Cos’ho imparato leggendo Eco

Ho approfittato delle nuove edizioni dei romanzi di Umberto Eco per decidermi, finalmente, a leggere un suo titolo che mi incuriosiva da tempo: Il pendolo di Foucault.
E mentre lo leggevo mi è venuta in mente questa lista. Non è, probabilmente, un vero e proprio commento al libro. È che ho imparato svariate cose leggendo questo libro e ci tenevo a condividerle, per quanto bislacche, con voi.

Ho imparato che:

  • La letteratura può essere goduriosa. Anzi, Goduriosa! E non intendo bella, piacevole. Intendo proprio Goduriosa! Perché Eco ha questa capacità unica di rendere la scrittura, e la storia che sta raccontando, goduriosa. Con questa sua lingua ricca, ricercata, ma mai ostentata; più che altro… goduta. E queste sue continue citazioni, colte ma divertite. Ne risulta una lettura che piace come può piacere un banchetto di piatti succulenti, che diventa un convivio dove c’è bella gente, un succulento arrosto e dell’ottimo vino.
  • La scrittura anche può essere Goduriosa. Vedasi il punto precedente.
    Eco si diverte a scrivere quello che scrive. A inanellare una citazione dietro l’altra, anche quelle più particolari.
  • La storia è Goduriosa. Sì, lo so. Mi son preso bene con questo aggettivo. Però non riesco proprio a trovarne uno che stia meglio. Perché Eco fa riferimenti a fatti storici, o a testi che pretendono di scrivere la storia, che non sono mai davvero conosciuti. Sono delle particolarità. O meglio, riesce a mettere insieme tante cose poco conosciute che ci mostrano aspetti inaspettati e divertenti, o traumatici, ma comunque ‘speciali’, mai studiati sui banchi di scuola.
  • Mio figlio è il Graal. O almeno, è il mio Graal.
  • Abbiamo tutti bisogno di credere a qualcosa. Anche se facciamo finta di no. O anzi… anche il non credere a nulla è un credere a qualcosa.
  • Dobbiamo tutti fare i conti con noi stessi. Ma non sempre è facile. E spesso ci viene meglio inventare tante storie che ci permettano di non doversi guardare allo specchio.
  • Le cose semplici non convincono nessuno. Noi preferiamo le cose complesse ed interpretabili, che hanno giusto quei buchi che ci permettono di vederci dentro quello che vogliamo.
  • Un libro può contenere alcuni personaggi che appaiono poco, ma che dicono sempre cose interessanti e ricche e vere. O almeno vere per me. È il caso di Lia. Donna e compagna stupenda.
  • Le nuove edizioni dei romanzi di Eco, lanciate in occasione della pubblicazione del nuovo lavoro Numero Zero, sono bellissime. E qui ci sta pure una faccina: *__*
  • Dan Brown sei una schiappa!
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7 pensieri su “Cos’ho imparato leggendo Eco

  1. Camilla P. ha detto:

    Bell’elenco – e l’aggettivo godurioso mi piace un sacco. In effetti, ho sentito qualcosa di simile nel leggere “Il nome della rosa” (l’unico Eco che ho letto per ora, ma rimedierò).
    E l’ultima mi ha fatto ridere xD

    • Andrea Storti ha detto:

      Ahah, grazie. Anch’io avevo letto solo “Il nome”. Ma ho anche leggiucchiato “Il cimitero di Praga” (che conto di leggere davvero quanto prima) e anche questo ha il godurioso.

      L’ultimo punto… beh, si chiama sacrosanta verità!

  2. Elia ha detto:

    Che bello trovare qualcuno che apprezza il linguaggio ricercato. Son stufa di sentir dire che chi usa parole inconsuete lo fa “per mettere in difficoltà il lettore.”

    • Andrea Storti ha detto:

      Oddio, che qualche scrittore possa scrivere ‘complicato’ giusto per tirarsela… per carità, può essere. Di certo Eco non è uno di questi e si vede, e si sente. E poi, dai! È bellissimo poter leggere un italiano usato bene, perché qui di quello si tratta, di saper usare tutte le possibilità della nostra bella lingua.

  3. LaLeggivendola ha detto:

    Negli ultimi tempi mi è scattata la voglia di leggere Eco, Il pendolo di Foucault è in cima alla lista. Però se anche non ci fosse stato, ci sarebbe balzato dopo ‘sto post.
    Tra l’altro ho scoperto con piacere che ci sono un bel po’ di suoi interventi da ascoltare su youtube *__*

    • Andrea Storti ha detto:

      Anche a me è fortemente scattata questa voglia. E infatti vorrei riprendere pure “Il nome della rosa”, che sento di aver letto troppo presto. E poi a casa li ho praticamente tutti tranne “Baudolino”.

      Oh, sì. Ci sono molti suoi interventi online. E sempre molto… goduriosi! ;D

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