Il bambino fatto di melma

Il bambino fatto di melma sporcava sempre dappertutto, e questo era un gran problema! Non per i suoi amici, certo, quanto piuttosto per le bidelle.
Non si sapeva bene da dove fosse uscito, questo ragazzino marrone e gocciolante. Fin dal suo primo giorno di scuola, però, fu chiaro a tutti che gli stracci in dispensa non sarebbero bastati per renderlo pulito, o per rendere puliti i corridoi dove passava. Oh! Le bidelle tentarono di tutto per tenere linda la struttura, e infatti un così nevrotico lavorio non lo si era mai visto in una scuola. Solo che non si faceva in tempo a levare la fanghiglia da un corridoio, che subito ricompariva il ragazzino e bisogna ricominciare da capo.

I suoi compagni lo trovavano divertente. In aula aleggiava perpetuo un profumo di bosco in autunno e fuori potevano saltare sulle pozzanghere che il bambino fatto di melma si lasciava dietro. Era poi divertentissimo vedere quel compagno bizzarro alla lavagna, impegnato a risolvere un calcolo. Oh, lui era intelligentissimo, ma la sua mano gorgogliante faceva molta fatica a tenere il gesso e quando si agitava, il bambino fatto di melma si metteva involontariamente a spruzzare acqua putrida a destra e a manca. Il registro e il tailleur panna della maestra Bianca ne sanno qualcosa.

Era un bambino difficile da gestire, ecco. O, almeno, questo si sussurravano docenti e genitori. I bidelli avevano rinunciato già da qualche settimana a tentare di risolvere la situazione e la scuola era diventata una sorta di palude.
I bambini non erano mai stati così contenti di andare a imparare. Sarebbero rimasti in quell’edificio umido e gocciolante tutto il giorno, se solo avessero potuto.

Il bambino fatto di melma non era contento come i suoi amici, però. Perché il non riuscire a tenere bene il gesso non lo faceva davvero divertire. Non la decima volta che succedeva. E anche perché la mamma, ogni volta che lo abbracciava, si sporcava tutta. Lei non diceva niente e anzi sorrideva, ma lui vedeva quell’alone marrone sulla tuta, o sulla giacca, o sulle guance, e allora gli veniva da piangere. Solo che nessuno lo capiva che stava piangendo. L’acqua delle lacrime si confondeva con l’acqua e la terra del viso.

Per ovviare alla sua situazione, il bambino fatto di melma aveva tentato di incartarsi nel cellophane. Aveva preso un rotolo nuovo, di quelli da cinquanta metri, e aveva tentato di srotolarselo addosso. C’aveva messo quasi una giornata intera, ma alla fine i risultati furono deludenti.
Aveva pure provato con una sorta di tuta di plastica, di quelle usate in laboratori contenenti sostanze pericolose, ma niente. Si sentiva soffocare, o ribollire, o tutte e due le cose.

Poi, un bel giorno si svegliò pensando di aver trovato la soluzione a tutti i suoi problemi. Mamma, papà e bidelli vari avevano sempre cercato di fare delle spugnature per togliere quel sudiciume, sempre senza successo. Ma se invece di qualche spugna o un paio di stracci si fosse fatto una bella doccia? Come mai tutti erano stati così sciocchi da non proporgliela?
Il bambino fatto di melma era contentissimo, sicuro di aver trovato la giusta via. Corse allora fuori in giardino, agguantò il tubo che usava suo papà per annaffiare il giardino e aprì il rubinetto dell’acqua alla massima potenza, puntandoselo addosso.

Dopo pochi minuti la melma non c’era più. E nemmeno il bambino.

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2 pensieri su “Il bambino fatto di melma

  1. geniale e pure toccante. una sfavola coi controfiocchi. peccato solo che i miei figli ormai siano troppo grandi, perché l’avrei presa in prestito al momento di andare a letto. mmm… beh, però… con un po’ di pazienza (e di fortuna) attenderò di diventare nonno.
    : )

    • Ma grazie! Che bel complimento mi hai fatto! Grazie davvero per esserti preso il tempo di leggermi e pure di commentare. E in bocca al lupo per l’affair nonno! 🙂

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