Blogtour “Ira Domini. Sangue sui Navigli” – terza tappa

Io, di Franco Forte non avevo mai letto nulla. Poi è arrivata la proposta di questo blogtour e ora mi sento di ringraziare Liberi di scrivere perché mi ha fatto conoscere un autore davvero meritevole.

ira domini

Ira Domini, in verità, sarebbe la seconda indagine del notaio Niccolò Taverna (la prima era Il segno dell’untore), ma la si legge comunque con estremo piacere.

Siamo nel 1576, la peste è stata praticamente appena “ufficializzata” ma la gente muore anche per case non naturali. C’è infatti un qualche sconosciuto che gira per la città ad ammazzare gente a colpi di balestra. non c’è una ragione apparente, non c’è una particolare tipologia di vittima, non c’è un movente distinguibile… in somma, un caso apparentemente irrisolvibile.

La bellezza del romanzo sta, a mio modo di vedere, nei personaggi. Perché c’è Taverna, che è un arguto investigatore dall’intelligenza sopraffina che regala un giallo di quelli che piacciono a me, di pensiero e ragione. Poi c’è una controparte femminile forte, energica e quasi ‘contemporanea’. E poi c’è Milano. Una Milano cinquecentesca descritta in maniera eccellente. La ricostruzione storica è evidentemente ben fatta e diventa protagonista tanto quanto i personaggi principali.

Ira Domini è un romanzo scorrevole e ben scritto. Un giallo storico che affascina il lettore e non lo lascia scappare.

Tra l’altro, arrivo da un periodo in cui ho letto un po’ di romanzi storici di vario tipo e quindi ne ho approfittato e ho fatto un paio di domande all’autore Franco Forte relativamente a come le costruisce, queste storie.
Io ringrazio Forte per la gentilezza e la rapidità e invito voi a leggere le sue risposte.

Risguardi cartina Milano bastioni - piccola

DOMANDA: In un romanzo come questo l’apparato storico risulta quasi un personaggio, dunque una parte estremamente importante del libro. Mi chiedo quindi quanto tempo passa a fare ricerca e quanto a scrivere la storia effettiva. Perché l’impressione è che gli sforzi richiesti per la ricerca siano ben maggiori.
RISPOSTA:Sì, di solito è così: passo più tempo a studiare i documenti storici e i libri che parlano delle epoche che tratto, che a scrivere i romanzi. Per “Ira Domini”, per esempio, sono bastati tre mesi per venirne a capo per ciò che riguarda la scrittura, ma mi ci sono voluti anni per raccogliere tutto il materiale necessario per ricostruire la Milano del 1500. D’altra parte, credo che sia tutto tempo guadagnato, non perso, perché solo in questo modo è possibile trasmettere al lettore la certezza che si può fidare, che quello che sta leggendo è vero, reale, credibile, o almeno ricostruito in base a quanto ci dicono i lasciti storici. Dopodiché è ovvio che nella narrativa ci debba essere una parte di fantasia, d’invenzione, ma questa riguarda soprattutto i pensieri e le emozioni dei personaggi coinvolti, che possiamo solo immaginare quali siano stati.

D: E facendo ricerca sul periodo ha per caso scoperto delle curiosità, o delle cose interessanti che mai avrebbe pensato, o che comunque l’hanno colpita particolarmente? Immagino che qualche ‘chicca’ salti fuori quando si è immersi così tanto in un’epoca.
R:Be’, di chicche ne ho scoperte moltissime, e le sto inserendo nei romanzi che hanno come protagonista il notaio criminale Niccolò Taverna. Prima di tutto proprio questa figura tipica della Milano del 1500, che non si trova da nessun’altra parte, e che incarnava in una sola persona una sorta di moderno commissario di polizia, un magistrato e un tecnico della scientifica. Quando un giallista trova un investigatore di questo genere, di cui nessuno ha mai scritto prima, è come imbattersi in una miniera d’oro. Ma “Ira Domini” ha anche altre “chicche”, per esempio la descrizione di come fosse Milano all’epoca, ben diversa da quella attuale. Pochi sanno che era attraversata da una fitta rete di canali controllati da chiuse alla cui costruzione aveva partecipato anche Leonardo da Vinci, e che in piazza Santo Stefano, a due passi dal Duomo, c’era un laghetto, dove arrivavano le chiatte cariche di materiale per la costruzione della cattedrale. Volendo, a bordo di una chiatta si poteva andare dal fiume Adda al Ticino, attraverso il Naviglio della Martesana e il Naviglio Grande e i canali milanesi, e poi su fino in Svizzera, senza mai sbarcare.

D: Come funziona la creazione del romanzo? Parte inizialmente pensando al contesto storico e poi ci crei sopra una storia adatta? Oppure il contrario? O si tratta di un misto delle due cose?
R:La collocazione storica di “Ira Domini” è la stessa del precedente romanzo con protagonista Niccolò Taverna, ovvero la Milano del 1576. Per anni ho raccolto materiale in modo da poter ricostruire la città, gli usi e i costumi dell’epoca nel dettaglio. Era un periodo difficile, segnato dalla peste, e con i poteri forti che si scontravano per il predominio, dalla Corona di Spagna alla Santa Inquisizione, ma con personaggi di grande caratura storica, come esempio l’arcivescovo Carlo Borromeo. In questo contesto ho calato una doppia indagine per il mio notaio criminale, che oltre a dover fare i conti con tutti i problemi che assillano la città deve anche subire le pressioni dei superiori e risolvere i suoi casi (sono sempre due, seguiti in parallelo in ogni romanzo) il più in fretta possibile. E’ l’anima gialla, dunque, che si cala nello scenario storico di quel periodo.

