Quante belle cose da leggere!

Nell’ultimo mese, mese e mezzo, sono uscite un sacco di novità librarie interessanti. Davvero tante, e infatti io sono sommerso di cose da leggere. Non so se riuscirò ad acciuffare tutti questi libri e a parlarvene, però vorrei almeno segnalarveli. Se magari li leggerete voi, o li avete già letti, un parere è più che gradito.

Parto con una pubblicazione di fine settembre. Si tratta di un’opera di saggistica che affronta la storia della scrittura. Un’opera pregevole e della quale si sentiva mancanza, in Italia.

Noorda cop. (Page 1)Il filo d’oro, di Ewan Clayton
429 pagine, 25,00 €, Bollati Boringhieri

«Questa – ha scritto Ewan Clayton, presentando il suo libro – è la storia degli uomini che hanno cambiato la scrittura; e siccome noi siamo gli eredi delle scelte che loro hanno fatto, questa è anche la nostra storia».
Il filo d’oro della comunicazione scritta – la più antica e persistente delle tecnologie umane – si è dipanato lungo tutto il percorso dell’umanità per oltre tremila anni. Parte dalle pareti rocciose di Wadi el-Hol, nell’Alto Egitto, e da lì passa ai pezzi di coccio, al papiro, alle architravi marmoree, alla pergamena, alle tavolette di cera, alla carta cinese, fino ad arrivare allo schermo pixellato del computer e sui muri delle periferie metropolitane. La scrittura – questo tesoro cangiante – è stata impressa in tavolette di argilla, arrotolata in papiri, legata in codici, rilegata in libri e codificata in bit. Milioni di mani hanno scritto grafie diverse usando scalpelli, bacchette, piume d’oca, grafite, pennelli, caratteri mobili di piombo con font sempre nuovi, stilografiche metalliche, penne a sfera del signor Bìró, macchine da scrivere rivoluzionarie, tastiere QWERTY e bombolette spray. Ogni parola, tracciata da chiunque, con qualsiasi mezzo e su qualsiasi superficie, ha mostrato chiaramente la storia che l’ha preceduta e dialogato in maniera serrata con il suo tempo e la sua società.
Questo è Il filo d’oro: l’epopea affascinante e sorprendente di quel miracolo culturale che è la parola scritta, da sempre strumento insuperabile di comunicazione e motore del progresso culturale, scientifico e politico dell’umanità.
Stiamo vivendo un periodo di svolta e di grandi cambiamenti tecnologici. Eppure mai come ora gli uomini hanno scritto con tanta abbondanza, e in questo loro gesto, forse inconsapevolmente, continuano a tramandare, adeguandoli al loro tempo, segni che sono figli di una storia lunga e sfaccettata, che poi è la nostra storia.

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C’è poi un libro di cui vi ho anche già parlato. Io ve lo indico ugualmente, perché è un testo stupendo e quindi è sempre meglio parlarne in abbondanza. Voi potete cliccare sull’immagine di copertina per leggere la mia recensione.

La tregua, di Mario Benedetti
241 pagine, 14,50 €, Nottetempo

“Signore maturo, esperto, posato, quarantanove anni, senza gravi acciacchi, ottimo stipendio”: cosi si descriverebbe Martin Santomé, il protagonista di questo piccolo classico della letteratura sudamericana. Schiacciato dalla noia di una vita da impiegato di commercio, vedovo con tre figli ormai grandi, guarda al trascorrere del tempo con tranquilla disillusione. E tutto rimarrebbe immobile fino al suo pensionamento, se in ufficio non venisse assunta la giovane Avellaneda, timida e chiusa in una silenziosa bellezza: per lei Santomé sente nascere un amore insperato, che lo porterà a vivere una relazione clandestina, rimettendo il tempo in movimento. Come Svevo in “Senilità”, “La tregua” racconta la capacità straordinaria che ha la vita di prendere il vento e gonfiare le vele, per poi tornare alla quiete della bonaccia.

