a soffermarci sulle sfumature, sui colori, sulle forme… il nostro mondo è davvero bello, basterebbe metterci ad osservarlo.
Sullo stile, è indubbio che la Vreeland sia una grande narratrice. Dopo essersi scrupolosamente documentata, ha utilizzato le lettere di Clara per ricostruirne la vita, e l’ha fatto meravigliosamente. A volte, ma forse è solo una mia percezione, sembra quasi di leggere un diario. Si sente infatti lo stacco tra alcuni fatti e altri, proprio come se la narratrice si stia annotando le giornate su un quaderno… questo, specialmente all’inizio, mi ha fatto un po’ storcere il naso, ma poi si entra nel ritmo e tutto fila via che è un piacere.
Tutti i personaggi somo ben delineati e vengono usati per descrivere altrettante figure della società. C’è l’artista, l’omosessuale, le immigrate, l’idealista, lo snob… e tutti vanno a dipingere un mondo vivo, bello e brutto allo stesso tempo. E in fine c’è New York, la città che spesso fa qualche passo in avanti, arrivando in scena come un personaggio principale. E’ anche il suo, di libro, questo.
Insomma, Una ragazza da Tiffany è una piacevolissima lettura, da affrontare ben comodi e al calduccio, da assaporare e da masticare ben bene per gustarne tutte le gradazioni, perché ce ne sono molte!

L’Intervista
Cara Sig.ra Vreeland, benvenuta. E’ un vero piacere avere un’autrice del suo calibro ospite del mio blog.
Giusto per cominciare, potrebbe presentarsi a quelli che ancora non conoscono il suo lavoro?
Piacere mio (in italiano nel testo, n.d.t.). Sono stata insegnante di letteratura inglese e americana per trent’anni, prima di iniziare a scrivere fiction. Ora, dodici anni dopo, sono internazionalmente conosciuta per la mia narrativa storica legata all’arte: La vita moderna, che riguarda Renoir e le persone rappresentate nel quadro La colazione dei canottieri; Ritratti d’artista, storie di impressionisti; La ragazza in blu, che traccia la pittura di Vermeer in una cronologia a ritroso nei secoli; La passione di Artemisia, che riguarda la pittrice barocca italiana Artemisia Gentilesci; e L’amante del bosco, che parla della pittrice canadese ribelle Emily Carr. Tre di questi sono stati dei New York Times bestseller e sono stati tradotti in 26 lingue. Sono molto contenta che tutti siano stati tradotti in italiano da Neri Pozza.
Quando ha capito che la scrittura era il suo futuro? Quand’è nata questa passione?
Uscendo dal Louvre per la prima volta, nel 1971, ebbra di un nuovo amore, sono stata sul Pont Nuef e ho promesso a me stessa che l’arte di questo mondo appena scoperto nel Vecchio Mondo sarebbe stata la mia compagna di vita. La storia non era mai stata così vibrante, la sua voce non era mai stata più energetica, le sue immagini non erano mai state così avvincenti. In questo primo viaggio in Europa, mi sono sentita come una pellegrina: per me, anche luoghi secolari come musei e rovine erano permeati di sacralità. Pittura, scultura, architettura, musica, storia sociale e religiosa… sono stata travolta da tutto questo, e volevo leggere ancora, imparare lingue, riempire la mia mente con una cultura ricca, gloriosa, longeva, scritta dal desiderio umano, dall’audacia e dalla fede. Volevo mantenere una cattedrale gotica viva nel mio cuore. La mia immaginazione è esplosa nel realizzare che volevo scrivere di questi nuovi, ricchi elementi della vita.
Nei suoi libri affronta sempre, anche se in maniera diversa, il rapporto tra l’uomo e l’arte. Come mai? C’è una ragione particolare?
