Billy è un orfano. I suoi genitori hippie sono morti quando era piccolo ed è stato allevato dagli zii, che lo hanno cresciuto a pane e filosofia, per poi farlo entrare nell’azienda di famiglia, un’azienda un po’ particolare i cui ‘impiegati’ sono assassini di assassini.
Tra flashback e contemporaneità, il libro ci regala una sorta di racconto on the road che attraversa anni e crimini e deserti per giungere a una Las Vegas solo apparentemente luccicante e a un finale… al sangue.
Non sapevo bene cosa aspettarmi da questo romanzo. Sembra voler raccontare una storia bizzarra, con un protagonista atipico e un autore misterioso, ma poi mi sono lasciato trasportare dalle pagine, dalle parole, dai pensieri e ho scoperto che il libro, in verità, racconta il contrario di quello che uno sarebbe portato a pensare.
Billy dovrebbe essere il pazzo che si aggira in un mondo normale. È lui che fa un mestiere poco ortodosso, il killer. È lui che ha una vita particolare. È lui che ascolta le storie di ogni sua vittima, prima di premere il grilletto. Gli altri, invece, conducono le loro normali vie tranquille.
E invece no. Non è così. Billy è la persona più ‘normale’ di tutte (anche il nome, in fondo, fa pensare alla normalità). È un uomo apparentemente distinto, intelligente, piuttosto colto, che sa esprimersi bene, che sa capire quello che gli viene detto. È uno a cui piace la filosofia, che si fa domande, che ragiona, che non si preclude nessuna risposta, ma semplicemente vuole pensare prima di proferire parola.
Tutti gli altri, invece, sono bizzarri. È bizzarro il venditore di auto, lo sono i giocatori di bingo, lo è l’amico e collega Whiplash e pure il suo ‘autista’. È bizzarro l’imitatore di Elvis. In somma, il killer, il ‘cattivo’, quello che dovrebbe fare le cose strane è la persona (senza contare lo zio, ma è più una figura esterna che un protagonista) più sensata di tutte, quella a cui uno potrebbe (dovrebbe?) aspirare.
Ecco allora che Billy diventa uno specchio magico, una lente che ingrandisce quello che ci circonda. Forse lo estremizza un po’, ma allo stesso tempo sembra dire: non giudicare mai. Pensa. Analizza. Non essere sicuro delle tue idee, sii aperto al cambiamento di prospettiva. Perché tutti quelli che sono mentalmente immobili, qui, sono esseri grotteschi. Chiunque abbia una precisa idea e non sia disposto a parlarne, a pensarci su, risulta una caricatura. Ogni uomo che crede di sapere dove si andrà, cosa c’è da fare, come bisogna pensare, qui diventa il mostro.
Magari mi sbaglio. Magari sono stato abbagliato dalla periferia povera e lurida di Vegas. Ma penso che questo libro sia un grande inno al pensiero, alla mente al lavoro, e c’è qualcosa di più inneggiante al libero pensiero di un finale che ti farà scervellare in eterno?
7 marzo 2017Lascia un commento Billy è un orfano. I suoi genitori hippie sono morti quando era piccolo ed è stato allevato dagli zii, che lo hanno cresciuto a pane e filosofia, per poi farlo entrare nell’azienda di famiglia, un’azienda un po’ particolare i cui ‘impiegati’ sono assassini di assassini
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