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Poi c’è la mia amatissima Joanne Harris, che è tornata in libreria ieri con una raccolta di racconti tutti da scoprire. E la Harris è magnifica nei racconti, secondo me.

Un gatto, un cappello e un nastro, di Joanne Harris
225 pagine, 18,60 €, Garzanti

CHE COSA VI PORTERESTE SU UN’ISOLA DESERTA?
L’autrice di Chocolat non ha dubbi: un gatto, un cappello e un nastro. Tre oggetti in apparenza comuni che all’occorrenza sono in grado di far scaturire una miriade di immagini e di storie. Perché raccontare per Joanne Harris è un modo di affrontare la vita e le sue sfide: niente è impossibile per l’immaginazione, e se riusciamo a immaginare ci sarà sempre un finale inaspettato per ogni giorno della nostra vita.

I racconti di Joanne Harris raccolti in Un gatto, un cappello e un nastro sono legati tra loro come scatole cinesi: basta aprirne una per scoprirne infinite altre, nascoste a una prima occhiata e per questo ancora più preziose. Storie popolate da personaggi profondamente umani, alle prese con difficoltà come il dolore di un lutto o lo svanire di un desiderio da tempo inseguito.
Personaggi che nella fantasia e nella parola trovano non solo una via di fuga, ma anche una risorsa inesauribile di speranza e di forza di volontà. È il caso di Ngok e Maleki, due ragazzine africane che rifiutano di piegarsi a un destino di privazioni. O di Faith e Hope, anziane signore che, escluse dalla gita al mare della casa di riposo in cui vivono, si vendicano smascherando, con passione da detective, un grave sopruso. O di Maggie, che nella pasticceria troverà la dolcezza che la vita le ha negato.
E ancora, ragazzini abituati a viaggiare più nella rete che nella realtà; una madre a caccia del figlio perduto fra le maglie insidiose di Twitter; un attore alla ricerca di una nuova vita e di una nuova casa che si rivelerà già occupata da una famiglia di fantasmi; un aspirante investigatore più portato all’avanspettacolo.

Ancora una volta dopo Profumi, giochi e cuori infranti Joanne Harris torna alla forma, a lei più che congeniale, del racconto. Mondi lontani e vicini, atmosfere calde e coinvolgenti, personaggi ironici e incredibilmente veri: ci sono tutti gli elementi che permettono all’autrice di dare voce al suo straordinario talento, concentrando in poche pagine una forza narrativa che nulla ha da invidiare ai suoi romanzi più amati.

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Sempre ieri è tornata in libreria anche un’altra signora, Anne Rice. Ed è tornata a parlare di vampiri (quelli veri non sberluccicosi) e del suo Lestat. È da molto che non leggo le sue avventure gotiche e direi che è giunto il tempo di riprenderle.

principe lestat 2014Il principe Lestat, di Anne Rice
550 pagine, 19,90 €, Longanesi

«Che altro possiamo fare se non cercare l’abbraccio che contenga il paradiso e l’inferno e il nostro destino ancora, ancora e ancora?»
Nel nuovo romanzo della serie Le Cronache dei Vampiri, Anne Rice convoca ancora una volta le antiche e potenti forze della notte, quegli esseri invisibili scatenati su un mondo ignaro, pronti a succhiare il sangue per vivere…
Il mondo delle tenebre è in crisi: i vampiri sono proliferati fuori controllo e si stanno diffondendo ovunque. Da Parigi a Mumbai, da Hong Kong a Kyoto a San Francisco vampiri antichi, svegliati dal loro sonno, vengono spinti da una Voce misteriosa a bruciare sui roghi i vampiri solitari, in un massacro che ricorda quello effettuato da Akasha, la madre di tutti i vampiri, nella Regina dei dannati.
Muovendosi nello spazio e nel tempo, dall’America contemporanea all’Antico Egitto, alla Cartagine del IV secolo e via alla Venezia del Rinascimento e alla Roma del XIV secolo, tornano in queste pagine sontuose e avvincenti i personaggi che hanno popolato l’immaginario dei lettori: l’eternamente giovane Armand, il cui volto ricorda un angelo del Botticelli, Mekare e Mahaaret, Pandora e Flavius, e ancora David Talbot, il superiore generale dell’organizzazione segreta del Talamasca mentre su tutti domina il grande assente, pericoloso, ribelle fuori legge, grande speranza per i non morti, l’abbagliante Principe Lestat.
Insieme a nuove, seducenti creature della notte dovranno scoprire chi o che cosa sia questa Voce e che cosa voglia.