D: Ci sono romanzi storici che l’hanno influenzata particolarmente nel suo lavoro?
R: Uno su tutti “I pilastri della terra” di Ken Follett, un’epopea magnifica che affascina non solo per la forza con cui ci si sente trascinati nel passato, ma per i personaggi, così vividi e completi da credere che siano davvero attorno a noi. E poi, visto che scrivo gialli storici, impossibile non nominare il capolavoro assoluto di questo genere: “Il nome della rosa”. Umberto Eco ha fatto qualcosa, con quel romanzo, che mai nessuno, a mio avviso, riuscirà mai a ripetere.

Vecchia Milano navigabile

Vecchia Milano navigabile grazie a una serie di canali, i Navigli.

Ma non è finita qui…

I romanzi storici hanno questa particolarità: riescono a rimettere pace tra te e una materia che magari a scuola non amavi alla follia, ovvero la storia.
Intendiamoci, a me la storia piaceva, però poi, quando si è ‘costretti’ a studiarla… tutte quelle date, e quei nomi… beh, qualche difficoltà le crea.
Però la letteratura mi sta sempre più riconciliando con questa materia e ora affronto il passato con una curiosità che fino a qualche tempo fa non avevo. E quante cose che si erano dimenticate, o che si erano del tutto ignorate, si scoprono ora!

Per esempio, io non sapevo, o comunque non ricordavo, che Milano fosse stata sotto il dominio spagnolo, per un certo periodo. Ebbene, è così.
Il romanzo Ira domini inizia nell’agosto del 1576 e l’insediamento spagnolo non risale a molti anni prima, bensì al 1535/40.
Ma come si è giunti a una dominazione spagnola?

Milano si era appena lasciata alle spalle una serie di anni che, dal 1450 al 1535, avevano visto un continuo alternarsi di essenzialmente due poteri: quello francese e quello sforzesco.
Dal 1521 si era ritornati a una sorta di indipendenza sotto il governo di Francesco II Sforza. Un’indipendenza piuttosto ‘fittizia’, visto che il suo insediamento era stato aiutato, tra gli altri, da Carlo V d’Asburgo, l’allora re di Spagna, Arciduca d’Austria e Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, del quale finì col sposare la nipote, e che aveva combattuto col fine, tra gli altri, di ottenere un passaggio ‘libero’ per l’Austria.

Nel 1535, però, Francesco II morì senza lasciare eredi e Carlo V non si lasciò sfuggire l’occasione di rivendicarlo come conquista e vi insediò suo figlio Filippo.
Bisogna pure dire che i francesi non si diedero per vinti subito e solo nel 1559, con la pace di Cateau-Cambrèsis, riconobbero Filippo come governatore del ducato.

Il Ducato di Milano rimase ‘spagnolo’ fino all’inizio del XVIII secolo.

Dall’ultimo periodo sforzesco il Ducato uscì però piuttosto malconcio e in uno stato di degrado. La forte pressione francese aveva infatti obbligato Francesco II a continue tassazioni che avevano causato continue rivolte della popolazione e, in genere, questi malcontenti venivano repressi senza preoccuparsi della delinquenza dilagante e lasciando la plebe in stati di povertà.
Inoltre, nel 1576, e nel 1630 poi, la peste piegò ulteriormente la città che non riuscì a risollevarsi per svariati anni successivi.

Degno di nota è anche il fatto che la Milano dell’epoca assume un ruolo da protagonista nella Controriforma Italiana, grazie a due figure di spicco come Carlo e Federico (suo nipote) Borromeo, Arcivescovi di Milano.
La Controriforma fu quel movimento che nacque in ‘opposizione’ alla riforma protestante e di cui Borromeo fu grande promotore, che voleva ridefinire limiti e ruoli della chiesa cattolica.

Attentato a Carlo Bartolomeo in seguito alla riforma dell’ordine degli Umiliati, le cui idee stavano pian piano virando verso derive calviniste.

Ebbene, tutto questo non vi è bastato? Sperando di non aver scritto troppe baggianate, vi ricordo allora che le prime due tappe del blogtour dedicato a Ira Domini sono state su Liberi di Scrivere e su Sognando Leggendo. E vi ricordo inoltre che domani ci sarà l’ultima tappa su Wonderful Monster. Don’t miss it!

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2 pensieri su “Blogtour “Ira Domini. Sangue sui Navigli” – terza tappa

  1. ottimo. La dominazione spagnola, accomunò voi Milanesi a noi siciliani. Avemmo anche noi la Corona di Spagna coi suoi “minuetti” i suoi riti e cerimoniali i suoi “susieguo” a fare da cornice a miseria, fame e… peste.

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