Il rifugio delle puttane

Non so se avete presente Penny Dreadful, la serie televisiva con Eva Green, Josh Hartnett e Timothy Dalton che rielabora la letteratura gotica in una storia ‘nuova’, ambientata in una Londra Vittoriana. Beh, se la conoscete concorderete con me nel dire che l’aspetto scenico/visivo della serie è davvero perfetto ed estremamente coinvolgente.
Ebbene, si da il caso che io abbia iniziato a leggere Il rifugio delle puttane non appena ho finito di vedere la prima serie di Penny Dreadful e mi è sembrato di non essere mai uscito dall’epoca vittoriana, ma di star anzi continuando a camminare in scenari così vividi e reali da pensare di trovarmici dentro davvero. Questo per dirvi che la scrittura di Katy Darby risulta perfetta per un libro del genere. Strizza l’occhiolino al romanzo classico e ne attinge a piene mani per creare una storia che sa di classico e moderno al tempo stesso. E tutto risulta convincente, meraviglioso. Bello da ‘vedere’, oltre che da capire. E sebbene con Penny Dreadful abbia poco a che fare, anche Il rifugio delle puttane nasconde, in verità, i suoi lati horror.

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Il rifugio delle puttane parla di un’amicizia tra due uomini, Stephen ed Edward, rispettivamente medico e teologo, e di una donna, Diana, che in un certo senso contribuisce a sfasciare, ma anche a rinsaldare, questa amicizia e che riporta alla luce passati ‘oscuri’.

Il romanzo si presta a molte letture e tutte degne di nota.
Ci si può leggere una sorta di romanzo storico che mostra in particolar modo la condizione di certe donne costrette a vendersi, e di altre che cercano di salvare le prime, arrivando però a raffigurare anche l’intera condizione femminile.
Ma si può anche vedere la storia come un racconto sull’ossessione. Edward, infatti, diventa ossessionato da questa Diana che ricompare nella sua vita dopo lungo tempo. Ed è indubbiamente ossessionato dall’amicizia, tanto che mi son chiesto più volte se il suo sentimento fosse davvero amicizia.
C’è poi un tema che ultimamente trovo molto ricorrente nelle mie letture (che sia un caso?), ossia quello delle apparenze. Siamo c’ho che appariamo… almeno per gli altri. La storia infatti avanza tassello dopo tassello cambiando più volte la voce narrante e soffermandosi su periodi diversi, e a ogni tassello scopriamo qualcosa, ma non tutto, e a ogni tassello capiamo che i personaggi che abbiamo davanti non sono come ci appaiono, o come si giudicano tra loro. Potremmo dire che l’abito non fa il monaco, ma qui ad essere ingannati sono tanto i protagonisti quanto i lettori, perché sebbene sia Diana il punto focale delle false apparenze, anche Edward a fine lettura ci risulterà diverso.

Il rifugio delle puttane è un romanzo costruito con grande maestria, da una voce che sa quale tipo di risultato vuole ottenere e che si prodiga per raggiungerlo. C’è una costruzione intelligente alle spalle che riesce a reggere tematiche classiche e idee più contemporanee per creare, proprio come nel Penny Dreadful citato all’inizio, una storia nuova che sappia ammaliare il lettore facendogli credere di trovarsi nel passato, sebbene molte cose possano essere incredibilmente moderne.
Un romanzo che merita una lettura. E anche una rilettura. Uno di quei romanzi che vi dispiacerà di terminare.

Essere umani significa essere idealisti e fallibili, consumati e assaliti sempre da terrore e dubbio. Il lato oscuro della nostra capacità di aspirare alla santità e alla virtù è il nostro dover sempre sentire addosso il peso terreno della debolezza e del peccato, e qualche volta scoprirci inadatti a resistere alla sua forza.

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