Strane creature

Ho conosciuto la Chevalier con La ragazza con l’orecchino di perla, libro che mi era piaciuto molto per il tocco delicato con cui trattava la storia. Subito dopo, infervorato da questa piacevole scoperta, mi sono preso La dama e l’unicorno, libro assai piacevole, ma non allo stesso livello de La ragazza… In fila, ho letto anche La vergine azzurra, libro tutto sommato carino, ma che non mi ha entusiasmato più di tanto. Poi, pur avendo in casa anche Quando cadono gli angeli, non ho voluto leggerlo, perché la passione per questa scrittrice era scemata…
Si arriva così al novembre del 2009, mese in cui arriva in libreria Strane creature, ultima opera della Chevalier, ben avvolta in una copertina che trovo, francamente, magnifica. Non ho saputo resistere all’immagine di quelle due donne in abiti ‘antichi’ intente a cercare qualcosa tra la sabbia di una spiaggia così suggestiva, proprio non ci sono riuscito e me lo sono fattor egalare per Natale.

Beh, devo ammettere che l’ho adorato. La Chevalier è qui in splendida forma e ha saputo tessere una storia davvero interessante. Eccovi la trama:

È il 1811 a Lyme, un piccolo villaggio del Sussex. Un giorno sbarcano nel villaggio le sorelle Philpot. Vengono da Londra, sono eleganti, vestite alla moda, sono bizzarre creature per gli abitanti di quella costa spazzata dal vento. Margaret, diciotto anni, riccioli neri e braccia ben tornite, sorprende costantemente tutti coi suoi turbanti verdolini sconosciuti alle ragazze di Lyme, che se ne vanno in giro ancora con grevi vestiti stile impero. Louise, meravigliosi occhi grigi e grandi mani, coltiva una passione per la botanica che è incomprensibile in quel piccolo mondo dove alle donne è dato solo di maritarsi e accudire i figli. Ma è soprattutto Elizabeth, la più grande delle Philpot, a costituire un’eccentrica figura in quel paesino sperduto sulla costa. Ha venticinque anni. Dovrebbe comportarsi come una sfortunata zitella per l’età che ha e l’aspetto severo che si ritrova, ma se ne va in giro come una persona orgogliosamente libera e istruita che non si cura affatto di civettare con gli uomini. In paese ha stretto amicizia con Mary Anning, la figlia dell’ebanista. Quand’era poco più che una poppante, Mary è stata colpita da un fulmine. La donna che la teneva fra le braccia e le due ragazze accanto a lei morirono, ma lei la scampò. Prima dell’incidente era una bimba quieta e malaticcia. Ora è una ragazzina vivace e sveglia che passa il suo tempo sulla spiaggia di Lyme, dove dice di aver scoperto strane creature dalle ossa gigantesche, coccodrilli enormi vissuti migliaia di anni fa.

Un riassutno davvero forviante, perché la maggior parte della storia si svolge proprio a partire da queste frasi finali, ossia dalla ricerca e dal ritrovamento di fossili, e non si srotola esclusivamente attorno a queste quattro donzelle un po’ particolari.
I personaggi principali sono Elizabeth e Mary Anning che, anche se praticamente sconosciute, risultano importanti nella storia dei ritrovamenti fossili. Mary è, per esempio, la prima a trovare un fossile di Pterodattilo in Inghilterra, mentre Elizabeth era riuscita, nel corso della sua esistenza, a mettere insieme una bella collezione di pesci fossili.
Partendo dunque da queste due ‘strane’ signore, l’autrice riesce a narrare del sospetto che i fossili suscitavano, dello sconcerto che le persone provavano nel pensare che Dio possa aver lasciato estinguere alcune Sue creature, dei primi pensieri riguardanti la vita del pianeta, dell’evoluzione della specia, ma parla anche di donne, del loro stato sociale, dei loro desideri…
Con uno stile leggero e fresco, la Chevalier fa davvero un ottimo lavoro e tratteggia personaggi a cui io mi sono particolarmente affezionato. Secondo il mio modesto parere, Strane creature supera La ragazza con l’orecchino di perla.

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