Sì. Scrivo sull’arte perché ha un effetto sull’ immaginazione. Grazie all’arte, invece di vedere solo il mondo e il periodo storico in cui viviamo, possiamo vedere oltre il presente. Possiamo vedere dentro altri mondi e altre epoche che ci offrono una finestra sulle vite differenti dalla nostra. Ogni volta che entriamo dentro la vita di un’altra persona è un piccolo passo nell’elevazione dell’umanità.
Quando non possiamo immaginare vite diverse dalla nostra, non c’è comprensione fra la gente. Senza comprensione, non c’è legame, e senza nesso fra la gente, non c’è compassione. Senza compassione, allora, la comunità, l’impegno, la gentilezza… tutte queste cose scompaiono. Gli individui si isolano, e gli isolati diventano arrabbiati o crudeli, e la tragedia arriva attraverso la violenza e l’uccisione e il genocidio. L’arte e la letteratura sono antidoti a queste cose.
Cos’è, per lei, l’arte?
Sento profonda gratitudine nei confronti dei pittori per la gioia e l’elevazione spirituale che mi hanno saputo donare. I pittori interpretano per noi le glorie visive di Dio e, in questo modo, ci portano più vicino a Lui. Mantenere i miei pensieri in sintonia con l’arte visiva mi rende capace di vedere in una maniera più penetrante, mi rende più ricettiva e riconoscente nei confronti dell’aspetto, dei colori, e delle forme delle cose. E’ il mio modo di partecipare al mondo dell’arte e al mondo degli occhi, anche.
Fino ad ora, se non mi sbaglio, lei ha sempre scritto di pittura. Questa volta ha leggermente cambiato direzione. C’è una ragione particolare?
Ho scritto molte volte sul dipingere. Non volevo ripetermi. Il nuovo romanzo fornisce la possibilità di imparare qualcosa riguardo questa nuova forma d’arte del vetro.
Perché ha scelto proprio Tiffany?
Primo di (in italiano nel testo, n.d.t.), amo la qualità di Tiffany. Amo i suoi colori, l’amalgama dei colori, le increspature nel vetro che lo fa sembrare acqua o luce del sole vista attraverso le foglie di un albero. Inoltre, i miei lettori chiedevano un libro su di un artista americano. Non avevo mai scritto di un artista americano, prima. Il lavoro di Louis Comfort Tiffany è divenuto un tesoro culturale negli Stati uniti.

E’ davvero successo quello che viene descritto nel libro? Il lettore legge della vera Clara?
Sì, la maggior parte di quello che accade nel libro è realmente accaduto nella vita di Clara e nella storia dell’atelier di Tiffany. Quello che leggete è la mia approssimazione di Clara, le cui lettere alla sua famiglia danno un’idea del suo personaggio, della sua personalità e della sua attività a New York e da Tiffany.
Quante e quali ricerche ha fatto per Una ragazza da Tiffany?
Per i primi sei mesi di lavorazione al libro, ho letto 25 libri su Louis Comfort Tiffany, e consultato altri 15 libro riguardanti le arti decorative, New York del tardo diciannovesimo e primo ventesimo secolo, la vita delle donne lavoratrici in quel periodo, la scena culturale di New York, l’Età Dorata, la marea di immigrati, la cultura dell’omosessualità nelle arti a New York. Ho anche letto la vasta corrispondenza di Clara che mi ha condotto nella sua voce e nelle sue opinioni.
Può parlarci di Clara? Lei sembra molto forte, ma ha anche sofferto molto nella sua vita…
Effettivamente, lei era forte, indipendente, molto curiosa, vigorosa nella vita eccitante di New York. Lei adorava stare nella folla ad ascoltare i risultati delle elezioni, a guardare i fuochi d’artificio, ad ascoltare discorsi durante la vigiglia di fine anno, andare in bicicletta per tutta Manhattan, andare all’opera, amava il ponte di Brooklyn. Queste emozioni l’hanno aiutata ad attenuare i dolori causati dai primi due uomini apparsi nella sua vita. La sua brama per un riconoscimentio pubblico, sfortunatamente, non le è stata concessa, quindi doveva trovare gioia nel lavoro in quanto tale, nella sua interazione con le donne del suo reparto, e nelle amicizie che aveva tra le persone che vivevano nel suo convitto.
