Untitled (AKA deliri)

Ho letto un articolo. L’ennesimo, ultimamente, col quale non mi trovo del tutto d’accordo.
A volte mi viene proprio voglia di abbandonare social vari per poter fare a meno di incappare in post o commenti che mi avvelenano il sangue. Solo che, anche per motivi di lavoro, al momento non mi è possibile. Quindi continuo, anche se so che non dovrei, a leggere link che poi mi fanno incavolare/rabbrividire/ecc. Non è esattamente questo il caso, ma ha indubbiamente contribuito a riportarmi su un argomento che recentemente ha fatto furore, almeno tra i lettori, ovvero la campagna #ioleggoperché. E io ho sentito la necessità impellente di dire la mia, circa, sulla cosa. Praticamente, ho deciso di creare un post che potrebbe avvelenare il sangue di altri. O avere ulteriori ripercussioni sul mio sistema nervoso. Vabbè. Predico bene e razzolo male.

Comunque.
Il punto che mi rende perplesso è quello che, riassunto, fa circa così: lasciamoli in pace questi non lettori, hanno tutto il diritto di non leggere e avranno i loro buoni motivi per non farlo. Chi legge non è necessariamente migliore di chi non lo fa.

Ora, è vero, ognuno ha il diritto di fare quello che gli pare. Quindi ognuno ha il diritto di non leggere.
E sì, è vero pure che non necessariamente un lettore è migliore di un non lettore.
Ma davvero non si sa perché la gente non legge? Davvero davvero?
Ma ve lo dico io!
Perché PENSANO che sia una noia.

A me fanno veramente ridere quelli che ritengono ci siano motivazioni profonde dietro la scelta di non leggere. Cioè… sì, qualcuno che ha una sua personale ragione di tutto rispetto ci sarà sicuramente, ma la maggior parte delle persone che non leggono non lo fanno perché pensano sia noioso. O al massimo che non serva a niente.
Non mi sembra difficile capirlo.
O forse un lettore che legge da una vita una cosa del genere non riesce nemmeno a considerarla possibile?
Certo. Potrei anche sbagliarmi. Questa mia teoria potrebbe essere una tremenda boiata, ma per almeno un paio di motivi sono portato a pensare che non sia così.

MOTIVO 1: esperienza personale.
Chi di voi segue questo blog probabilmente sa che sono diventato un lettore tardi. Almeno fino alla terza media io ODIAVO leggere, non volevo proprio saperne. Mi annoiavano da morire, i libri, e capitava molto di rado che ne aprissi uno. Cosa ci dovevo fare con quei cosi di carta, quando potevo uscire in bicicletta o girovagare per i boschi?

MOTIVO 2: esperienza sul campo.
In questa prima parte dell’anno ho fatto vari incontri nelle scuole per parlare del Raccattastorie. In più occasioni mi è capitato di affrontare l’argomento lettura e se chiedo per quale motivo i ragazzi non leggono, si arriva bene o male a parlare di noia.

Ma, in fondo, basta ragionarci un attimo.
Cioè… io faccio una cosa perché mi piace farla (ammenoché non si tratti di lavoro, e allora…). Se non la faccio, semplicemente è perché non mi piace. Soprattutto in un campo che riguarda prevalentemente l’utilizzo del tempo libero e in particolar modo l’area artistica. Perché guardo un film e non leggo? Perché mi prendo le mie due ore per andare a un museo ma non vado a leggere un libro? (Che ci sono pure libri da leggere in due ore eh!)
Io non ho mai giocato a calcio nella mia vita perché mi annoia da morire correre dietro a un pallone. Per esempio. Le poche volte in cui sono stato costretto a farlo a causa del tentativo di mantenere stabili le mie relazioni sociali negli anni scolastici… beh… lasciamo perdere.

A questo punto i problemi sono due:
1. perché queste persone ritengono noiosa la lettura?
2. sapendo che la credono noiosa, perché dovrei tentare di far cambiare loro idea?

Io le mie idee a questo proposito ce le ho.

