Draghi

Che cosa sono i draghi?
Delle creature. Certo. Creature mitologiche direbbe qualcuno. Forse tutti.
Buone o cattive?
Ecco, qui il discorso si fa già più complesso. Perché sebbene noi occidentali siamo abituati a vedere queste bestie come mostri crudeli, che passano il tempo bruciando città, fuggendo a cavalieri dalla scintillante armatura, in oriente il discorso è ben diverso. Lì, i draghi sono benigni. Sono spiriti buoni e benaugurati.

I draghi presenti nel libro di Riccardo Corsi sono però altro. E questo altro è indefinibile.

draghi

Draghi non è un romanzo. Non è una raccolta di racconti. Non è un insieme di pensieri filosofici. Non è un raggruppamento di leggende, magari riviste. Non è un catalogo di pensieri. Né di emozioni. Non è un’esposizione di descrizioni minuziose.
Draghi è tutto questo. E allo stesso tempo non lo è.

Ma il linguaggio è un cavallo arabo con una stella sulla fronte, nessuno può domarlo. La lingua è un serpente che si perde in giardino a guardare le farfalle, a spiare le geometrie floreali delle rondini. La serpe lascia in pace la mela, non bisbiglia nell’orecchio di Eva, scivola via lontano dietro quel sasso: è preda della sua stessa distrazione. Incendia ogni istante di quell’eterno presente sospeso che è l’unico tempo del giardino.

Draghi è forse la pelle di una bestia da cui prende il nome. Perché è un libro fatto di scaglie cangianti, che a seconda del punto di osservazione cambiano colore, ora più acceso, ora più smorto. Sono scaglie robuste, resistenti, capaci di resistere al fuoco e agli affondi di spada. Sono scaglie acuminate, che se ti colpiscono sono capaci di conficcarsi sotto la pelle. Sotto i tessuti. Dentro le vene. Nel cuore. Nella testa. E, insieme, queste scaglie formano la pelle di un drago maestoso. Grandioso! Ma che in quanto tale non si riesce del tutto a definire.

Il poeta è come quel serpente che disobbedisce alla sua disobbedienza, seminando nel tempo istanti aperti come i fiori del giardino.

Di certo, Draghi non può lasciare indifferenti. Draghi artiglia e ti avvelena con delle parole che ti entrano in circolo e non smettono di gironzolarti nelle arterie.

Per il poeta seminare è già raccogliere.

Draghi è un libro da leggere frammento dopo frammento. Scaglia dopo scaglia. Magari una al giorno. Così ogni giorno sarà diverso, perché diverso è ogni frammento. Ma ogni giorno avrà sicuramente qualcosa da dirvi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...