Shakespeare si sbagliava.
Siamo fatti di memoria. Non di sogni.
Pensateci un attimo.
Siamo il frutto del nostro vissuto. Ogni scelta che compiamo la facciamo in base a pensieri che sono nati seguendo le tracce di ciò che ci ha portato fin qui.
Amo leggere perché mi ricordo che quando ho letto Quel libro ho provato determinate emozioni. Amo il Natale perché mi ricordo i Natali passati in famiglia. Amo il bosco perché mi ricorda la mia infanzia. Amo Lione perché mi ricorda di tanti ricordi. Facciamo sogni in base a quello che ci ricordiamo di aver amato, passato, vissuto, mangiato, bevuto, visto.
Solo che la memoria non è la storia.
La memoria è la nostra percezione della storia che abbiamo vissuto.
Quindi, in un certo senso, siamo frutto di errori. O di possibili errori.
La memoria è la protagonista di La memoria di Old Jack. La memoria di Old Jack, non Old Jack. Lo dice anche il titolo. E infatti per tutto il testo noi usciamo dal quotidiano di Jack, per entrare nella sua storia. Anzi, no. Non nella sua storia, ma nei suoi ricordi, ossia nella sua versione della storia.
È un po’ come nuotare in un mare leggermente mosso, leggere questo libro. Perché sebbene ci si possa sbracciare, sono le onde a dettare i ritmi, i movimenti. Ed ecco quindi che per un momento siamo nel presente e poco dopo nel passato. Poi di nuovo nel presente e successivamente si ritorna nel passato.
Si va e si viene.
E in questo andare e venire si scopre chi è Jack. Chi è stato e chi è diventato. Tutto grazie ai ricordi. Alla memoria.
Dopo averne molto sentito parlare mi sono finalmente deciso a leggere un testo di Wendell Berry.
Non so se questo sia stato il romanzo giusto per cominciare, di certo ha saputo regalarmi questa idea che non ha propriamente a che fare con le vicende narrate nel libro, ma più nel modo in cui la narrazione è gestita. Questo balzare avanti e indietro. Questo rimanere impantanati in quello che è stato.
E allora eccomi che ringrazio Berry per quello che mi ha donato, ossia il dubbio che la vita sia basata su un malinteso. Perché… se i ricordi fossero falsi? O meglio, se i ricordi che possiedo fossero (e probabilmente lo sono) non del tutto veritieri? Se il mio ricordo di qualcosa fosse storpiato dal mio sguardo? Allora potrei sbagliarmi su molte cose. Allora, forse, varrebbe la pena di rivangare il passato con uno sguardo diverso, più mite e meno interessato. Forse varrebbe la pena di ripensarsi. E non è un buon augurio, quello di ripensarsi, quando un nuovo anno sta per iniziare?
La memoria di Old Jack
di Wendell Berry
Traduzione di Vincenzo Perna
240 pagine, 19,50 €, Lindau