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È poi uscito un libro che mi ispira moltissimo, sebbene di questo autore non abbia mai letto nulla. Un libro in cui l’autore racconta di come sia arrivato a scrivere, e a scrivere racconti. Una sorta di diario, o di biografia letteraria, o di manuale di consigli? Un po’ tutto questo.

cover_cognetti_a_pescaA pesca nelle pozze più profonde, di Paolo Cognetti
130 pagine, 13,00 €, Minimum Fax

“A un certo punto del mio apprendistato mi misi in testa che, se volevo diventare un bravo scrittore di racconti, dovevo imparare a pescare”. Un’educazione letteraria e sentimentale. Paolo Cognetti, apprezzato scrittore italiano di racconti, si confronta con i grandi maestri di questo genere. Come si fa a scrivere un grande racconto? Cosa c’è dietro il lavoro quotidiano sulla pagina? Qual è il prezzo da pagare per riuscire a racchiudere il mondo in venti cartelle? Da Raymond Carver a Ernest Hemingway, da J.D. Salinger a Alice Munro, da John Cheever a Flannery O’Connor, Cognetti ci prende per mano trascinandoci nelle vite interiori e nelle botteghe di questi autori. A un certo punto ci sembrerà di sentire di cosa è fatto il lungo e duro tirocinio che può portare a capolavori come “I quarantanove racconti” di Hemingway o “Nemico, amico, amante…” della Munro. Non solo la tecnica, ma la disposizione d’animo, l’ostinazione, lo stare al mondo cercando di non esserne schiacciati. Il tutto per riuscire a “pescare”, dalle pozze più profonde, almeno una gemma piena di luce. Un libro sull’arte di raccontare storie..

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Einaudi, questo mese, ci ha invece regalato due perle particolari.
La prima è una sorta di dietro le quinte. Si tratta infatti di un romanzo che narra della servitù che lavora nella casa della famiglia Bennet, di Orgoglio e Pregiudizio. Ho letto un po’ di post interessanti online e la storia mi ispira parecchio
La seconda è invece un’edizione illustrata di un racconto di Murakami. Ecco, Murakami… serve che dica altro?

Longbourn house, di Jo Baker
382 pagine, 18,00 €, Einaudi

Sarah è a servizio a Longbourn House da quando era bambina, ma non si è anco ra rassegnata a certi compiti ingrati qua li lavare la biancheria e svuotare i pitali dei signori. Questa pesante routine senza svaghi la opprime: non vuole accontentarsi di mandare avanti la casa d’altri come Mrs Hill, la governante, fa da sempre. Perciò, quando un giorno di settembre Mr Bennet assume a sorpresa un nuovo valletto, la gioia per la novità è grande. James ha il fisico asciutto e gli avambracci scuriti dal sole. Lavora di buon umore, fischiettando, ed è gentile, ma dà poca confidenza. Sembra sapere tante cose, eppure sul suo passato è stranamente vago. Ama i cavalli e dorme nel sola io della stalla: lí, su una mensola, ha dei libri e, sotto il letto, una sacca scolorita piena di conchiglie. È un mondo intero quello che apre per Sarah, una nuova geografia di orridi, vallette in fiore e campi di battaglia. Ispirato al non detto di Orgoglio e pregiudizio, Longbourn House ricostruisce con tono brioso la vita della servitú nell’Inghilterra di inizio Ottocento, facendo emergere tra le righe la fatica e le disuguaglianze su cui si reggeva il bel mondo. All’interno di questo affresco storico, che oltre al la campagna dell’Hertfordshire include la Spagna sconvolta dalle guerre napoleoni che e i porti commerciali sull’altra sponda dell’Atlantico, Jo Baker dona pensieri ed emozioni autentici alle ombre che nel celebre romanzo di Jane Austen si limitavano a passare sullo sfondo rapide e silenziose.

