Gli anni al contrario

Nadia Terranova è una delle mie autrici italiane preferite.
Anzi, è una delle mie autrici preferite.
Potete quindi ben capire quanto attendessi questo suo libro. Il primo riservato ad un pubblico adulto. Tra l’altro, un “esordio” targato Einaudi, mica robetta!

Sì, perché fino a oggi Nadia aveva scritto solo per bambini e ragazzi.
Che poi… “solo”. Scrivere per quelle età di passaggio è un lavoraccio immane e… ma vabbè, ne verrebbe un post solo su questo, quindi tralasciamo.

Nadia, quindi, fin’ora aveva scritto libri che, molto ingiustamente, finiscono su uno scaffale delle librerie dove raramente gli adulti vanno a spulciare. Ma, sapete, quando una sa scrivere storie grandi e intense, ma in una maniera intima e semplice e poetica… bè, è naturale che finisca tra le mie preferenze.
Per darvi un’idea della sua bravura mi sono messo pure a spulciare i libri ‘vecchi’ per trarne qualche citazione, ma poi mi sono perso tra quelle belle pagine e mi sono ritrovato nuovamente catapultato in quelle storie, catturato dalla scrittura di questa donna, e ho capito che una citazione sola rovinerebbe tutto. Voi andate e leggete. Specialmente Bruno. Il bambino che imparò a volare (pubblicato da Orecchio Acerbo, anche in questo caso mica robetta!) e Storia d’agosto, di Agata e d’inchiostro. È un ordine e non transigo. Voi troverete storie semplici narrate con grande cuore.

Comunque, in questo post io volevo parlarvi de Gli anni al contrario.

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Era da circa un anno che attendevo questo romanzo. Lo attendevo come un bambino attende Babbo Natale. E, voi lo sapete meglio di me, quando l’attesa e l’aspettativa è tanta (ma tanta tanta), si rischia sempre di rimanere scottati. Ma scottati di brutto! Robe da andare al pronto soccorso!
Ecco, con Gli anni al contrario questa scottatura non c’è stata.

È stata però una sorpresa. Perché si è trattato di una lettura che non mi sarei aspettato e che un po’, all’inizio, mi ha spiazzato. L’autrice ha infatti raccontato la storia di questa coppia come una cronaca. Si è staccata dai suoi personaggi e ne ha raccontato le vicende sentimentali da pura spettatrice, senza metterci naso, senza metterci voce.
È quasi un documentario. Sì, direi che documentario è la parola giusta.
E se all’inizio ne sono rimasto un po’ perplesso, poi, via via che procedevo nella lettura, ho capito che si trattava di una mossa azzeccata. Perché quei sentimenti sono mescolati anche con la Storia. Perché una relazione di quel tipo rischiava di diventare talmente sentita da risultare falsa, se si fosse scelta una voce diversa. Perché è una vicenda in cui tutti possono rispecchiarsi, perché ognuno ha ideali, sogni, desideri e amori.

Sì, l’amore. È innanzitutto un libro sull’amore. Almeno a mio modo di vedere.
Nelle recensioni che ho letto ho sempre trovato una particolare attenzione per l’epoca usata come ambientazione, e cioè il ’77-’78. Però, sarà forse perché io ne so storicamente molto poco del periodo in questione, per me più che un romanzo con la Storia è un romanzo con la realtà quotidiana.

Scegliere un libro piuttosto che un altro era stato ogni volta un atto rivoluzionario che l’aveva aiutata a crescere.

Nel libro, infatti, il protagonista “si perde” proprio a causa della Storia e del suo volerla rivoluzionare, però questo suo desiderio di cambiare il mondo, che poi andrà a segnare indelebilmente il suo percorso di uomo, potrebbe essere benissimo scambiato con un altro desiderio, con un’altra ossessione, e il risultato non cambierebbe. Perché nel libro di Nadia non si vuole parlare di quel periodo, ma si vuole raccontare di una coppia.

Il sonno le rendeva uguali, pensò Giovanni, e si disse che i grandi, in fondo, non sono che bambini sopravvissuti.

Una coppia è sempre un nucleo di felicità. Sembra tutto bello e possibile e pieno di fiori rosa e giornate di sole e spiagge e mari caraibici. Però questa è, concedetemi il termine, l’immaturità della coppia. E Aurora e Giovanni, i protagonisti del romanzo, che si conoscono all’università e che mischiavano i baci con i libri, in questa fase diventano pure genitori. Ed è inutile negarlo, lo vedo ancora oggi attorno a me (e forse su di me), all’inizio si pensa che sarà bellissimo, che il figlio sarà il frutto del loro amore, ma poi arriva la realtà. E la realtà non è solo fiori rosa e spiagge caraibiche.

Mi aiuterai a studiare? Certo. Mi aiuterai a essere felice? Meno certezze.

