Il Pupo dice: giochiamo!

Ci si arrovella spesso il cervello nel tentativo di trovare un modo per avvicinare le persone ai libri e in genere si hanno poche risposte. Io, per esempio, ne trovo solamente una, o meglio, più che una risposta trovo una lieve speranza, e questa speranza sono i bambini. Se riuscissimo a far amare i libri ai bambini, forse questi continuerebbero ad amarli anche da grandi. Perché ho sempre di più l’impressione (fondata su cavie umane) che i libri diventino cose da evitare nel momento in cui si inizia a considerarli cose ‘di dovere’.
Ma se i libri fossero come giochi?

L’idea che i libri siano noiosi nasce a scuola, ne sono piuttosto convinto. Specialmente per quei bambini che a casa non hanno libri, viene naturale associare un testo a una cosa ‘di scuola’, perché i libri vengono usati a scuola per studiare. Bisognerebbe quindi lavorare, ma prima di arrivare ai sei anni, sul concetto di divertimento legato a una storia. Ecco perché credo che i libri-gioco, per i bambini piccoli, possano essere un buon modo per avvicinarsi ai libri. E questo in generale, ma con particolare attenzione per quei bambini  che, appunto, a casa di libri non ne vedono proprio. Penso sarebbe molto utile, per esempio, l’uso di libri-gioco negli asili.

Ma cosa sono i libri gioco?

Come si legge nel saggio breve di Loredana Farina, i libri-gioco sono “oggetti di confine perché non sono solo libri né solo giocattoli […] La lettura dei libri-gioco è una lettura da fare con tutti i sensi. Si può dire che i libri-gioco siano insieme contenitore e contenuto.”
I libri-gioco sono in pratica dei volumi dove viene richiesto al bambino di interagire fisicamente.
Noi a casa ne abbiamo tre e, c’è da dirlo, il Pupo li adora.

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Abbiamo il libro Colori, di Hervé Tullet. Un volume, questo, che gioca sui/coi colori e che senza essere palesemente didattico, riesce ad insegnare i colori primari e gli abbinamenti, i giochi, gli esperimenti che con questi colori si possono fare. Per riuscire in questo, però, non ti mostra semplicemente dei disegni e non ti dà spiegazioni, ti chiede piuttosto di agire. Se in una pagina mette il giallo e il blu, per esempio, poi ti viene chiesto di “mescolare i due colori col dito”. Il lettore scopre da solo quello che succede.
E voila! Nella pagina successiva ecco spuntare il verde nello stesso posto dove TU l’hai creato.

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Ma Hervé Tullet ne ha fatti molti, di questi libri, come per esempio Cucù, sono Turlututù!

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Qui, con dei disegni più ‘complessi’, un simpatico esserino ci chiede vari aiuti, come premere un interruttore per accendere la luce, oppure dire a voce alta una parola magica per farlo diventare grande, oppure indovinare dove si nasconde.

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Sono, in somma, libri dove non basta la lettura, la vista, ma devi mettere in gioco molti altri sensi.

L’ultimo arrivato a casa nostra è Non aprire questo libro. Il Pupo si sbellica dalle risate ogni volta e vorrebbe continuamente leggerlo. Ho dovuto perfino improvvisare un ‘reading’ per dei parenti in visita, visto l’entusiasmo sprigionato.

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Questo libro non richiede azioni fisiche, ma ti invita continuamente a NON girare la pagina. Il gioco inizia già dal titolo, infatti, e appena dentro le pagine troviamo un mostriciattolo azzurro che insiste sul fermarci subito. Prima lo fa con gentilezza, poi con rabbia, poi prova a fare l’indifferente, poi minaccia di chiamare i nostri genitori e così via. A ogni pagina si ride un po’ di più e il Pupo non ha pensato nemmeno per un momento di fermarsi. (Troppo curioso, come suo padre!)
Ma perché questa creatura non vuole che arriviamo alla fine del libro? Beh… sorpresa!

I libri-gioco sono spesso prodotti bellissimi, dove si vede che dietro c’è un grande lavoro, di qualità, volto a coinvolgere il giovane lettore nella maniera più spassionata e felice possibile. E sono libri che riescono ad avvicinarsi prepotentemente al destinatario perché è, appunto, un gioco vero e proprio.
Come dice, ancora, Farina: “È evidente che un bambino di fronte a un libro che gli occupa uno solo dei suoi ricettori sensoriali, sia meno interessato che di fronte a un libro da toccare, manipolare, guardare, trasformare, e anche leggere quanto basta per completare l’informazione globale.”

E questa cosa del poter manipolare dà al libro una percezione diversa. Al Pupo, per esempio, piace molto farsi leggere i libri, ma un libro-gioco lo fa sentire in qualche modo più attivo e gli fa capire che chi si trova davanti a un volume non è un soggetto passivo ma un coprotagonista dell’azione, specialmente in un’età dove non è possibile leggere da soli e quindi c’è una sorta di ‘lontananza’, sebbene molto relativa.

Perché, quindi, non usare i libri-gioco? Possono essere un buon strumento per l’approccio al libro stampato, ma anche un grande momento di condivisione genitore-figlio. Risate assicurate!

***

I libri citati nel post sono:
–  Che cos’è il libro gioco?, di Loredana Farina, in Ad Occhi aperti. Leggere l’albo illustrato, a cura dell’Associazione Culturale Hamelin, 262 pagine,  25,00 €, Donzelli.
Colori, di Hervé Tullet, traduzione di F. Previati, 64 pagine,  12,00 €, Franco Cosimo Panini Editore, 3+.
Cucù, sono Turlututù!, di Hervé Tullet, 80 pagine, 12,00 €, Franco Cosimo Panini Editore, 3+.
Non aprire questo libro. Leggi qualcos’altro!, di Andy Lee e H. McKenzie, traduzione di D. Gamba, 32 pagine, 8,90 €, Gribaudo, 3+.

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