Il bambino fatto di sale

Il bambino fatto di sale è un bambino brillante. Non nel senso che è particolarmente intelligente (sebbene in matematica e scienze abbia voti più alti dei mei), ma proprio perché brilla alla luce del sole. Sì! Come uno specchio. O come uno di quei lampadari che hanno le nonne, fatto di tante gocce di vetro! I cristalli bianchi che lo compongono riflettono infatti i raggi luminosi, facendolo assomigliare a una stella incandescente.
Da marzo a settembre, gli insegnanti devono sempre entrare in classe con gli occhiali da sole se vogliono interrogarlo senza rimanere abbagliati.

Il bambino fatto di sale è l’amico ideale se si vuole giocare alla lotta, perché non può farsi male. Al massimo qualche cristallo cade a terra, ma lo si può sempre riattaccare. Uno sputo e via! Una gran comodità che un po’ gli invidio. Io infatti me la sono rotta una gamba, e non è stato affatto piacevole.

È bello avere il bambino fatto di sale seduto vicino a sé quando si va a pranzo dalla mamma di Manuel, che si dimentica sempre di mettere il sale nella pasta. Basta farsi prestare un dito da lui e soffiarci sopra con forza. La pasta ne risulterà sicuramente migliorata!

È divertente andarci al mare assieme, perché là nessuno lo conosce, e allora possiamo organizzare fantastici scherzi. Come quella volta che… anzi no! Come quell’altra volta che, con l’aiuto del nostro amico Desiderio, abbiamo inscenato uno spettacolino d’illusionismo. Li avevo fatti accomodare entrambi in una cassa col doppio fondo e io avevo indossato un mantello nero. Quanti applausi ho ricevuto facendo finta di trasformare Desiderio in una creatura di sale!

Ma non è sempre facile essere amici di un bambino fatto di sale.

Il giorno del tuo compleanno, infatti, potrebbe volerti abbracciare. Niente di male, penserete voi, ma avete mai provato a strofinare del sale sulle ferite che vi siete fatti cadendo dalla bicicletta? No? Bè, fa molto male! La carne viva brucia come se vi foste scottati e vi scenderà di sicuro una lacrimuccia.

Se dovete giocare un’importante partita di calcio, poi, ma piove, allora siete fritti! Perché il bambino fatto di sale è l’attaccante migliore della squadra, ma con l’acqua si scioglie. E no, non fa nemmeno in tempo a coprire metà campo.

Per non parlare del mare! Ci possiamo fare grandi risate imbrogliando gli altri ospiti, ma una nuotata con lui non è proprio possibile. Già mettere a mollo i piedi potrebbe essere la fine.

E quando d’inverno scende la neve, e si potrebbe finalmente andare con lo slittino, bè… se c’è in giro il tuo amico fatto di sale viene tutto rovinato. Camminando tra i candidi fiocchi, infatti, i suoi cristalli trasformano la neve in acqua e così lo slittino non scivola più, e sebbene tu ci abbia messo due ore per vestirti a dovere devi rientrare in casa sconsolato.

Col bambino fatto di sale a volte non ci parlo. Non lo faccio perché a guardarlo mi fanno male gli occhi. E sento quasi bruciarmi la bocca. E poi voglio giocare a calcio. Oppure passeggiare nella neve.

Altre volte ci parlo, e allora ridiamo a crepapelle. Solo che poi torna l’inverno e…

La mamma mi dice che sono proprio maleducato a fare così. Ma lei non ha mai avuto un amico fatto di sale. E non ha mai nemmeno giocato a calcio, a essere sinceri.
La mamma mi dice anche che, forse, pure io sono un intralcio per il bambino fatto di sale. Per esempio non posso fare la gara a chi brilla di più, perché io non brillo affatto. Oppure, quando giochiamo a fare la lotta, lui deve trattenersi perché se mi da un calcio troppo forte mi manda all’ospedale e non c’è sputo che tenga.

La mamma mi dice anche che, forse, potremmo trovare una soluzione. In caso di neve potremmo mettergli dei lunghi stivaloni e se piove potremmo prestargli una tuta impermeabile.
“A volte le soluzioni sono più semplici dei problemi.” dice spesso la mamma, ma lei mica ha dovuto fare le verifiche con la mia maestra di matematica!

Però la mamma forse ha ragione.
Allora posso riparlarci col bambino fatto di sale. Anche perché domani c’è il compito di storia, e se c’è il sole lui può distrarre il maestro mentre io copio.

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