Il Cerchio

Ho appena finito di leggere un libro che definirei inquietante.
Sì, direi che inquietante è proprio la parola giusta!
Ed è inquietante perché, sebbene venga generalmente catalogato come romanzo distopico, secondo me è piuttosto un pre-distopico. Una storia che precede la distopia vera e propria. Una storia della quale noi potremmo costituire il primo passo. E con noi intendo davvero noi. Noi. Ora. Adesso.

Sto parlando de Il Cerchio, l’ultimo romanzo di Dave Eggers, da poco uscito per Mondadori.

cerchioeggers

Il Cerchio che da il titolo al romanzo altri non è che una sorta di Facebook, o twitter, o Google. È anche una specie di nuova Apple, in grado di creare nuovi strumenti tecnologici sempre migliori. Anzi, il Cerchio è un insieme di questi. Di tutti questi. Una grossa società incentrata sull’uso di internet e della tecnologia che ha saputo rivoluzionare il mondo.
Ma è anche un qualcosa di più sofisticato. Un passo avanti i comuni social network. Infatti il Cerchio è andato oltre l’attuale idea di rete e ne ha creata una in cui non esiste l’anonimato, in cui con un semplice account è possibile fare tutto e rimare tutti collegati.

Il Cerchio è una società in cui si sogna di lavorare. Un po’, ancora una volta, come la Apple, o Google (il cui campus, è inutile negarlo, ha fatto da modello al campus del romanzo). Anzi, una società in cui è pure bello farlo grazie alla grande attenzione riservata ai dipendenti, al loro benessere e all’idea di comunità.

Ecco, la parola comunità va sottolineata.
Comunità.
Perché la comunità è l’idea alla base di questa società. Fare parte di una comunità, diventare comunità, ingrandire la comunità e condividere tutto con la comunità.
Solo che poi, più si va avanti con la lettura e più questa idea di comunità s’ingigantisce, fino a corrispondere con l’umanità intera. E se tutti fanno parte della stessa comunità, allora tutti devono essere trasparenti e far conoscere tutto di sé. Anche i politici devono mettersi a girare costantemente seguiti da una telecamera. Tutti i luoghi della terra devono essere visibili e tutti i dati che ti riguardano e che riguardano il tuo passato devo essere accessibili. A te. A tutti.
Per il bene tuo. Per il bene del mondo.

Mi rendo conto che a metterla così, l’idea sembra veramente folle. Davvero pensiamo che qualcuno sano di mente auspicherebbe una cosa del genere?
Eppure, il Cerchio sa come giocare le sue carte. Mostra tutto sotto una luce di positività estrema. Sa mostrare i vantaggi di ogni azione in un modo talmente convincente che pure io, ben conscio del fatto che l’idea di base è profondamente sbagliata, non riuscivo a trovare davvero degli argomenti in grado di contrastare le affermazioni dei capi del Cerchio. Pure io rimanevo affascinato dalla possibilità di prevenire i rapimenti, le violenze, i crimini. Dalla possibilità di tracciare dei quadri sanitari in grado di migliorare la salute globale. Dalla possibilità di avere politici incapaci, o meglio impossibilitati a fare solo il loro interesse. Dalla possibilità di fermare la violenza nel mondo.
Cioè, diciamocelo, i propositi, almeno sulla carta, farebbero brillare lo sguardo di chiunque.

Eppure…
Eppure.

Ci siamo già dentro, in parte.
O meglio. Il Cerchio, indubbiamente, parte dal nostro attuale rapporto coi social media, che sono sì utili, ma che troppo spesso sottovalutiamo, non conosciamo a dovere. In fondo, già fungono, senza quasi rendersene conto, da propulsori all’acquisto di determinato prodotti calibrati sul gusto personale di ognuno.

