Trevor

Non so come iniziare questo post.

Davvero.

Facciamo così. Parto da lontano.

Il 30 settembre, ovvero un paio di giorni fa, Baby one more time ha compiuto sedici anni. Sì, parlo di ‘quella’ Baby one more time. Di quella canzone portata al successo da, e che a sua volta ha portato al successo, Britney Spears.

La adoravo. Adoravo la canzone, ma anche Britney. (Ok, le adoro ancora entrambe!)
Però non volevo fare un articolo musicale. È solo che… cavolo! Sedici anni! Una vita fa. Sedici anni fa ero in seconda o terza media. No, credo fossi in terza.
Se ci penso mi tornano alla mente alcuni momenti… alcuni belli e altri brutti.
I ricordi sono così, si mescolano tra di loro e se per uno ti vien da sorridere, per un altro ti vien da piangere.

Tra i ricordi che più mi sono rimasti in testa (e nel cuore) della scuola ci sono le prese in giro.

Sono ricordi che incominciano con le medie, ma si accentuano con le superiori.

Non sono mai stato il perfetto prototipo del maschio.
Non amavo (e non amo) il calcio, quindi a ricreazione preferivo stare in compagnia delle ragazze, piuttosto che a rincorrere un bricchetto di succo di frutta gonfiato per fungere da simil-pallone.
Ho sempre odiato la competitività.
Avevo, forse ho ancora, alcune movenze effeminate.
Non sono mai stato un rubacuori.
Durante le superiori non ero il tipo che parla di fi*a o che segue certi discorsi. Non era, e non è, nella mia indole. Non quella maniera, per lo meno.
Tutto questo, e probabilmente molto altro, mi ha reso un facile bersaglio per delle prese in giro basate sull’orientamento sessuale.
E i ragazzi sanno essere molto feroci.

Guardandomi indietro mi rendo conto di essere stato piuttosto forte e bravo a gestire la cosa. Però è stato molto pesante.

Io non posso sapere con esattezza come sia la situazione di oggi, però se escono libri come questo mi vien da pensare che il comportamento ‘del branco’ sia rimasto inalterato.

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Trevor è un libro agile ed esile. Una novella, se vogliamo.
Racconta di un ragazzino intelligente e divertente che viene preso in giro in quanto gay.
In verità, nel libro non viene mai confermato il fatto che Trevor sia effettivamente gay, però la sua personalità lo rende gay agli occhi dei ‘bulli’, e questo basta.

Non potevo non sentirmi particolarmente vicino a Trevor.

Il fatto è che Trevor non ha saputo affrontare la cosa nel modo giusto. O meglio, ha affrontato la cosa nel modo più sbagliato possibile, e cioè pensando al suicidio.

Ora, io non posso e non voglio parlare dei meriti letterari del libro. Vi dico solo che la storia è anche molto allegra perché Trevor è un simpaticone. Ma è anche molto triste.
Non so se tutti gli omosessuali apprezzeranno il testo perché mi rendo conto che Trevor possa apparire apparentemente stereotipato. Infatti adora Lady Gaga (io adoravo Britney!), ama il musical (lo amo anche io… capite?), cammina ‘come una femmina’ (ehm…), cose così.
Però… però, specialmente a quell’età, sono queste le discriminanti che ti escludono dal gruppo. È solo l’apparenza che ti rende una vittima perfetta.
Io non sono gay, però agli occhi degli altri lo sembravo. E come dice Trevor a un certo punto, non contava affatto se io fossi o non fossi davvero gay. Non importava agli altri, che volevano prendermi in giro. Non importava a me, che sarei comunque rimasto vittima.

Comunque sia, Trevor è importante perché non è un libro. Trevor è un progetto. In America, Trevor è uno spettacolo, un cortometraggio vincitore di un oscar, una linea telefonica amica per i ragazzi in difficoltà e un grosso lavoro che ha lo scopo di evitare tutto quello che nel libro viene raccontato.

E sono agghiaccianti i dati che trovate in appendice al testo, relativi alle percentuali di suicidi tra i giovani omosessuali. Ed è ancora più sconcertante il fatto che in quasi vent’anni (il progetto nasce nel 1998) non sia cambiato niente! Ma proprio niente!

Non so se questo piccolo libro possa fare qualcosa. Di certo qualche ragazzo che lo leggerà potrà immedesimarsi e magari trovare qualche supporto sia ‘spirituale’ che ‘materiale’, magari nei numeri utili o nei link che vengono presentati.

In conclusione, non so dire se Trevor sia un libro perfetto. Di certo lo sento vicino e spero che possa essere un piccolo aiuto per qualcuno.

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4 pensieri su “Trevor

  1. Splendida recensione. La Rizzoli mi ha passato il pdf l’altro giorno e non vedo davvero l’ora di leggerlo. Soprattutto, mi fa piacere che lo young adult si apra a determinati argomenti: finalmente, qualcosa di più profondo, serio e sincero. Ti farò sapere le mie impressioni.

    • Grazie.
      Sono curioso di sapere che ne pensi.

      A livello di storia credo corra un po’ troppo sul finale. Però ammetto che sono disposto a chiudere un occhio per via del progetto di cui questo libro fa parte. Spero, in tutta sincerità, che escano altri libri su questa tematica, anche più ‘complessi’.

  2. Per la Piemme Freeway, a metà mese, uscirà già L’altra parte di me, uno young adult italiano su due ragazze omosessuali. Curioso di sapere come verrà affrontato il tema anche lì: magari, parlerò dei romanzi nello stesso post, se riesco. Tra l’altro, anche il romanzo della Obber ha una bellissima copertina a disegni 🙂

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