Nel libro, New York riceve molte attenzioni. Bellissima, elettrizzante, ma anche sporca, piena di immigrati che vivono in condizioni disastrose… possiamo considerare NY come uno dei personaggi principali del romanzo?
Sì, mi auguro di sì. Non ho mai vissuto a New York, quindi ho dovuto scrivere come una visitatrice e come una ricercatrice. Se tu vedi New York come un personaggio vibrante del libro, questo mi fa molto piacere.
Leggendo queste pagine noi scopriamo che Clara è molto più di quello che si crede. E’ lei l’artista dietro le famose lampade di Tiffany. Possiamo dire che Una ragazza da Tiffany è anche una storia di rivincita? Per Clara, ma anche per le donne più in generale?
Non sono sicura di cosa intendi con rivincita. Certamente volevo presentare le Tiffany Girls come rappresentanti dei nuovi ruoli delle donne apertisi non solo nelle arti, ma anche nella forza lavoro della città. Clara è in testa ad una marcia di donne in Fourth Avenue che riflette le suffraggette, donne che marciavano nelle strade per il diritto delle donne al voto. In quel periodo, le donne stavano iniziando ad essere riconosciute come elementi vitali della città e della società.
Di quale capolavoro ti piacerebbe scrivere?
Oh mio Dio! Primo di (in italiano nel testo), penso della scultura di Apollo e Dafne del Bernini, il più grande scultore nella storia italiana. Penso anche a certi quadri del pittore americano Winslow Homer, a I mangiatori di patate di Vincent van Gogh e alla Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso del Masaccio.
L’arte potrà salvarci?
Una domanda enorme. Con la grazia di Dio, forse.
Come Susan Vreeland scrive un libro? C’è un rituale che segue?
Nessun rituale. Non c’è una formula facile. Ogni libro presenta le sue sfide. Per me, prima viene la ricerca, poi vivo con i personaggi e immagino i loro pensieri e le loro azioni, poi riempio il loro mondo, poi fasi e fasi di revisioni. Ma è molto più complicato di così.
Lei ha scritto anche un libro di racconti… quale differenze ha trovato tra la narrativa breve e quella più ‘lunga’?
Il racconto deve colpire con un singolo colpo, come un mettere a fuoco una figura centrale, non deve essere una storia troppo ampia, deve sviluppare solo un aspetto della vita della persona, non deve avere troppi personaggi. I lettori di racconti devono essere portati a immaginare l’intero, dandogli solo una parte. Un romanzo può avere più trame, personaggi secondari con i loro propri problemi e le proprie storie, scenari più storici e un background più ricco. Nel mio caso, in un racconto devo trattenermi dal scegliere una narrazione più ambiziosa. Per un romanzo, devo essere sicura che ci siano delle complessità per mantenere il lettore incollato ad un lavoro più lungo.
Lei legge altri autori che parlano d’arte? Come, per esempio, Tracy Chevalier? E se si, cosa ne pensa?
Sì, lo faccio. Questi libri ci rivelano che ci sono molti modi per scrivere della fiction ecfrasica, che sarebbe fiction che fa riferimento al lavoro dell’arte.
Sono curioso: su cosa sta lavorando, ora?
Sono nel lussuoso momento dell’esplorazione delle idee. Non ho ancora preso una decisione.
Grazie mille Sig.ra Vreeland. E’ stata molto gentile ed è stato un onore, per me, farle questa intervista.

Una ragazza da Tiffany, edizione Beat, sarà in libreria dal 13 febbraio al costo di 9,00 €. Ma se volete scoprire altre avventure raccontate da Susan Vreeland, vi ricordo che, sempre per Beat, sonom già stati pubblicati anche i seguenti titoli. Buona lettura!

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