Al di là del nero

Mio dio, che libro!

Risulto poco professionale se esordisco così?
Beh, riflettendoci, questo non è un luogo professionale e io non scrivo recensioni per lavoro quindi mi concedo, una volta ancora, un bel: mio dio, che libro!

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Per chi frequenta almeno un pochino il mondo dei libri, il nome Hilary Mantel non suonerà di certo nuovo. Prima donna a vincere ben due Booker Prize (nel 2009 e nel 2012) grazie ai suoi romanzi incentrati sulla vita di Thomas Cromwell, romanzi che tra le altre cose l’hanno fatta conoscere al mondo intero.

Fazi sta pian piano riproponendo quei titoli della bibliografia dell’autrice che mancano all’appello, almeno in Italia. Dopo Wolf Hall e Anna Bolena. Una questione di famiglia, ha infatti tradotto la trilogia incentrata sulla rivoluzione francese (continuando così il ‘filone’ storico) e da qualche tempo ci ha proposto Al di là del nero, un romanzo datato 2005. L’ultimo lavoro di narrativa prima della famosa trilogia su Cromwell.

Mi rendo conto che riproporre questo testo potrebbe essere piuttosto rischioso, perché oltre a non appartenere affatto al genere storico, è anzi ‘estremamente’ contemporaneo, introduce anche un elemento soprannaturale: i fantasmi.
Alison, la protagonista, è infatti una medium, una sensitiva in costante contatto con gli spiriti. Non è una ciarlatana, le anime le vede davvero. E ad attorniarla ci sono le sue amiche e colleghe del paranormale. E poi c’è Colette, che diventa la sua assistente.
Un romanzo, quindi, che per un lettore abituato alle grandi narrazioni storiche potrebbe risultare… ‘strano’.
Ma Al di là del nero, così come la sua produzione storica, è un romanzo meraviglioso.

Mantel ha creato un libro crudo e crudele, che a tratti potrebbe strappare un sorriso (un sorriso amaro, fatto quasi di nascosto), ma che ti pugnala continuamente all’addome, al cuore, ai reni. È un romanzo cattivo, intriso di cattiveria. La protagonista ha un passato orribile fatto di abusi e assoluta mancanza d’amore, si accompagna a un’assistente che la odia, i fantasmi che le si palesano sono creature pessime. E anche lei, in un certo senso, è cattiva. Egoista.
Mi sono più volte chiesto, infatti, se questa fosse una storia sul nostro non saper essere buoni…

Ma è anche un romanzo sulla solitudine. Sull’inadeguatezza.
Alison e Colette, che in fondo non si piacciono mai davvero, tentano di far funzionare questa attività insieme perché entrambe hanno paura di rimanere sole. Al ha bisogno di qualcuno che la aiuti, che le faccia compagnia, Colette viene dalla fine di un matrimonio e dubita di riuscire a trovare qualcun’altro… È un po’ un accontentarsi. Per entrambe.

Ma forse anche noi ci accontentiamo?

E tante volte ci si accontenta, in questo romanzo. Della fine di una storia, di una situazione, di un cliente, di un passato… gli unici che sembrano non accontentarsi, mi viene da dire, sono i fantasmi. Gli spiriti sono laboriosi, nel loro regno al di là del nero. Interferiscono pesantemente sulle vite e tentano di interferire il più possibile. Non si scoraggiano. Sono bestie affamate e non smettono un attimo di cercare cibo.

È un romanzo sul dubbio, sulla violenza, sull’esigenza, sul dolore causato dai propri doni, sulla benedizione dei propri doni, sul passato, sul futuro, sui desideri e sulla realtà.
Non è una storia facile. È colma di incubi, di paure. È colma di cose non realizzate, di adattamenti.
È colma di… nero.
Eppure, o forse proprio per questo, è un romanzo immenso.

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