Il bambino fatto di stelle

Il bambino fatto di stelle brillava ogni notte ed era un ribelle.
Di sera correva lungo le vie più scure e gridava alle finestre illuminate nomi carichi di fantasia: Antares, Vega, Mintaka! Polaris, Alcione, Taygeta!
Quando passava sotto un lampione questi, invidioso di quella vivida lucentezza, si spegneva di colpo per non riaccendersi più. E quando passava davanti a uno specchio, il bambino fatto di stelle si concentrava per brillare più forte e la lastra riflettente si anneriva imbarazzata.
Non c’era cosa che potesse impaurire il bambino fatto di stelle. Non c’era adulto, bambino, maestro o mostro che potesse indebolire la sua luce.
Non c’era nessuno di cui il bambino fatto di stelle avesse davvero bisogno. Né mamma, né papà, né amici, né fantasmi. Ma tutti avevano bisogno di lui, tutti lo volevano. Perché era bello, luminoso, simpatico e veloce.
Tutti volevano stare vicini al bambino fatti di stelle, perché era fatto di stelle.

Il bambino fatto di stelle brillava ogni notte ed era un ribelle.
Il bambino fatto di stelle era un sogno. Il sogno del bambino fatto di buio.
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2 pensieri su “Il bambino fatto di stelle

  1. forse troppo “brusco” lo scarto in chiusa, ma anche qui mi ha colpito l’inventiva fluida, quasi naif (alla Rodari, per intenderci, ed è il più bel complimento ch’io possa farti) al servizio di una sensibilità davvero notevole.

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