Sonno, di Haruki Murakami
77 pagine, 15,00 €, Einaudi

Una donna attraversa la routine di giorni tutti uguali finché qualcosa di inaspettato irrompe nella sua vita: smette di dormire. Quello che all’inizio sembra un dono diventa la porta di accesso a una realtà segreta e inquietante.

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C’è poi il mio adorato Nero Wolfe, che mi fa sentire bene ad ogni lettura. Grazie per avercelo donato, caro Rex!

Palla avvelenata, di Rex Stout
188 pagine, 9,00 e, Beat

In un pomeriggio d’estate del 1952 la giovane Priscilla Eads, erede designata della Softdown, una nota industria tessile, si presenta nella vecchia casa di arenaria di Nero Wolfe sulla Trentacinquesima. Valigia e cappelliera in mano, elegante abito color pesca addosso, la donna chiede ad Archie Goodwin di concederle vitto e alloggio per una settimana in cambio di sette bigliettoni da cinquanta dollari. Incallito misogino che non tollera la presenza di donne in casa e, in generale, di estranei che non siano il suo braccio destro Goodwin e il suo fidato cuoco Fritz Brenner, Wolfe mette alla porta la sgradita ospite. Di lì a poco, nel corso della notte, gli eventi precipitano. Viene dapprima uccisa per strada la cameriera della ragazza alla quale vengono sottratte le chiavi dell’appartamento dell’ereditiera, poi, in capo a qualche ora, Priscilla Eads viene trovata morta tra le mura di casa sua. L’indomani, Wolfe mostra assoluto disinteresse per un caso su cui nessun danaroso cliente chiede di indagare. Archie, tuttavia, si sente responsabile per l’accaduto e decide di dare avvio all’inchiesta per conto proprio. La prima mossa del braccio destro di Nero Wolfe è irrompere a sorpresa nella sala riunioni della Softdown, la società tessile che l’avvenente e sfortunata Priscilla avrebbe dovuto ereditare.

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Io amo le fiabe. E dovreste saperlo, se seguite il blog e conoscete “Fiabe per leoni veneziani”. Quindi sono felicissimo di segnalare questa bella raccolta di fiabe lapponi, primo volume di una tetralogia riguardanti le fiabe nordiche che verrà pubblicata da Iperborea. un volume davvero imperdibile!

238_cover_mediaFiabe lapponi, a cura di Bruno Berni
192 pagine, 15,00 e, Iperborea

L’incanto del “c’era una volta” nelle più remote terre del Nord. In questa antologia di fiabe e leggende rivive il patrimonio di tradizioni, miti e credenze di quella che per lungo tempo è rimasta una minoranza etnica muta e isolata. Un mondo di magie e metamorfosi, di foreste stregate, accampamenti nomadi, cavalcate nella neve in sella alle renne, e grandi laghi attraversati sugli sci, dove la fantasia si combina con la realtà quotidiana e le usanze ancestrali del popolo sami. Un mondo in cui cacciatori e pescatori sfidano gli spiriti della terra in cerca di fortuna, salvano principesse rapite da demoni, affrontano prove per conquistare regni al di là del mare, destreggiandosi tra le profezie delle vecchie Gieddegæš, gli agguati dei giganti e gli inganni di orchi goffi come gli Stallo. Primo volume di una serie dedicata alle fiabe scandinave, Fiabe lapponi attinge direttamente alle prime raccolte scritte nell’Ottocento, quando l’Europa, sulla scia dei fratelli Grimm, riscopriva il valore letterario di questo racconto orale. Una riscoperta che soprattutto per la Lapponia ha rappresentato anche una ricerca delle radici culturali e della propria indipendenza linguistica. Espressione di una saggezza popolare a volte amara, derivata dalle dure lezioni della natura e della Storia, ogni fiaba riserva qualche sorpresa, un crudo colpo di scena, un lieto fine mancato, una severa punizione per l’eroe non avveduto, e lasciando il dovuto spazio ai sogni e al gusto del narrare, racconta l’errare umano attraverso una smaliziata ironia.

