A casa di Dio

Come mai i protagonisti ragazzi dei libri sono spesso sfigatelli e non il più cool della scuola?
Ci sono libri che hanno per protagonista il bullo e non il bullizzato?
Lo chiedo perché a memoria non ne ho mai letto uno che raccontasse la vita ‘del cattivo’, se così vogliamo chiamarlo.
Sarà perché solo le vittime, i fisicamente deboli sono degni di ottenere una storia?
O sarà piuttosto perché anche l’autore era uno sfigatello e ora che ne ha la possibilità cerca un po’ di redenzione?

Oppure, e questa ammetto di averla pensata oggi, la verità è che tutti, in fondo, siamo sfigatelli? Che in qualche occasione della vita siamo tutti stati vittime di bulli?

928978887684GRA_1_227X349_exact

Mi sono posto queste domande durante, e dopo, la lettura di A casa di Dio, un romanzo di formazione scritto da David Mitchell che ha per protagonista un tredicenne che, come ogni tredicenne ben sa, deve stare attento a come appare per non perdere posizioni nella piramide sociale della vita scolastica. Un ragazzino che a un certo punto ha pure la possibilità di ribaltare il suo status di nullità, ma che rinuncia all’Olimpo per salvare un amico. Un ragazzino come tanti, vittima forse più delle circostanze che dei compagni, che deve trattenere il suo essere per non venire etichettato come checca.

Si tratta di un romanzo meraviglioso, scritto in maniera meravigliosa, che non banalizza niente e che tratta il suo protagonista con grande eleganza, conducendolo sì attraverso un certo tipo di bullismo che tutti conosciamo, e attraverso questioni famigliari che tutti potremmo aver vissuto, senza però renderlo una vittima succube, ma piuttosto plasmandolo a poco a poco per trasformarlo in un essere umano. Mitchell mette la sua creatura di fronte ai suoi difetti e ai suoi pregi, gli mostra le vie che potrebbe percorrere e anche quelle che gli converrebbe seguire, ma lo fa avanzare con cautela. L’evoluzione marcia lentamente, in questo romanzo, e passa attraverso tante persone. Tante cose. Tanti ‘se stessi’ che devono trovare il modo di poter convivere dentro un unico corpo, dietro un’unica immagine pubblica.

È un romanzo, come ho già detto, che ha per protagonista quello che non sarà mai il figo della scuola. Quello che viene preso in giro. Ma solo ora mi rendo conto che qui nessuno è davvero il figo, il capobranco. O meglio, ognuno lo è in un determinato momento, in una determinata situazione, ma soprattutto tutti sono e saranno sempre degli sfigati che verranno maltrattati, prima o poi.

Non esiste l’intoccabile, nella vita vera. Non esiste un incantesimo speciale che può tenerti al sicuro da tutto. Che sia il bullo, un incidente, un divorzio… prima o poi sarà il tuo turno. L’importante è saper capire chi vuoi essere, chi vuoi diventare per davvero, e agire di conseguenza. L’importante è saper crescere.

Le persone sono nidiate di bisogni. Bisogni idioti, bisogni acuti, bisogni come pozzi senza fondo, bisogni come fuochi di paglia, bisogni di cose a cui ti puoi e a cui non ti puoi aggrappare. Le pubblicità lo sanno. I negozi lo sanno. Soprattutto nei centri commerciali, i negozi sono assordanti. Ce l’ho io quello che vuoi! Ce l’ho io quello che vuoi! Ce l’ho io quello che vuoi! Ma camminando per Regent’s Arcade, notai un nuovo bisogno che di solito è talmente vicino che non sai di averlo. Tu e la tua mamma avete bisogno di piacervi. Non di volervi bene, ma di piacervi.

Annunci

Un pensiero su “A casa di Dio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...