1. Il concetto libro=noia nasce in gioventù.
Come vi dicevo prima, me ne rendo conto prendendo in considerazione il mio percorso personale e i riscontri nelle scuole che ho visitato di recente.
Secondo me c’è, per prima cosa, il fatto che i libri ti ricordano indubbiamente un dovere, perché da una certa età tu associ i libri con la scuola e i compiti. Ovvio e naturale. E qui possono succedere almeno due cose: o uno non ci prova proprio a leggere, come bene o male facevo io, o uno ci tenta pure e legge una cosa che gli fa vomitare, e quindi adios! Anche qui, lo dico per esperienza. E l’unica soluzione possibile è che quel ragazzino, o quella ragazzina, riesca a trovare il libro giusto in grado di cambiargli la vita. A me è successo per caso. Ed è per questo che non sono del tutto contrario all’inserimento di testi moderni nelle antologie scolastiche. Non mi viene da vomitare se vedo Hunger Games in un libro di scuola, per dire. Perché è vero che non tutta la letteratura ha lo stesso valore, ed è pur vero che se mi mettono Twilight a rappresentare il genere gotico il naso si storce pure a me (mi pare ovvio che tutto debba avere il giusto peso, per intenderci), però è vero anche che non posso appassionarmi alla lettura partendo da Moby Dick (anche in questo caso si tratta di esperienza personale).
Le classi che hanno letto il Raccattastorie, per mia fortuna, sono state tutte piuttosto contente del libro e lo hanno trovato divertente. Anche chi di norma non legge conferma di non essersi annoiato, anzi. Una ragazzina me l’ha proprio detto: “A me non piacere leggere, però il tuo libro mi è piaciuto molto!”. Soddisfazione personale a parte, in questi casi io gli dico sempre “Ma non vi viene voglia di andare a provare altri libri, allora? Ce ne sono di ben più belli del mio!”
La speranza è che qualcuno lo faccia davvero.
Ma il punto è che Il Raccattastorie è un testo piuttosto semplice, divertente, ironico… e che quindi li incoraggia di più a proseguire la lettura. Poi si cresce e i gusti si affinano. Non per tutti è così, ma è anche ovvio che appassionandosi a una cosa poi si tenterà, col tempo, di rifinire quella passione. Di ampliarla e purificarla.
L’importante, secondo me, è che un ragazzino si possa rendere conto di quanto divertente possa essere leggere.
L’altro giorno, per esempio, ho chiesto a dei ragazzi di prima media il motivo per il quale, secondo gli insegnanti o i grandi in generale, gli dicevano che fosse giusto leggere. “Per imparare!” ha detto qualcuno, “Perché è il cibo della mente!” ha risposto un’altra. Tutte belle risposte eh, per carità. Ma io gli ho detto: “Beh, io vi do un motivo che di solito non vi danno. Leggete per divertirvi, se non vi diverte non leggete.”
Perché lo penso davvero! Se non avessi trovato quel libro che mi è molto piaciuto, e che quindi ha riempito le mie ore di divertimento… non sarei qui ora.
Per arrivare a Virginia Woolf sono dovuto partire da Ramses!
Tutto il resto arriva dopo.

2. E questo resto esiste!
No, chi legge non è necessariamente migliore di chi non legge. Però è indubbio che alcuni meriti la lettura li abbia. Per prima cosa penso al fatto che, a differenza di altre arti, la lettura comporti necessariamente un utilizzo diverso del cervello, perché a differenza di un film tu non vedi, non subisci passivamente. Tu devi immaginare. Sei parte attiva della fruizione. E presumo che qualcosa, a livello neuronale, funzioni quindi diversamente. No?
Poi, sempre per esperienza personale, sono arrivato alla conclusione che la lettura riesca a farti imparare qualcosa su di te e sugli altri. E se c’è un modo per vivere meglio in questo mondo, io credo sia imparando a conoscersi e a riconoscere le identità altrui.
Ovvio che non è un processo automatico: leggo=salvo il mondo. No! Però credo che anche un piccolo passo verso la miglior comprensione di sé e degli altri possa portare qualche frutto.
Quindi sì, per me bisogna tentare di trasformare i non lettori in lettori.
Per prima cosa perché loro non sanno quanto sia divertente leggere. E poi perché magari la cosa torna utile a tutti.

Solo che, secondo me, è troppo tardi agire sugli adulti. O meglio, ci saranno casi di successo eh, però sarebbe bene partire dalle elementari. Ma non dico che sia necessario fare chissà quali progetti. Io credo basterebbe partire dal concetto di divertimento. Si devono proporre letture che mostrino il piacere dell’atto, e poi si va a scavare.

È per tutto questo che #ioleggoperché mi ha lasciato perplesso, ma anche entusiasta.

