L’amica geniale, ovvero Delle alte aspettative

Tra i vari titoli letti nell’ultimo periodo e di cui non vi ho ancora parlato, ho scelto di partire da L’amica geniale di Elena Ferrante. E questo non perché sia il titolo che più mi ha colpito, ma anzi perché, trattandosi del romanzo che mi ha lasciato di meno, mi diventa più facile parlarne.

amica geniale

Lo so. A questo punto mi starò già tirando addosso una valanga di commenti da quei lettori che amano la Ferrante alla follia ma… piano! Non ho detto che il suo libro è brutto. Molto semplicemente ritengo che tra quelli letti ultimamente sia il meno ‘potente’. E anche il meno interessante.

L’amica geniale è un romanzo estremamente scorrevole e indubbiamente capace di saper catturare un lettore nelle vicende delle due giovanissime protagoniste, Lila ed Elena. Tutto scorre incredibilmente bene e le ragazzine che ci mostrano quello che succede nel loro quartiere di Napoli, i cambiamenti che col tempo avvengono in loro e nella città, in un certo senso, risultano affascinanti al punto giusto.

L’unico vero problema del libro è costituito, secondo me, dalle altissime aspettative che tutto il brusio nato attorno a quest’opera mi aveva creato.
Il fatto che tutti ne parlino bene, che perfino in America lo amino con grande trasporto, che si dibatta per assegnargli lo Strega, ecc. mi ha lasciato intendere che questo testo fosse qualcosa di geniale, di talmente bello da stregarmi e pietrificarmi e lasciarmi marcire nella mancanza delle due protagoniste per giorni e giorni e giorni e giorni.
Ma così non è stato.

L’amica geniale è stata una lettura godibilissima, bella, vivace anche. Ma è stata una lettura che mi ha lasciato poco.
Non ho ricordi che di tanto in tanto mi sconquassano il cuore per riemergere prepotenti. Non ho parole che si fanno sussurrare in un momento di silenzio. Non ho immagini, non ho battute, non ho niente che mi spinga a voler davvero completare questa tetralogia.

Allo stesso tempo non posso dire che si tratti di un libro vuoto come per esempio La regina delle nevi di Cunningham. In quel caso, infatti, si sentiva che l’autore voleva dire qualcosa, ma io non riuscivo a capire cosa.
Ne L’amica geniale, invece, c’è pura narrativa. È la storia che fa tutto. E la cosa non è un male, anzi… ma deve essere una storia che ti stordisce per essere davvero ricordata. O almeno io la penso così.
Invece ricordo poco. E quel che ricordo è lieve.
La lettura è stata lieve.
Bella, semplice, ma una lettura che mi verrebbe da fare per passare un paio d’ore di distrazione, ecco. Nulla più. Che, ripeto… non è un male, anzi. Ma non è quello che mi aspettavo.

Mi rendo conto di non aver detto praticamente nulla sul libro in sé. Ma il punto è che a volte tutta la morbosa attenzione che si rivolge su un unico titolo, come in questo modo… bè, è più dannosa che altro. Perché se io avessi affrontato questa storia senza aspettative, probabilmente me la sarei goduta meglio. E invece ad ogni pagina ero lì che mi chiedevo: “ma dov’è ‘sta roba geniale? Dove?”

Ecco. Per concludere devo ammettere che no, non sento l’esigenza di concludere la saga. Sarei però piuttosto curioso di leggere i primi titoli della Ferrante, tipo L’amore molesto, che sembrano molto differenti.

Voi che esperienze avete con quest’autrice?

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Un pensiero su “L’amica geniale, ovvero Delle alte aspettative

  1. Little Miss Book ha detto:

    Mi ero sfuggito questo post.
    Io non faccio testo, per me è #FerranteFever. Della tetralogia i migliori sono i primi due, gli ultimi tirano per le lunghe una storia già segnata dalla figura di Lila. Il mio preferito resta L’amore molesto, libro d’esordio, il più coinvolgente e il più complicato per ritmo. Anche La figlia oscura ha una trama interessante. Non mi ha entusiasmato I giorni dell’abbandono.
    I temi della Ferrante sono sempre gli stessi declinati in vari contesti e con maggiore o minore forza.
    Forse dovresti leggere La frantumaglia, a parte le irritanti risposte agli editori, l’autrice rivela anche la sua personalità attenta e curiosa.

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