La realtà è tempo, lavoro, stanchezza. E a volte, per costruire una famiglia, non si possono inseguire i propri desideri a tutti i costi. A volte bisogna tralasciarli, metterli da parte almeno un po’. Sembra triste ma è così.

Può darsi che quello che chiamiamo tempo esista solo nei rapporti con gli altri.

Una famiglia, che sia anche una coppia senza figli, non è costituita da un singolo individuo. Tutto qui. E forse, questa verità è troppo pesante per alcuni (o semplicemente succede tutto troppo presto, quando si pensa ancora di poter diventare Superman). Per individui come Giovanni, che voleva cambiare il mondo e che non ci riesce. Anzi, finisce con l’abbandonarsi all’eroina.

L’eroina fu invece un sogno, una consolazione materna. Niente divenne migliore, tutto si fece sopportabile.

Ecco, Gli anni al contrario parla anche degli ideali. Dell’amore per i propri ideali. Giovanni, ma anche Aurora seppure in forma minore, ama l’idea di cambiare il mondo, ma quando si rende conto di non farcela, quando capisce che niente succede, tutto crolla. Perché Giovanni è una specie di creatura pura, di pura volontà e puro desiderio. Ma forse chi gli sta attorno non è altrettanto innocente, e infatti i cambi di partito saranno numerosi e sconvolgenti.

E poi c’è Mara. La bambina. Che aveva uno sguardo che inquietava più di quello dei delinquenti, ma meno di quello del professore di matematica quando doveva interrogare.
Mara. La causa della loro felicità e della loro rovina, in un certo senso. Perché con un figlio si diventa tre, ma lo spazio in casa rimane lo stesso. E le ore del giorno rimangono comunque 24. E i costi lievitano. E l’amore esplode. Ma esplode pure la vita.

…nelle parole di sua figlia la terra tornava mare. Fra non molto diventerà adolescente e allora l’accompagnerò nel mondo, si ripromise, scacciando il dubbio che il mondo l’avesse già trovata.

La cosa bella, e pure triste, è che Aurora e Giovanni si amano davvero, ma forse non abbastanza. O meglio, si amano molto, ma forse amano leggermente di più i loro pensieri. O forse sono semplicemente giovani. O forse immaginavano una realtà diversa. O forse tutto va così, e basta.
Ho messo troppi forse? Non credo. La vita, in fondo, è un grande forse. E loro due l’hanno capito. Solo che gli sprazzi di amore che si concedono fanno più male che bene.

Giovanni la svegliò baciandola e abbracciandola, e a lungo non ci fu altro che una stanza inondata di tenerezza. Ecco cos’era l’amore coniugale, si disse Aurora, e le fece così male che avrebbe preferito non averlo mai conosciuto.

Insomma, si ritrovano amanti ma perduti. E non potremmo perderci noi tutti?

Ognuno di noi ha cercato di sentirsi speciale come ha potuto.

Io mi sono ritrovato moltissimo con le pagine scritte da Nadia, perché in una storia capita sempre il momento in cui pensi ai tuoi progetti messi da parte, o alla tavoletta alzata del water.

La bellezza de Gli anni al contrario sta in questo, nel suo essere universale e comune. Nel suo essere universalmente comune. Tutte le coppie del mondo possono rispecchiarsi nelle difficoltà che vivono i due protagonisti che devono crescere e devono far crescere una terza persona. E il tutto mentre si diventa sempre più stanchi, a volte più sconsolati. Perché tutto passava, specialmente la gioventù.

Ecco. Se siete lettori abituali di questo blog avrete sicuramente capito quanto mi sia piaciuta questa lettura. Mentre rileggevo le citazioni da inserire nel post mi veniva voglia di rileggere tutto, e di inserire di tutto tra queste mie righe storte. Perché in 150 pagine c’è così tanto su cui riflettere…

Quindi ho deciso di concludere così: Nadia, ti adoro! Grazie per le storie che mi (ci?) regali!

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5 pensieri su “Gli anni al contrario

  1. Solitamente cerco di non leggere per intero le recensioni di un libro che ancora non ho letto ma che ho intenzione di, però stavolta ho voluto fare un bello strappo alla mia regola e ti ho letto parola per parola. Mi hai convinta del fatto che questa sia una storia di quelle che un giorno mi apparterranno e che non posso ignorare. Quando leggo recensioni come questa tua, così piene dell’esperienza della lettura che poi si intreccia alla vita, mi vien voglia di tornare a essere blogger che parla di libri.
    Quindi brava la Terranova ma bravo ancora di più chi la sa leggere e raccontarmela 🙂

    • Grazie Sonia. Pure lo strappo alla famosa regola! 🙂
      Spero che poi il libro ti piaccia, altrimenti sai cosa mi arriva?

      Comunque io adoro Nadia! XD Non si era capito, vero?

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