Perplesso perché è effettivamente un modo molto rischioso, quello proposto. Agire da setta religiosa per diffondere il verbo a chi un dio non lo sta proprio cercando…
Perplesso perché presumo che per stampare tutti quei titoli qualche soldino sia stato cacciato fuori dallo stato, e magari poteva essere usato per progetti diversi.
Perplesso perché si rivolge a un potenziale pubblico di adulti.
Perplesso perché diffido dell’umanità e dei messaggeri, e infatti qualcuno ha ben pensato di usare i titoli che aveva in mano per altri scopi.

Entusiasta perché una cosa simile, in verità, l’avevo pensata pure io. Solo che l’avrei applicata ai bambini.
Entusiasta perché, sebbene estremamente diffidente, poi ho letto post come quello di Malitia che mi hanno rincuorato. Perché in fondo servivano persone come lei in grado di ‘sviluppare’ un’idea che poteva risultare catastrofica. Come tutte le cose, dipende sempre da come ci si pone.

Questo post interminabile, rileggendolo, mi pare non abbia né capo né coda. Ma allo stesso tempo ci tenevo a esplicitare un mio pensiero: è necessario formare nuovi lettori, ma è necessario partire prima. È necessario distruggere alcuni stereotipi legati alla letteratura, ma è necessario sterminarli alla nascita. È necessario perché aiuta a diventare persone, in qualche strano modo. È necessario ANCHE per salvare un’intera filiera industriale.

Annunci

5 pensieri su “Untitled (AKA deliri)

  1. Mi è piaciuto l’articolo. Non male, in effetti. Anch’io ho trovato un po’ fuorviante e prestanome #ioleggoperché, ma d’altra parte penso che sia destino di queste iniziative che partono bene e poi non si sa dove vadano a finire.
    Sono d’accordo sul fatto che non necessariamente chi legge sia migliore di chi non legge, ma senza dubbio la lettura, la conoscenza aiuterebbero le persone a comprendere e a comprendersi meglio. Mi domando Ulisse cos’avrebbe pensato… (e lo dico proprio perché ho finito da poco di leggere la sua storia romanzata da Manfredi).
    Inoltre ammetto che a mia volta storcerei un po’ il naso su certe letture moderne che dovrebbero interessare i giovani. Sono convinto che esistano romanzi migliori di Hunger Games o Twilight, che purtroppo ho letto qualche tempo fa con enorme delusione. Li ho criticati aspramente, da scrittore e da lettore, ma magari è questo che vogliono i giovani proprio per avere poi un corrispettivo cinematografico e dire: “Accidenti! Adesso andiamo a guardarlo al cinema, per vedere se è più bello!”
    Ci sta, è un modo come un altro di spronare i giovani a leggere e a divertirsi! Divertirsi sopra tutto perché anch’io che, a mia volta, ho iniziato a leggere un po’ alle superiori, ora divoro libri come se non ci fosse un domani perché nel mio cervello ho sbloccato quella molla che mi fa capire quanto sia divertente, bello e interessante conoscere storie nuove. Oltre che tornarmi utile per mio arricchimento culturale e letterario che mi serve per l’attività di scrittore.

  2. Condivido il tuo post. Non sono mai riuscito a convincere i miei fratelli a leggere con costanza…o meglio, a cercare con perseveranza il libro giusto che catturi la loro curiosità.
    Vorrei aggiungere la mia esperienza personale: per me leggere era viaggiare, anche solo con l’immaginazione, specialmente da piccolo, quando non viaggiavo granché. E poi era (ed è) vivere le vite degli altri: avventure, vicende dal passato, drammi, storie di fantasia… Vite di seconda mano, ma forse è lo stesso desiderio d’evasione di chi guarda film, gioca ai videogiochi, legge i giornali di gossip.

    • Grazie mille per la tua esperienza e il tuo pensiero, Davide.

      Il punto secondo me, di libri come HG o Twilight (e a me HG è piaciuto XD) è che possono dare il via a un’esperienza come quella della lettura. Come dicevo, io ho iniziato a leggere con Ramses. A rileggerlo adesso la trovo una commercialata apocalittica, ma all’epoca mi prese così tanto che non mi fermai più.

      Secondo me libri come questi possono essere dei buoni trampolini, poi sta alle singole persone rafforzare i loro gusti col tempo. E ovviamente non tutti lo faranno. Ma da qualche parte bisogna pur partire.

      • Condivido! Io ho cominciato la mia carriera di lettore con Topolino. Il passaggio ai libri è stato molto semplice. E ho incontrato nel mio percorso di studente un’insegnante che ci consigliava di leggere fumetti, pur di leggere.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...