Non abitiamo più qui

Ho aspettato molto per parlarvi di Non abitiamo più qui. Un po’ come per Le Onde, di cui effettivamente non vi ho ancora parlato.

Il problema, con questi due libri, è che sono troppo… miei.
Li sento tanto. Li sento troppo.
Sono testi che non si possono trovare nella lista delle mie letture preferite; i loro titoli si trovano infatti nel minuscolo scaffale collocato tra il ventricolo destro e il ventricolo sinistro del mio cuore. Un luogo in cui si genera e si raccoglie la mia vita. Un centro focale. Un flusso continuo di sangue e sentimenti e pensieri. Perché io penso col cuore, forse troppo spesso.

Quindi, parlarvi di qualcosa che è profondamente mio, inesorabilmente me, mi risulta difficile.
Cosa posso dire? Cosa devo dire? Cosa?

Che poi, non è che sento miei questi racconti perché mi sono capitate cose simili. No. Anzi! Li sento miei per una conformità di pensiero, per uno stesso modo di vedere le cose. Cioè… sento vicini i pensieri, le ipotesi.

cop. McMurtry 5.0

Non abitiamo più qui è una raccolta di tre racconti che ruotano attorno a due coppie. Ogni racconto lo fa da un punto di vista diverso, quindi si riesce a ‘scavare’ nell’anima di almeno tre dei quattro personaggi in gioco.
Si fanno però scoperte dolorose, cariche di tristezza. Scoperte che nascondono degli sprazzi di felicità, o possibilità meravigliose, ma che per qualche motivo non vengono colte, o vengono lasciate sospese.
Non è una vita grama, quella descritta da Dubus. È più una vita… reale.

Dubus viene spesso paragonato a un chirurgo. È vero. È così.
O forse, più che a un chirurgo, io lo paragonerei a un Entomologo. Perché osserva da un punto privilegiato. E studia. E descrive quello che vede.

Vi suggerisco di leggere il post che Maria di Scratchbook ha dedicato a questo volume. Lo trovate qui. E vi consiglio di leggerlo perché ho scoperto questo autore proprio grazie a lei. E perché anche le sue righe sembrano concordare con quanto ho detto io, con quello che ho sentito io. Ma magari lo fa meglio.

Ecco. Non so più cosa dire. Non perché non abbia più niente da commentare, ma perché mi risulta difficile liberare i pensieri in forme concrete.
Vi chiedo scusa.
Vi invito però a dare una possibilità a quest’autore meraviglioso, dalla scrittura magnifica, equilibrata, perfetta. Credo potrebbe essere una grandissima scoperta per molti.

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