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imageInfine una graphic novel. Una graphc novel che parla di Giappone, di Londra, di dolori e sogni. Se siete a Lucca per il Comics, poi, potrete pure incontrare l’autore.

Si dà il caso che, di Fumio Obata
164 pagine, 19,00 €, Bao Publishing

Yumiko vive a Londra da più di qualche anno, ha un lavoro e un fidanzato, per lei il Giappone, in cui è nata, è solo un lontano ricordo. Dopo la morte del padre però, qualcosa cambia e inizia un lungo ed emozionante percorso che la porterà non solo alla scoperta delle proprie radici ma a conoscere una nuova se stessa.

Il raro talento di Fumio Obata gli permette di raccontare con estrema delicatezza la magmatica inquietudine di una persona che si scopre bisognosa di mettere in dubbio tutta la propria vita per tornarvi più forte, sicuramente cambiata.

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Ecco, questa la carrellata tardo settembrina-ottobrina. E poi pure novembre non scherza. Un assaggio?

Serpenti, di Daniel Krupa
112 pagine, 9,50 €, Caravan Edizioni

Nella provincia argentina di Misiones, ai confini con il Paraguay e il Brasile, tre tardo-adolescenti si ritirano in una estancia a ridos-so della foresta per una vacanza che si trasfor-merà in un grottesco rito di passaggio all’età adulta. Storditi dal caldo asfissiante della selva e da una zuppa psichedelica fatta in casa, i ragazzi affrontano un paesaggio minac-cioso, che nasconde serpenti annidati ovun-que (uno dei tre è affetto da ofidiofobia e si documenta ossessivamente sulle varie specie). Presto le loro paure prendono forma e si am-plificano nella distanza da ogni orizzonte noto. La stessa iniziazione sessuale, a opera di una spiccia fanciulla locale, concorre, con i suoi sviluppi allarmanti, a disegnare un quadro d’insieme che fa il verso al gotico, restando sempre in bilico tra il dramma dell’inesperienza e il suo risvolto comico.

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La-pizza-per-autodidattiLa pizza per autodidatti, di Cristiano Cavina
288 pagine, 12,00 €, Marcos Y Marcos, 06/11/2014

Non l’ha scelto lui, il mestiere del pizzaiolo.
È stato un matrimonio combinato e all’inizio eran dolori: gli venivano le pizze con gli spigoli e niente discoteca il sabato sera.
Dopo vent’anni, con un forno e una pallina di impasto può fare quello che vuole, anche bendato. Sforna pizze buone e leggere come uno sbuffo di farina. Con quattro o cinque foglie di tarassaco e altrettante fette di pancetta. Con santoreggia e salame piccante, topinambur e salsiccia, squacquerone e rosmarino.
Alla Pizzeria Il Farro di Casola Valsenio, Cristiano è il ‘pizzaiolo quando c’è’. I giorni che non scarica la legna, magari va a Roma per lo Strega, o incontra Doris Lessing davanti a un buffet.
Questo libro è come la sua vita, unisce mondi che sembrano lontani, tra consigli preziosi sulla pizza e racconti esaltanti.
Ha il calore del suo sangue romagnolo, lo slancio delle sue avventure senza rete.
Ha il gusto del lavoro ben fatto.
E fa venire l’acquolina in bocca.
Per chi ama la pizza e chi la vuol fare.

