Il matrimonio è un bosco

Nel bosco c’è il mistero.
Nel bosco c’è un sentiero che entra, e che segui, ma che all’improvviso scompare, lasciandoti in mezzo a decine di fusti tutti uguali, tutto alti, tutti ruvidi, tutti… spaventosi.
Nel bosco filtrano raggi di luce come lame.
Nel bosco c’è la tenebra.
Nel bosco ci sono i lupi.
Nel bosco c’è mistero, e il mistero può portare cose belle e meno belle.

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L’amore è come un bosco.
Anzi, il matrimonio è come un bosco. Perché ci entri pieno di sicurezze e buone intenzioni, fiducioso di riuscire ad attraversare la vegetazione con successo. Ma il bosco è ingannatore: dove credi ci sia una radura c’è in verità una vegetazione più fitta, dove pensi che il percorso possa procedere dritto ci sarà una svolta.

… ed ella si domandò se c’era almeno un posto, nell’universo, in cui la frutta era senza vermi, e i matrimoni senza dispiaceri.

Sembra saperlo benissimo Thomas Hardy, che con questo romanzo sceglie uno sfondo che si sposa perfettamente con la storia raccontata la quale, infatti,  è un insieme di luci e di ombre, di speranze e di sconfitte, di strade che non portano a nulla e di altre che ti fanno uscire da quella zona di sconforto, anche se solo per poco.

Siamo in un piccolo villaggio dove, dopo essere stata lontana per studiare, ritorna Grace, la figlia dell’uomo più ricco del posto, un commerciante di legname. Ha la giusta età per sposarsi e quindi bisogna scegliere a chi concedere la mano. Sembra quasi scontato che il fortunato sarà il suo amico d’infanzia Giles, i due infatti si vogliono bene da molto tempo e inoltre il padre ha una sorta di debito con la famiglia del giovane. Ma poi compare un  nuovo personaggio, un medico, che potrebbe fornire a Grace un certo agio economico e culturale, una classe sociale e un certo grado di rispettabilità. Una figura, in somma, in grado di far ‘fruttare’ i soldi spesi per l’istruzione della ragazza.

Questo romanzo vittoriano dai molti tratti tragici (perché la tragedia è sempre dietro l’angolo) racchiude alcune verità universali che si sposano benissimo anche con l’epoca moderna.
Il fatto che i sentimenti non siano mai del tutto chiari, per esempio. Grace, infatti, non sposa il medico per pura convenienza, lei davvero crede di provare qualcosa per lui. E, allo stesso tempo, davvero crede di amare Giles ma… si tratta davvero di amore? Perché, in un certo senso la domanda che ci pone Nel bosco è: che cos’è l’amore? L’amore esiste davvero o si tratta semplicemente di un abbaglio della mente? Di un riflesso incondizionato a qualcosa, a qualcuno, che per un momento ci fa intravedere la possibilità di una felicità futura.

L’unico amore di cui rimango certo, in effetti, è quello di un’altra ragazza, talmente povera da dover vendere anche i suoi capelli. Desidera Giles ma sa di non poterlo avere. Eppure lo aiuta, lo accompagna quasi, continuando però a rimanere sullo sfondo, senza mai diventare protagonista davvero.

Quello che siamo influenza quello che vediamo.
Grace, ora più istruita, percepisce una differenza con i suoi compaesani. Il dottore diventa una sorta di ‘simile’. Ma Grace è anche un’abitante del bosco e la figura colta del marito è più un traguardo da raggiungere che una condizione già esistente. Sembra come se la protagonista fosse sempre in lotta tra i suoi vari io e quello che vorrebbe (o dovrebbe?) essere.

Schiavi miserabili delle circostanze, ecco quel che siamo noi uomini!

E poi c’è il matrimonio, ovviamente, che cambia una relazione. Sempre. In un modo o nell’altro.
Il matrimonio che, una volta realizzato, si rivela diverso dall’aspettativa.
Il matrimonio, dicevo prima, che è un bosco. Perché non si sa mai dove ci conduce.

Hardy ha creato una storia tragica che di romantico ha molto poco, che anzi sembra voler distruggere la possibilità di una vera e totale felicità coniugale, ridimensionando la vita di coppia a una convivenza fatta di cambiamenti e piccole cose positive, di piccoli supporti… perché nel bosco non è bene essere avventurosi, passionari. È meglio essere cauti.

Oh, perché Dio ci ha dato un cuore famelico, e desideri così feroci, se dobbiamo vivere in un mondo come questo? Perché solo la morte può regalare ciò che la vita ha da chiedere in prestito… la pace?

 

NEL BOSCO, Thomas Hardy
Traduzione di Stefano Tummolini
Fazi Editore, 510 pagine,  18.00 €

 

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