Una lettera a Christian Jacq

Caro Christian Jacq,
come si incomincia una lettera d’amore? Me lo dica Lei che è uno scrittore, perché questa vuole essere una lettera d’amore, ma io non sono molto portato nello scriverle.
Facciamo così, Le dico subito tutta la verità: Lei mi ha cambiato la vita! Ma, che sia chiaro, me l’ha cambiata completamente!
Se oggi sono così, è merito suo.
Lo so, sembra un’esagerazione, ma Le posso assicurare che l’aver letto i Suoi lavori ha davvero deviato il corso del mio diventare adulto.

Chi legge abitualmente questo mio spazio web lo sa già, ma per Lei posso ripetermi.
Io odiavo leggere. Era una cosa che non mi piaceva e che trovavo noiosa. Leggevo a fatica solo perché a scuola mi chiedevano di farlo, ma in cuor mio detestavo ogni singola riga che scorreva sotto il mio dito indice.
Certo! Avevo leggiucchiato qualche cosetta come i Piccoli Brividi, ma non la consideravo davvero lettura… era qualcosa di piccolo e diverso.
Poi arrivò lei.

Ero in seconda media, quindi avevo dodici anni. Avevo visto la pubblicità dei primi libri della saga di Ramses in tv e, per qualche strana ragione, mi ero intestardito sul volerli leggere. Una cosa strana, a pensarci bene. Perché qualcuno che non vuole leggere dovrebbe essere così attratto da un romanzo? Eppure qualcosa mi chiama! O magari il marketing era semplicemente stato efficace.
Ramses - La dimora millenaria_fronteComunque sia, un giorno, di nascosto da mia mamma che controllava le mie finanze, andai in un’edicola del paese e mi presi la versione pocket de La dimora millenaria. Costava 6.900,00 lire.
Che meraviglia!
Mi misi subito a leggere e venni catturato.
Procedevo con estrema lentezza, perché non ero abituato alla lettura, ma non riuscii più a uscire da quella storia. Il coraggioso e saggio Ramses, la bellissima Nefertari… e l’Egitto, naturalmente.

Conservo alcuni ricordi molto precisi di quei momenti.
Per esempio di un giovane me timido e impacciato che leggeva quel romanzo verde, nella sua cameretta nuova, ascoltando i Five, una boy band che nemmeno ci si ricorda più. (Sì, ascoltavo i Five, ma la domanda da fare è piuttosto: perché ascoltavo i Five mentre leggevo Ramses? Ascoltare Enya mentre si legge Shannara ci sta, ma i Five con Ramses… non lo so. Fatto sta che, ancora oggi, quando penso a uno, automaticamente penso anche all’altro).
Oppure all’ora di lettura in classe che il prof. di lettere aveva ideato, dove ogni settimana, per un’ora, ognuno di noi studenti si portava da casa un libro e lo leggeva. Lì. Un espediente per incentivare la lettura. Mi ricordo benissimo il terrore quando il prof. decise di far leggere a turno, a voce alta, le righe che stavamo leggendo. E a me venne il terrore perché, diciamocelo, a Lei piace inserire scene amorose… e si immagina che imbarazzo, per un dodicenne, il dover leggere di una scena di sesso davanti a tutta la classe?
Beh, alla fine il prof. mi saltò e non lessi niente.

Il fatto è che quel libro mi cambiò profondamente. Sebbene si trattasse del secondo volume, e che quindi non avessi letto l’inizio della storia (l’avrei recuperata solo dopo la conclusione di tutti gli altri volumi), quelle vicende mi catturarono e per la prima volta nella mia vita VOLEVO leggere, VOLEVO passare il mio tempo libero a scoprire un racconto.
È una sensazione che da allora non mi ha più abbandonato. Da allora non ho mai smesso di leggere. E questo grazie a Lei.
Non solo. Nacque in me anche l’amore profondo per la civiltà egizia, talmente bella e complessa da continuare tutt’ora ad abitare nel mio cuore.

Capisce, Sig. Jacq, che cos’ha fatto? Lei mi ha praticamente creato!
Oggi gestisco un blog che parla di argomenti letterari, mi sono laureato in lingue e culture per l’editoria, ho addirittura scritto dei libri… e tutto questo perché quel libro ha profondamente deviato il mio percorso.

Ho letto anche altri suoi lavori, poi. Il faraone nero, e la saga della pietra di luce e altri, anche saggi. Fino ad arrivare al Figlio di Ramses.

Il-figlio-di-Ramses

È strano. Proprio durante la lettura de Il figlio di Ramses mi sono reso conto di essere cambiato molto da quel me dodicenne. Oggi probabilmente la sua scrittura non mi basta più, è quasi troppo semplice (spero non se la prenda se glielo dico). Eppure… eppure conserva parte di quella magia che mi aveva conquistato ormai più di quindici anni fa. L’inserimento della conoscenza e delle usanze egizie, che viene data in pasto al lettore tramite piccoli bocconcini, ma dosati così sapientemente da farci capire la grandezza di quel popolo millenario! E poi i personaggi, che vengono delineati subito, con tratti essenziali ma riconoscibilissimi. E che dire del momento in cui si re-incontrano Ramses e Nefertari? Cioè… mi veniva quasi da piangere perché erano lì. Incredibilmente diversi, perché percepiti attraverso occhi nuovi, eppure erano loro. Lì. Belli e possenti. Ancora una volta insieme. Insieme a me!

La lettura de La tomba maledetta, primo volume di questa sua nuova saga dedicata a Setna (il figlio di Ramses, appunto) pubblicata in Italia da Tre60, è stata questo per me: ritrovarmi. Ritrovare il me di una volta e il riscoprire quanto Le devo, caro signor Jacq.
Non potevo quindi uscirmene con una recensione oggettiva. Non potevo uscirmene con una recensione!
Lei e i suoi libri godranno per me sempre e comunque di una posizione privilegiata.
Lei sa trasmettere l’amore per questa civiltà, e nelle nuove pagine si sente forse più prepotentemente di un tempo. Lei sa amare quello che fa, e per forza di cose lo amo anche io. E forse la differenza con altri testi dalla scrittura più ‘alta’ è proprio questa.

Certo, oggi affronto libri come i Suoi in maniera molto diversa e con aspettative differenti, così come l’apprezzamento è di tipo nuovo. Però Le sarò sempre debitore. Di così tante cose che Lei non può nemmeno immaginare.
Dovrei offrirLe una cena, come minimo. Anzi, se Lei passa per l’Italia mi contatti che, ovunque si trovi, verro a cercarLa e troveremo insieme un buon ristorante. Dovrà sopportare un suo ammiratore muto e adorante, ma avrà la cena gratis.

Di certo, i Suoi libri continuerò a collezionarli, quindi Lei continui a scrivere.

Grazie ancora.
Con riconoscenza e amore.

Andrea

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