Purity

Che cos’è la purezza?

In un certo senso, nell’ultimo romanzo di Franzen, Purity appunto, tutti la cercano ma nessuno si chiede davvero cosa sia. Lo danno per scontato. Danno per scontato che purezza stia a significare onestà, integrità morale.
Ma è davvero così?

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Nelle più di 600 pagine di romanzo che ci si ritrova davanti si ha una conferma continua della bravura di questo autore, capace di incatenare parole, frasi, capitoli con meticolosità e sapienza, senza scadere negli eccessi, o nei difetti, e senza smettere di stupire il lettore.
Si incomincia infatti con una prima parte incentrata proprio su Purity, una ragazza dalla situazione famigliare ‘particolare’ e con un enorme debito universitario da pagare, suggerendo così che sia proprio lei la protagonista della storia, ma poi, all’improvviso, ecco che si passa ad altro.
Nella seconda parte si incontra infatti Andreas Wolf, un ragazzo nato dalla parte sbagliata del muro di Berlino, ma appartenente a una famiglia di una certa rilevanza, e che ora sta a capo del Sunlight Project, una sorta di Wikileaks, che aspira alla verità, alla trasparenza.
E poi si passerà ad altre storie ancora, che ingloberanno almeno un altro paio di personaggi principali e che alla fine, in qualche modo, riusciranno ad incastrarsi in un puzzle perfetto.

Il risultato, in effetti, è proprio un puzzle che prende forma lentamente, unendo tasselli apparentemente inconciliabili per raggiungere un quadro che cattura anche la storia di alcune famiglie disagiate, che so essere uno degli argomenti preferiti dell’autore.
Ma il vero punto focale di ogni storia è in verità la purezza.
La purezza ideologica della madre di Purity, che sembra quasi dare questo nome alla figlia come una sorta di auspicio, o di rivendicazione. La purezza di Andreas Wolf, che porrebbe essere più una trappola in cui è caduto, piuttosto che una vera scelta di vita. La purezza di Tom, giornalista, terza grande figura del romanzo, che funge un po’ da controparte ‘legale’ di Andreas, che crede in un giornalismo fatto di storie e persone vere.

Ma la domanda rimane: che cos’è la purezza?

Se io cerco il significato, la Treccani, tra le varie risposte, mi dice anche: genuinità, nel senso di non essere commisto a elementi diversi per natura, origine, caratteri, qualità, ecc.
E allora mi chiedo: ma questi personaggi, che tanto scalpitano per raggiungere una loro purezza, non sono per caso già puri senza saperlo? Perché queste creature così apparentemente forti e così traumaticamente fragili sono in verità tutte genuine, sono tutte loro stesse, sono pura espressione dei loro desideri. Li hanno inseguiti in passato e li stanno inseguendo ora. E il loro presente è frutto del loro essere stati ‘veri’ in passato. Veri con se stessi.

Oppure la purezza non esiste, perché la nostra genuinità è, per forza di cose, frutto della commistione con altri caratteri. La genuinità del Tom maturo nasce inevitabilmente dalla sua vicinanza alla prima, estrema moglie. La genuinità di Purity cresce, per forza di cose, assorbendo la madre, ma anche le altre figure di spicco che incontra lungo la sua vita.

Ma allora queste persone stanno rincorrendo una cosa che non esiste?
Ma, allora, forse tutti noi stiamo rincorrendo qualcosa che non esiste?

Ed ecco che la grandezza di Franzen, almeno con questo romanzo, sta proprio qui, racchiusa tra alcune domande che ci fanno dubitare di tutto e di noi e di quello che ci circonda. Ma ci da anche ragione di credere che il dubbio faccia bene alla salute.

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