Il popolo di Tarkaan

Oggi parliamo un po’ de Il popolo di Tarkaan, una delle ultime uscite che portano il nome di Pierdomenico Baccalario.

Il 2 febbraio è considerato un giorno magico. È il giorno in cui si apre una porta tra il mondo reale e il mondo fantastico, e tutto può accadere. È il giorno in cui a Oulx, un paese tra le montagne della Val di Susa, compaiono due colossi alti tre metri e armati fino ai denti, che assomigliano in modo impressionante ai protagonisti della famosissima saga fantasy di Tarkaan. È il giorno in cui, a Tarkaan, i ferocissimi guerrieri delle montagne danno la caccia a venticinque alunni della scuola elementare di Oulx. All’alba del 3 febbraio, il passaggio tra i due mondi si chiuderà definitivamente, fino all’anno successivo. Ci sono solo 24 ore di tempo perché ogni “creatura vivente torni nel proprio mondo…

Ammetto che questo libro mi aveva sempre incuriosito un po’, ma mi ci sono avvicinato solo ora per via dei miei ‘studi’ riguardanti la narrativa per ragazzi dai 9 ai 13 anni circa.
Ne sono rimasto affascinato.
Di Baccalario avevo letto il primo di Ulysses Moore e il primo dei Gialli di vicolo Voltaire (che però era scritto insieme a Gatto) e questo suo lavoro mi ha quindi lasciato un po’ sorpreso. Perché? Beh, perché è molto diverso, a mio avviso, dai due lavori appena citati. Non sto parlando solo della storia eh, sia ben chiaro questo; già Ulysses Moore, in quanto a storia, è ben diverso dai Gialli e, sicuramente, questi tre libri saranno ben diversi da Cyboria, che mi attende sul comodino. Io parlo soprattutto di ‘stile’, e lo metto virgolettato perché non sono sicuro che sia proprio lo stile quello cambiato.
Il popolo di Tarkaan è, sempre secondo me, più corposo, più completo, meno ‘infantile’ degli altri lavori letti di Baccalario. Se prendo Ulysses o i Gialli, mi accorgo subito di avere tra le mani un libro destinato a lettori giovani, mentre con Tarkaan… sì, me ne accorgo, ma è diverso. Tutto mi sembra molto più studiato e, sì, più completo.
La lettura scorre ed è davvero piacevole. La storia raggruppa molti elementi della tradizione fantastica classica che però vengono rimescolati e usati anche con molta ironia. La vicenda alterna momenti divertenti con momenti che fanno pensare, come quello in cui Giacomo passa ‘al lato oscuro della forza’ per poter vivere, secondo lui, meglio.
Credo proprio che questo sia un bel romanzetto, uno di quelli che farei volentieri leggere ai miei figli, un giorno… Non annoia, ha molti elementi fantastici, ha i suoi insegnamenti ma non li fa pesare e , come un buon libro dovrebbe fare, parla di noi uomini, delle nostre qualità e delle nostre insicurezze.

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