Ascolta, vent’anni fa non era così figo avere un orologio-calcolatrice, giusto? E passare tutta la giornata in casa a giocare con l’orologio-calcolatrice era un indice molto chiaro del fatto che socialmente non te la cavavi troppo bene. E i giudizi come “mi piace” e “non mi piace”, e i sorrisi e le espressioni corrucciate erano riservati agli studenti delle medie. Qualcuno scriveva un biglietto che diceva: “Ti piacciono gli unicorni e gli adesivi? Sorridi!”. Cose così. Ma ora a farle non sono più solo i ragazzi delle medie, le fanno tutti, e certe volte a me pare di essere entrato in uno specchio, una specie di zona invertita dove la merda più sfigata del mondo è assolutamente dominante. Il mondo è degli smanettoni più sfigati.
[…] Non è che non socializzo. Io sono abbastanza socievole. Ma gli strumenti che create voi in realtà producono bisogni di socialità innaturalmente estremi. Nessuno ha davvero bisogno del numero di contatti che fornite voi. Non porta a nessun miglioramento. Non è nutriente. È come le merendine. Sai come le studiano?Determinano con scientifica precisione di quanto sale e quanti grassi hanno bisogno per farti continuare a mangiare. Tu non hai fame, non senti il bisogno di mangiare, quello che hai davanti non ti stuzzica, ma continui a mangiare queste calorie vuote. Ecco quello che spacciate voi. La stessa cosa. Un numero incalcolabile di calorie vuote, il loro equivalente digitale e sociale. E le calibrate in modo tale da rendere altrettanto dipendenti i loro consumatori.

I numeri.
Ci sono pagine zeppe di numeri, in questo libro. Sono gli ‘amici’ online della protagonista. I suoi Like. Il suo rating riguardante la socievolezza, l’interazione. La sua forza in quanto influencer… sì, influencer, perché tutti lo sono nella rete del cerchio. E, di norma, i tuoi post riguardanti gli acquisti dovrebbero avere un seguito tale da garantire determinati volumi di acquisti. Oppure non sei nessuno.

E i motti. Gli slogan.
Sono semplici ma potenti. Come questo: I segreti sono bugie.
E se vi sembra un’affermazione assurda, beh, non avete ancora sentito il discorso che porta a quest’affermazione. Potreste ritrovarvi a condividerla.
Ma se i segreti sono bugie, ecco che i segreti non devono più esistere. Non devono più esserci zone buie. Bisogna sapere tutto. Tutto!

Ora tutti siamo Dio. Presto ognuno di noi potrà vedere e giudicare tutti gli altri. Vedremo ciò che vede Lui. Articoleremo il Suo giudizio. Incanaleremo la Sua ira e concederemo il Suo perdono. A un livello globale e costante. Tutte le religioni aspettavano questo momento, il momento in cui ogni essere umano diventa un diretto e immediato messaggero della volontà di Dio.

È stato un romanzo faticoso da leggere. Non per via della scrittura o della trama, no. Anzi, nel leggerlo con voracità mi sembrava quasi di essere Mae, la protagonista, intenta a voler raggiungere il gruppo dei top circler, quelli più attivi, con più follower e il ranking più alto.

È stato faticoso per questa vicinanza al baratro.
Sì, insomma… quando di solito leggo una distopia mi ritrovo a pensare a quegli elementi attuali che sembrano venir colpiti dalle storie in questione. Come potrebbero portarci a quel punto? Quando? In quanto tempo? Perché? Però mi rendo conto che si tratta di voli mentali che vogliono farmi riflettere sull’utilizzo quotidiano che faccio di determinati mezzi. Su determinati pensieri della società attuale che coinvolgono anche la mia persona. Ma sono solo riflessioni e mi rendo perfettamente conto che non siamo ai livelli della storia.
In questo caso, però, la distanza tra la vita attuale e quella descritta nel romanzo mi pare estremamente corta. E non perché ritengo che i social media siano pericolosissimi e che non vadano utilizzati. No. Ma perché i discorsi legati ai rating, ai punteggi, e soprattutto alla trasparenza sono fortemente attuali. So per certo che, se fatti davvero, in tv, riscuoterebbero grandi consensi. Magari non tutti insieme. Ma se si procede a piccoli passi, la distopia sembra a portata di mano. e i vantaggi sembrano così belli, così utili, che risulta difficile contrastarli.
Solo che manca la libertà. O meglio, cambia il concetto di libertà. Anzi, noi stessi rinunceremo alla libertà abbagliati da quella che sembra un’Utopia, ma che si rivelerà una Distopia vera e propria.

Non so. Mi pare di aver fatto un grande pasticcio. Di aver scritto un mucchio di cose senza un senso compiuto. Quindi tento di rimediare suggerendovi di leggere questo libro. È un romanzo rapido e avvincente, sebbene non abbia scene d’azione ma sia piuttosto incentrato sul dialogo (com’è giusto che sia per una comunità che vuole essere comunità pacifica). È anche un romanzo crudo, se vogliamo. Ma ve ne accorgerete da soli.
Di certo è un romanzo che non lascia indifferenti.

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