La regina delle nevi

regina nevi

C’ho messo un po’ per decidermi a parlarvi di questo libro.

L’ho letto ancora quest’estate, poco dopo la sua pubblicazione.
Lo attendevo con ansia e per prepararmi avevo recuperato anche Giorni memorabili, l’unico titolo di Cunningham a mancarmi.

Poi, una volta chiusa l’ultima pagina, ho preferito aspettare. Aspettare per vedere se succedeva qualcosa. Una cosa qualsiasi.
Ma non è successo niente.

Ecco. Il niente. Questo è il problema de La regina delle nevi. Non mi ha lasciato niente. Non mi ha detto niente.

Cunningham è uno che sa indubbiamente scrivere. E lo sa fare benissimo. Davvero benissimo. È uno in grado di dare forma ai sentimenti con le parole. Ma non i sentimenti di un harmony. I sentimenti che dimorano nei cuori. Non necessariamente sentimenti d’amore. Sentimenti in genere. Tutti ne proviamo, giusto?
Ecco, Cunningham è sempre bravo nel trasporli su carta senza banalizzarli. Anzi, arricchendoli con una prosa meravigliosa.

Anche in questo caso i presupposti c’erano.
Una storia con più protagonisti le cui vite si intrecciano. Una vita che sta per finire, o forse no. Una luce misteriosa.
Ma sebbene la lettura scorresse via liscia, perfetta, mi ha lasciato del tutto indifferente.

Come dicevo prima, non c’è niente che mi rimanga di questo libro.
L’ho trovato inconsistente. E ho aspettato prima di parlarne per vedere se questa inconsistenza sparisse lasciandomi qualche prezioso e inaspettato tesoro.
Ma niente.

Non si può nemmeno dire che sia brutto. Non lo è. Ma non riesco a dire cosa sia esattamente, perché non mi ha lasciato materiale su cui riflettere, sentimenti con cui confrontarmi, personaggi che sapessero affollare il mio cuore.

E forse è un problema solo mio. Ma è un problema che mi pesa.
Perché con Cunningham, che è uno dei miei preferiti in assoluto, ho un po’ un rapporto speciale. Lui ha sempre saputo capirmi. Ogni volta che ho letto un suo libro mi sono ritrovato particolarmente bene tra quelle pagine. Anzi, mi sono ritrovato. E basta. Ogni suo libro giungeva in un momento in cui riuscivo a capirlo alla perfezione. oppure era il libro che riusciva a capire me, alla perfezione.
Ma ‘stavolta… ‘stavolta… bah!

Quindi, se volete avvicinarvi a questo autore, non cominciate da questo romanzo. Tenetelo per ultimo. Leggetevi Carne e sangue!

E comunque, io ora aspetto che Cunningham torni in libreria per mostrarmi che si è trattato solo di un momento. Di un momento no. Come ce n’è per tutti. Ma che passa. Speriamo.

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