Intervista a Nadia Terranova

Eccomi! Finalmente sono riuscito a fare questa intervista! C’ho messo una vita ma è esclusivamente colpa mia. Ormai, sarà la vecchiaia, mi vengono solo idee per domande farlocche, quindi ho atteso un po’ sperando in un improvviso barlume di intelligenza che… no, non è venuto. Quindi vi beccate le domande farlocche.
Ma non temete! Per fortuna Nadia è intelligente sempre, e quindi ha dato risposte belle che nobilitano pure le domande.

Nadia, ovviamente, è Nadia Terranova. L’autrice che ha scritto lo splendido Gli anni al contrario, ma non solo. Io la adoro! Quindi, per forza di cose, dovete adorarla anche voi.

Ma bando alle ciance e via con l’intervista!
Io ringrazio ovviamente Nadia, che è sempre disponibilissima, e vi invito a scoprire le sue doti da scrittrice.

Questa domanda non dovrei fartela ma sono curioso. C’è della storia personale in questo libro? Lo chiedo per Messina, la facoltà di filosofia, gli anni… cioè, i presupposti ci sono tutti.
Felice di ritrovarti, Andrea. Non ci sono domande che non si possono o peggio che non si devono fare. La mia storia attinge a un vissuto e lo rielabora in forma di romanzo.

C’è un motivo per cui hai scelto proprio quegli anni? Perché, come sai, a me pare che una qualsiasi passione/ossessione potesse fungere da ‘scollante’ per la coppia. Eppure tu hai scelto proprio quegli anni.
C’è qualcosa di universale nella maledizione che pesa sull’impossibilità di Aurora e Giovanni di essere felici insieme, ma la loro storia non poteva prescindere dall’alfabeto del Settantasette e dai danni del riflusso. Le accensioni e gli spegnimenti fulminei di Giovanni trovano un appiglio nelle intermittenze di quegli anni, ci si aggrappano e ne vengono soffocati.

Come si passa dai libri per ragazzi alla narrativa per adulti? O meglio, c’è una differenza tra le due, per te?
Bisogna essere serissimi in entrambi i casi, forse per ragazzi tocca essere ancora più rigorosi, sia per far ridere che per commuovere. Il mio sogno è che adulti e ragazzi si strappino di mano e si sbircino gli stessi libri.

Lo sogno pure io, Nadia. Sarebbe una cosa stupenda. E a tutto vantaggio degli adulti, mi sa, perché la narrativa per l’infanzia nasconde delle vere chicche.

Giovanni è lo scapestrato di turno. Però pure Aurora… Solo che lei lo fa a suo modo. Tornando a studiare e volendo fare ricerca in determinati ambiti storico sociali, per esempio.
Sì, ok. Non è una domanda. E’ una riflessione che mi si è palesata quando Aurora fa domanda per diventare ricercatrice. e la sto esternando perché potrebbe sembrare che sia solo Giovanni a perseguire i suoi desideri personali, e quindi a ‘dimenticare’ la famiglia, e invece non è proprio così.
Verissimo! Bello che tu l’abbia notato: anche Aurora ha la sua porzione di egoismo e testardaggine. Meno evidente, forse, ma non meno dolorosa e dannosa per sé e per gli altri.

81puq3w7kVLCredi che se Aurora non fosse rimasta incinta lei e Giovanni sarebbero rimasti insieme? E credi che se fossero nati e vissuti in anni diversi sarebbero rimasti insieme?
In questo momento ragioni proprio come loro e (ridacchio) vuol dire che la mia trappola ha funzionato. Entrambi se lo chiedono continuamente, entrambi si fanno divorare da un’ansia anticipatoria che non permette loro di vivere. Passano il tempo a chiedersi dove s’inceppa la loro coppia, a maledire il passato e sfiduciare il futuro.

Parliamo di Mara. Intanto, da dove arrivano quegli occhi inquietanti? L’associazione occhi inquietanti-bambino appena nato a me dà l’impressione che a spaventarci sia la carta bianca, in verità. Cioè, quegli occhi vedranno tutto quello che farai. Impareranno osservandoti. E in base a quello che vedranno, decideranno quanto amarti.
Potrei tirar fuori infiniti riferimenti, da “I bambini ci guardano” di Vittorio De Sica a “Big Eyes” di Tim Burton. In effetti l’immagine di un neonato che ti fissa nel buio è di per sé terrificante, poi se hai vent’anni, sei fragile, ti senti sbagliato e allo stesso tempo di quegli occhi sei responsabile… Nel mio libro i grandi, caotici e insicuri, si sentono giudicati dal silenzio dei più piccoli. O meglio: proiettano su quel silenzio le loro paure, il giudizio su di sé che hanno emesso loro per primi.

Ho come l’impressione che Mara sia quel filo leggero che tiene insieme la coppia Aurora-Giovanni, ma allo stesso tempo sia anche la causa, o tra le cause, della loro disunione. Tu che ne pensi?
Sì, li unisce e li divide, già dal nome e per dieci anni che volano in un attimo. Di questo ruolo che non ha scelto, la bambina sente il peso e la colpa, mai il potere.

Vabbè, credo di averti chiesto già abbastanza sciocchezze, quindi passo a una domanda super seria: progetti per il futuro? Cosa ci dobbiamo aspettare dalla mitica Terranova?
A maggio o giugno uscirà un romanzo per ragazzi, per Einaudi Ragazzi, che ho scritto l’anno scorso e sto rifinendo. Dopo l’estate invece credo che mi metterò seriamente a lavoro sul prossimo per i cosiddetti grandi, di cui per ora ci sono solo idee e tracce balzane e disunite nella mia testa.

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