Di sabato. Di scoperte.

Sabato è iniziato il mio tour nelle scuole, ossia una serie di incontri con quelle classi che hanno deciso di leggere Il Raccattastorie. Magari nella speranza di imparare qualcosa divertendosi.
Ad aprire le danze sono state due classi di seconda media dell’Istituto Comprensivo Ippolito Nievo di San Donà di Piave.

Ora. Non vi racconterò dell’ansia che mi attanaglia ogni volta che mancano dieci minuti a una mia presentazione pubblica.
Non vi racconterò della mia introduzione assai poco brillante.
Non vi racconterò nemmeno delle domande che mi sono state fatte. Alcune davvero molto brillanti!
E neanche delle buonissime frittelle che hanno tentato di placare la mia golosità.

Vi dirò però che sono rimasto fulminato. Folgorato!
Dall’interesse mostrato da ragazzi e insegnanti.
Da alcune riflessioni davvero sorprendenti che nemmeno a me riuscirebbero.
Dall’affetto che qualcuno può provare per un personaggio inventato da te.

Dalla responsabilità che ho.

Quest’ultimo punto l’ho staccato dal resto perché mi preme particolarmente.
Finito l’incontro, infatti, l’insegnante mi ha lasciato alcuni temi scritti proprio sul Raccattastorie.
Mi hanno molto commosso perché mi hanno mostrato come una cosa che fino ad oggi era per me molto immateriale, abbia in verità un proprio peso, e una propria libertà.
Sebbene Il Raccattastorie abbia infatti una forma fisica da ormai qualche mese, fino a sabato l’ho sempre pensato come una mia fantasia, un qualcosa che esiste nella mia testa. Solo sabato sono riuscito a capire che Teo, K e tutti gli altri sono invece molto reali. Così reali che, una volta finita la lettura, i ragazzi si sono messi a pensare su questa vicenda, a riflettere su cosa le pagine da me scritte potessero voler significare.
E la cosa mi fa ovviamente molto felice.
Ma allo stesso tempo mi spaventa, o meglio, mi carica di responsabilità. Perché quello che io scrivo, poi viene letto. E fino ad ora non mi era mai capitato di poter tastare con mano cosa il leggermi potesse far scaturire.
Ora lo so. E sono estremamente contento. Perché alcune cose che volevo passassero sono effettivamente passate. Perché altre che ho lasciato più in sospeso sono state giustamente colmate.
Ma ora so anche che, pur continuando a scrivere per me, scrivo pure per gli altri. E questi altri, leggendomi, troveranno una loro storia personale, intima, diversa. Con pensieri propri, non solo miei. E che questa storia, magari anche solo in minimissima parte, potrà condizionare i pensieri di chi sta leggendo. E questa cosa potrebbe portare a grandi cose! A grandi libertà!

Quindi devo ringraziare i ragazzi della scuola Nievo. Perché ho capito molte cose. Perché ho scoperto che io davvero voglio raccontare delle storie, perché le storie raccontano il mondo, ma visto da altri sguardi. E perché mi è stato insegnato che scrivere è un lavoro da fare meglio. Sempre meglio. Anche quando si pensa di averlo fatto bene, si può sempre migliorare.
E grazie, davvero grazie per aver accolto Teo e K fra voi. Voi non potete nemmeno immaginare cosa questo significhi per me!

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L’incontro. Altre foto le trovate sulla pagina Facebook del Raccattastorie (potete accedervi cliccando sull’immagine).

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