Commento al libro: "Jezabel"

Quando entra nell’aula di tribunale in cui verrà giudicata per l’omicidio del suo giovanissimo amante, Gladys Eysenach viene accolta dai mormorii di un pubblico sovreccitato, impaziente di conoscere ogni sordido dettaglio di quella che promette di essere l’affaire più succulenta di quante il bel mondo parigino abbia visto da anni. Nel suo pallore spettrale, Gladys evoca davvero l’ombra di Jezabel, l’ombra che nell’Athalie di Racine compare in sogno alla figlia. La condanna sarà lieve, poiché la difesa invoca il movente passionale. Ma qual è la verità – quella verità che Gladys ha cercato in ogni modo di occultare limitandosi a chiedere ai giudici di infliggerle la pena che merita?
Quella di “Jezabel” è una storia che sa quasi di profezia. Profezia perché, se ci guardiamo attorno, oggi, ci accorgiamo che tutto il mondo tende un po’ alla figura di Gladys, la protagonista del romanzo.
Eppure, se ci si pensa bene, questa storia non ha niente di nuovo. Anzi, pesca molto lontano, perfino dalle fiabe potremmo dire.
Di certo, però, la Nemirovsky rende tutto molto attuale e la contestualizzazione reale mostra la vicenda in maniera quasi più inquietante.
“Jezabel” racconta di Gladys, una donna che, come una novella matrigna di Biancaneve, vorrebbe rimanere giovane e bella per sempre.
A mano a mano che invecchia, vede le altre giovincelle più fresche di lei, e non può far altro che dispiacersi e tormentarsi, seppur non rassegnandosi.
Il suo desiderio di rimanere bella in eterno è strettamente legato al desiderio di essere amata. Se non risulta attraente, nessuno l’ammira e nessuno la ama. Ed è questo, secondo me, il punto di contatto con l’attualità. Oggi viviamo in una società che spinge verso un certo tipo di bellezza e tutti dovrebbero essere belli. Se non si è belli, se non si appare (perché poi spesso la bellezza si confonde con l’apparire), nessuno ti guarda e tu scompari.
Ecco, Gladys ha paura di scomparire, di essere dimenticata, di non venire amata. E poco importa, magari, che lei non ami il suo compagno. L’importante è che lui ami lei. Si può quasi dire che non importa essere felici, l’importante è che gli altri siano felici stando con te.
E cosa si è disposti a fare per rimanere giovani e belle? Cosa pur di essere desiderata? Tutto. Troppo. E anche la condanna per aver ucciso un suo giovane amante non è nulla, in confronto alla realtà dei fatti.
“Jezabel” è un ottimo romanzo. Attualissimo, sia per le donne che per gli uomini.
Usa una particolare strategia narrativa, ossia quella di iniziare con un processo in corso, caratterizzato da una narrazione fredda, per poi passare alla vicenda romanzata, intensa e affascinante, che ci racconta la verità della vicenda. E la verità, supera l’immaginazione.
Un libro su cui riflettere, senz’altro. Una protagonista a cui pensare.
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