Cosa desideri?

Buongiorno e ben ritrovati e auguri di buon anno!
Durante le feste sono stato super casalingo e quindi il blog è rimasto piuttosto spoglio, ma prometto che mi rifarò a breve. Ho ancora un paio di libri da discutere con voi e poi, quanto prima, devo pure fare il post sulle mie migliori letture del 2014…

Ma prima… prima devo adempiere al mio dovere e scrivere questo articoletto post partecipazione all’ormai famosissimo gruppo di lettura di Scratchbook.
Come saprete si tratta di un gruppo di lettura anomalo che si prefigge sempre sfide strampalate. Quella di qui vi sto per parlare ora riguardava le proprie vergogne. Sì perché diciamocelo, ognuno di noi lettori ha qualche autore che BISOGNEREBBE aver letto ma che, per una ragione o per l’altra, non si è mai affrontato. Ecco, questa era l’occasione giusta per recuperare qualcosa.

Ora, le mie vergogne sarebbero talmente tante che non basterebbe una giornata per elencarle tutte. Comunque sia, ho deciso piuttosto facilmente di dedicarmi a Philip Roth, quel signore che ogni anno, assieme al mio adorato Murakami, tenta di accalappiarsi il Nobel senza riuscirci.
E ho deciso di dedicarmi a Roth leggendo il suo Il professore di desiderio. Perché? Beh, perché era l’unico che avessi in casa.

E sono rimasto folgorato da questa lettura. Davvero.

Mi rendo conto di essere sempre piuttosto ‘trasportato’ nei miei giudizi. Però per me la lettura non può essere semplice analisi di un testo. Per me un libro è un qualcosa di magico, di mistico, una sorta di vaso di Pandora che può liberarmi in faccia una marea di sentimenti, positivi e/o negativi che siano. Certo, solo alcuni possono essere questi contenitori mitologici, ma io non posso rimanere del tutto lucido e scientifico dopo essere stato travolto da queste ‘sorprese’. Quindi perdonatemi se a volte sembro eccessivo, però vi assicuro che si tratta di quello che davvero penso e sento. Sì, sento. Perché per me la lettura è sentire, non vedere.
Sì, per questa ragione sono un pessimo lit-blogger. Ma che volete farci? Prendere o lasciare!

Il professore di desiderio è stato per me un enorme vaso di Pandora, ricco fino all’inverosimile di sentimenti che continuavano a ribollire per uscire e ricoprirmi da capo a piedi. E con un titolo del genere mi sembra pure giusto che sensazioni e sentimenti abbondino.

Non mi metto neanche a parlare della bellezza della prosa di Roth.
Se ogni anno gli si mette un Nobel virtuale tra le mani significa che non ha bisogno delle mie insulse parole per testimoniarne la forza narrativa.

Ma la scrittura di Roth è un mezzo per far passare altro. È un mezzo di lusso, di quelli che vanno diretti e senza intoppi, ma comunque un mezzo.
La sua prosa racchiude il vostro animo. O almeno il mio.

Il professore di desiderio è un libretto piuttosto breve che racconta le avventure sessuali/sentimentali di uno studente (prima) e professore (poi) di letteratura.
Tra riferimenti e citazioni a classici della letteratura come Cechov e Kafka, si dispiegano tra le pagine le tre fasi ‘amorose’ della vita del protagonista. Prima un incontro di sesso ‘estremo’ o comunque piuttosto spinto. Poi una moglie dalla bellezza sconvolgente. E infine una ragazza dolce e intelligente.
Lui, però, non è mai soddisfatto. Sente sempre che qualcosa non va. O che sta tutto per finire. Si chiede se sia giusto quello che fa, se non sarebbe meglio provare altro. Non riesce mai a godere appieno della situazione.

E alla fine ci si ritrova a chiedersi: cosa desidero io?
Vivo davvero quello che vorrei vivere o sono intrappolato in un’idea di quello che vorrei essere? Riesco a godermi il momento o rimango schiacciato da quello che vorrei la gente pensasse di me? Sono ingabbiato in stereotipi? Oppure sono intrappolato in una falsa idea di me?

Perché quello che ne ricavo io, da questa lettura, è una lunga serie di domande che riguardano il mio vivere a contatto con quanto desidero.

Prendiamo ad esempio l’avventura sessuale con la svedese. Che inizia il protagonista al vero sesso e che lo porta a pratiche meno ‘comuni’.
A lui piace. Piace molto. Ma allo stesso tempo ne ha paura. Solo che, da come la vedo io, lui ne ha paura solo perché sa che gli piace, e quelle non sono certo pratiche che si sventolano ai quattro venti. Non sono pratiche ‘comunemente’ approvate. E può davvero durare una cosa del genere? Un rapporto così?

Allo stesso tempo, quando trova una dolce stabilità, non riesce a capacitarsene e continua a pensare al passato. Ma anche al futuro, che lui prevede nero.

Da qui mi parte un’altra serie di domande.
Noi sappiamo accettarci? Io lo so fare? Se a me piace una cosa, per quanto un altro non l’approvi, per quale motivo dovrei rinunciarci?
So essere me stesso fino in fondo?
Oppure faccio finta di non esserlo perché sarei troppo strano? Oppure troppo conformista?

Il professore di desiderio è stata una folgorazione. Me ne sono innamorato perché mi ha scombussolato. Continuo a pensarci e continuo a pensare a quanto rischiamo di privarci della ‘goduria’ per motivi stupidi.

Non mi resta altro da fare che procurarmi gli altri titoli di questo autore.

E, ah! Ovviamente devo pure scusarmi per questa accozzaglia di pensieri sragionati che sembrano una seduta dallo psicanalista.
Scusatemi eh, ma sono appena rientrato dalle ferie! 😛

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5 pensieri su “Cosa desideri?

  1. Roth fa questo effetto. Io dico sempre che con il lettore “ci fa a pugni”. È una guerra. Ci stordisce, ci percuote a più riprese, per vedere fino a che punto riusciamo a resistere. È unico in questo, secondo me.

    p.s.: il nome del blog però è cambiato, eh! 😛

    • Ma infatti è davvero unico. E va di colpo tra i miei libri imperdibili, di quelli da portarsi sempre dietro e pure rileggere. Che io rileggo solo alice, di solito.

      p.s. sono rimba! Sorry! XD

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