Stanno tutti bene tranne me

Mi rendo conto che vorrei essere capace di regalare a mio figlio la felicità. O meglio, vorrei riuscire a fornirgli i giusti strumenti per capire che la felicità è a portata di mano, molto più vicina di quanto si pensi.
Dico questo perché leggendo Stanno tutti bene tranne me mi è parso di capire che le persone non sanno più comprendere cosa le rende felici, cosa potrebbe farlo.

Stanno tutti bene tranne me è un romanzo di dolore.

Come ha scritto Nadia Terranova, pare quasi una raccolta di racconti, perché all’interno di queste pagine si intrecciano più vite e più vicende, e ogni scena ha qualcosa da dire. Qualcosa da dire sul dolore. E sul tentativo di rinascere, pure.

È una scrittura molto forte.
Sono storie molto forti, quelle che si leggono qui. E sono forti proprio perché molto vicine, molto quotidiane, all’ordine del giorno. E alcune non possono essere controllate da noi, quindi sembra quasi impossibile pensare alla felicità…

Eppure… eppure, a pensarci ora, a lettura finita, la felicità era quasi per tutti a portata di mano. Bastava impegnarsi un po’ di più.
O se non si trattava davvero di felicità, c’era comunque un appiglio che non hanno saputo cogliere. Che si sono lasciati scappare.
Questi personaggi sono ciechi. Non sanno cogliere le cose davvero belle. Si creano dei rifugi in luoghi o esperienze che non appartengono al loro spirito.

È un romanzo struggente e molto bello, perché è carico.
Di cosa?
Di tristezza.
E la tristezza, e il dolore sanno farti ragionare più di molte altre cose. E ti fanno capire qualcosa sulla felicità. Sembra quasi un controsenso, ma per me è così.

È però anche un romanzo che non mi ha convinto del tutto.
Ci sono un paio di cliché, o comunque di svolte prevedibili che secondo me fanno calare il senso di ‘drammatico’ che c’è nel testo. Lo fanno sembrare più ‘finto’.
Non vanno ad intaccare del tutto la qualità del lavoro della Brancaccio, sia chiaro… Ma per me è stato come cogliere una bella rosa, che è appassita troppo in fretta.

Rimane però una lettura che secondo me bisogna fare. Per pensare. Per cercare la vera felicità. Per non entrare a far parte di questi racconti intrecciati.

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