L’uomo di marmo

Ma che libro carino, questo Uomo di marmo!
Se avete bisogno di una lettura leggera e spensierata, questo libro fa proprio per voi.

La storia è questa: Vera è una ladra. Una ladra per necessità, che col precariato di questi anni mica si campa più. Ma è una ladra che ha deciso di seguire la sua vocazione per l’arte, e quindi si da da fare col trafugare capolavori poco valorizzati dal nostro sistema statale e turistico.
Sta per fare il colpo della vita, Vera: mettere le mani sulla Nascita di Venere di Botticelli, ma ecco che nella fuga le si accoda il David di Michelangelo. Il David vero, che per qualche strana ragione si è fatto carne.
Che tipo di convivenza nascerà da una ladra e una statua?

Ecco, la storia è, come dicevo, molto carina. Spensierata e leggera. Che scorre via liscia e vi ruba poche ore, ma in cambio vi lascia il sorriso.

Sembra un libro fatto per divertire e ingannare il tempo, ma non è solo questo. Miriam Ghezzi, infatti, riesce a lasciare qui e là delle belle battute che sanno far pensare e riflettere su svariati argomenti. Primo fra tutti la cultura e la sua posizione nella politica italiana:

La parte migliore è che in un paese dove si vivrebbe solo di turismo culturale, lo storico dell’arte è disoccupato. Perennemente. Anzi, direi che dai più è considerato un peso sociale.

E ovviamente l’arte:

Io rubo allo Stato perché tanto non è in grado di sfruttare i suoi talenti.

L’arte che viene spessa citata mostrando il profondo amore che la protagonista ha nei confronti dei capolavori chiusi nei musei.
È un libro che ti mostra l’amore per l’arte, indubbiamente.

C’è però, come si può intuire, anche una componente romantica. Non è poi tanta eh, ma alcune perle sul disincanto dell’amore sono davvero belle:

Si può benissimo amare chi non ha un cuore. Il problema è che non se ne può essere riamati.

E poi, forse esagero, ma mi è sembrato pure un libro sulla maternità. Ok, è vero, da quando sono padre vedo il rapporto genitori-figli un po’ ovunque. Però il modo in cui Vera, specialmente all’inizio, si occupa del David è a tutti gli effetti quello di una madre. E c’è un rapporto di questo tipo tra i due. E c’è un mondo fatto di candore che possiamo vedere tramite gli occhi di David, e c’è la tenerezza, la preoccupazione, la dolcezza tipica della madre, o comunque del genitore, negli occhi di Vera.

Sì, è un libro proprio carino, questo di Miriam Ghezzi. Sa intrattenere piacevolmente riuscendo a dare qualche stoccata a temi mica facili. L’unica pecca è forse la ‘velocità’ con cui si passa da una scena all’altra, una velocità che lascia intuire momenti comici che non ci è dato di conoscere. Però l’insieme è così ben composto che si può sorvolare e godersi la lettura. E la prossima volta che si andrà dinanzi al David, chissà cosa si penserà!

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