Nidi di rondine

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Quando ho iniziato la lettura di Nidi di rondine, per un po’ mi sono ritrovato ad associarlo a Venivamo tutte per mare. Perché anche qui si parla di una donna orientale, più precisamente vietnamita, che si sposa con un suo conterraneo che vive all’estero, ed è quindi ‘costretta’ a cambiare casa, e quindi nazione, e quindi lingua e usi ecc.

Le somiglianze, però, finiscono qui. Anzi, se Venivamo tutte per mare si focalizzava poi su avvenimenti negativi e sconvolgenti per la terribile realtà raccontata, Nidi di rondine ne è in un certo senso l’opposto. La protagonista, infatti, saprà crearsi uno spazio nel mondo e a creare dal nulla il successo.

Non la si può comunque definire una storia di felicità e realizzazione, quella di Kim Thúy.
La protagonista Mãn, infatti, ci racconta la sua storia fatta di vittorie e successi, sì, ma anche di silenzi e di ubbidienza e, soprattutto, di sentimenti che non si riesce del tutto ad affrontare e di un amore che non può essere vissuto.

E sì, Nidi di rondine è una storia che parla della felicità.
Della felicità fittizia e di quella reale.
Della felicità che Mãn pensa di vivere fino al momento in cui incontra l’amore.
E della vera felicità, che Mãn riesce a toccare per un po’, ma che poi deve lasciar andare.

Nidi di rondine è un romanzo costruito con una struttura leggera. Scorre rapido, con capitoli brevi ma intensi.

È un libro che procede per parole.
Nel senso che è suddiviso per capitoli, se così posso chiamarli, in cui le circostanze ruotano attorno a una parola. Si riesce così a ricostruire una vita passando per singoli lemmi.
Se ci mettessimo a riflettere un attimo, probabilmente anche noi potremmo ricostruire dei ricordi associandoli a delle parole.
E per un libro è una cosa bellissima.
E per una vita è una cosa bellissima.
E le parole, quindi, legano assieme vita e libri.

Nidi di rondine è un libro snello, flessuoso, delicato e saporito.
Ci porta dentro al cucina vietnamita e ce ne fa assaporare i sapori. Ci porta dentro un conflitto e ci fa provare ribrezzo per gli orrori. Ci rende partecipi di un cambiamento di vita. Ci rende felici per il successo. Ci racconta dell’amicizia. E ci mostra la felicità. E ce la toglie.
Tutto questo con grande grazia. Con grande garbo. Con un distacco, un disincanto che rende il tutto più “forte”.

Una bella lettura.
Un’autrice da leggere ancora.

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