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la lista di lisette 01La lista di Lisette, di Susan Vreeland
432 pagine, 18,00 €, Neri Pozza, 06/11/2014

È il 1937 quando Lisette giunge a Roussillon, un villaggio della Provenza appollaiato in cima a una montagna, con le case dai colori armoniosi che si inerpicano fino in vetta e sembrano abitate da elfi, fate e cantastorie.
Vent’anni, e nel cuore la speranza di un apprendistato alla galleria d’arte Laforgue di Parigi, Lisette approda nel villaggio con l’animo tutt’altro che incline all’idillio. André, il marito, ha deciso di abbandonare la capitale e trasferirsi in quel borgo sperduto perché il nonno, Pascal, gli ha chiesto aiuto a causa della sua cagionevole salute. Per andare in suo soccorso, André ha rinunciato al prestigioso ruolo di funzionario nella Corporazione degli Encadreurs, l’associazione dei corniciai parigini, e Lisette al suo anelito d’arte.
A Roussillon, però, i due non si imbattono affatto in un anziano malandato e in fin di vita, ma in un aitante ottantenne in evidente buona salute. Col cappello scamosciato aderente al cranio come una seconda pelle, Pascal trascorre il suo tempo sul campo di boules, a sfidare amici e conoscenti a colpi di bocce d’acciaio grandi come pugni.
Ritrovarsi nella provincia francese per soccorrere un vecchio che, all’apparenza, non ha alcun bisogno d’aiuto sembrerebbe un’autentica beffa per la giovane coppia e per Lisette, in particolare, la parisienne che considera Parigi la sua felicità e la sua anima. Nel chiuso, tuttavia, della sua casa, un edificio a due piani con lo stucco d’un ocra sbiadito, un rampicante stentato sopra la porta e, accanto, una fioriera con una pianta avvizzita di lavanda, Pascal mostra a Lisette e André la ragione vera del loro arrivo a Roussillon: sette dipinti appesi alle pareti che raffigurano casolari di campagna, campi con montagne sullo sfondo, fanciulle, nature morte, teste mozzate. Sette quadri che lasciano Lisette a bocca aperta poiché le nozioni d’arte apprese dall’amico Maxime non le consentono di sbagliare: quei dipinti sono dei capolavori di Cézanne, Pissarro e altri grandi maestri. Incomparabili opere d’arte in un «villaggio fuori dal mondo»! Costituiscono la lista di Pascal, il tesoro che il vecchio ha ricevuto dalle mani stesse degli artisti quando anni prima, «giovane, sprezzante e pieno di grandi idee», aveva pensato di improvvisarsi corniciaio a Parigi. Doni preziosi che racchiudono meravigliose storie d’arte e d’amore che Pascal vuole raccontare al nipote e alla sua giovane moglie parigina perché non vadano perdute.
Diventeranno la «lista di Lisette», i dipinti che la parisienne proteggerà quando, scomparso Pascal e perse le tracce di André, il rombo dei cannoni nazisti cercherà di zittire ovunque la civiltà e, in ogni città e contrada d’Europa, le SS, su ordine di Goering e Goebbels, si daranno al saccheggio e al furto di migliaia di opere d’arte.

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Allora? Voi cosa avete letto o leggerete?

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2 pensieri su “Quante belle cose da leggere!

  1. Claudia ha detto:

    Ciao! Complimenti per il blog!
    Io leggerò senz’altro “Serpenti” di Daniel Krupa (anche se sono ofidofoba e non so quando riuscirò a resistere senza spaventarmi); ho aggiunto alla lista anche Joanne Harries e Fiabe Lapponi.
    Ma il mio preferito in questa lista è “La lista di Lisette” che non vedo l’ora di leggere!
    Invece, questo romanzo di Murakami non mi ispira … non so come mai!

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