Quattro chiacchiere con Luca Azzolini #2

Prosegue la lunga chiacchierata con Luca Azzolini iniziata giovedì scorso e pensata per ingannare il tempo nell’attesa dell’uscita ufficiale di Volley Star, il suo nuovo libro per ragazzi.

volleyIl pomeriggio in cui Vicky, undici anni, entra per caso nella palestra della sua nuova scuola, riceve quasi una pallonata in faccia. Senza pensarci troppo la ragazza fa un balzo indietro e colpisce la palla di cuoio con un bagher quasi perfetto. Le ragazze che stanno giocando attorno alla rete non hanno dubbi: Vicky è la candidata perfetta a entrare nella squadra di pallavolo della scuola, le Coccinelle. Così Vicky inizia gli allenamenti con le compagne e presto si ritrova in campo, perché il torneo delle scuole sta per cominciare. La prima squadra che le Coccinelle devono affrontare, purtroppo, sono proprio le Talent, le campionesse in carica. Vicky dovrà allenarsi parecchio. Nico, un ragazzo della squadra di basket dagli occhi verdi e l’aria misteriosa sembra l’allenatore ideale per insegnarle a saltare oltre la rete…

Questa volta ci mettiamo a parlare proprio di questo romanzo. A modo nostro, ovviamente.
E mentre vi ricordo che Volley Star approderà in tutte le italiche librerie a partire da martedì otto luglio, vi auguro una buona lettura.

Luca, metti su carta tutte le idee che ti vengono? Oppure ci rimugini sopra per capire se davvero vale la pena scriverne?
Ragiono molto sulle idee prima di iniziare a lavorarci sopra. Solo quando sono particolarmente elaborate, e hanno già un loro spessore e consistenza, inizio a scrivere la storia. Quando dico “scrivere la storia” intendo l’intero canovaccio, di uno o più libri, colmando le lacune, gli intrecci, le varie trame e i personaggi, immaginando già tutto il romanzo o serie. Il lavoro è lungo e dettagliato, a volte può essere più lunga questa fase che la stesura vera e propria del libro. Però è qui che si gettano le basi fondamentali della storia e cerco di farlo al meglio che posso.

E da dove ti spuntano le idee? Cioè… trovi ispirazione in determinate cose oppure tutto può generare storie? E, visto che sta per uscire Volley Star, da dove nasce questa storia?
Tutto può generare storie. O almeno per me è così. E ti faccio proprio l’esempio di Volley Star. Tre anni fa, al Salone del Libro di Torino, mi è capitato di avere un paio d’ore tutte per me che ho speso girando per gli stand, sfogliando libri in tutta calma. Devo l’idea di Volley Star a quelle due ore di pace tutte per me, nella gran confusione del Salone. Mi accorsi che, tra le varie case editrici per ragazzi, mancavano libri per ragazzi dedicati alla pallavolo. Mi sono affrettato a segnare l’idea su quello che avevo a portata di mano (nelle “note” del mio iPhone) e tre giorni dopo, tornato a casa, ho steso di getto 15 pagine di progetto. Tre anni dopo, quell’idea, è diventata un libro in uscita l’8 luglio 2014 per Edizioni Piemme. Le idee sono ovunque, basta saperle cogliere.

Tre anni dopo…
E sono stati tre anni passati a scrivere questa storia, oppure tre anni è il tempo passato per arrivare alla pubblicazione?

Tre anni è il tempo servito a pubblicarla. In realtà scrivere Volley Star mi ha impegnato alcuni mesi necessari per la prima stesura, una prima revisione dopo un incontro in casa editrice, e le varie fasi di editing e bozze. Tre anni dalla prima scintilla d’idea ma, nel frattempo, ovviamente, ho scritto anche altro…

Volley Star è una storia molto diversa dalle altre che hai scritto che, in un modo o nell’altro, erano sempre legate al fantastico. Ora siamo nella realtà e nel mondo sportivo, e uno si immagina lo scrittore occhialuto e racchiuso in biblioteca. Come ti sei preparato a questo nuovo progetto?
Sì, Volley Star è una storia molto diversa dalle mie precedenti, e anche da quelle che seguiranno, ma quando scrivo amo cambiare genere e mettermi alla prova. Non mi accontento mai. Sono molto grato delle opportunità che ho avuto grazie alla scrittura, per questo, quando afferro un’idea, anche se è fuori da quelle che vengono percepite come “le mie corde”, io mi sento in dovere di sperimentarla al massimo. Se quell’idea è venuta da me un motivo ci sarà, no? Ecco, Volley Star si è presentata come una sfida e io l’ho colta. Non sono molto sportivo, e ho dovuto imparare i segreti della pallavolo partendo proprio dalle cose basilari. A dire il vero è uno sport che mi ha sempre affascinato molto, e ho avuto la fortuna negli anni dell’Università di avere un’amica che, in modo professionale, giocava nei campionati di volley nazionali. Ho chiesto il suo aiuto per la prima bozza, e si è rivelato fondamentale. Poi ho avuto la fortuna di avere due editor in Piemme che hanno praticato la pallavolo (anche loro sono state divine!) e, come se non bastasse, ho sottoposto il testo alla FIPAV (la Federazione italiana Pallavolo) per un ulteriore riscontro. A questo vanno aggiunti i sei volumi che ho letto per approfondire la materia. Il bello dello scrivere è proprio questo: ti fa entrare nel mondo che stai per esplorare, sempre più a fondo…

Le Coccinelle, appunto.

Le Coccinelle, appunto.

Le Coccinelle, ovvero la squadra protagonista della storia, sono tante. E caratterizzare bene tanti personaggi è difficile. Hai preso spunto da personaggi reali? Magari anche della pallavolo italiana?
Ho già avuto modo di lavorare contemporaneamente su più personaggi, ed è sempre fondamentale prendersi del tempo per “osservarli” da una certa distanza. Sì, è vero, non è semplice caratterizzare più di un personaggio, ma senza bisogno di prendere spunto da persone reali, è la storia stessa a prendere forma durante la stesura e a chiederti di dar loro spessore.

Vicky è la chiave di volta del romanzo, è attorno a lei che ruota il mondo delle Coccinelle e la storia che si andrà sviluppando in questo romanzo. Accanto a lei ci sono la determinata e forte Serena “Rocky”, vera roccia della squadra, la dolce Lucilla, le gemelle Arianna e Rebecca, appassionate la prima di moda e la seconda di tutto ciò che è tecnologia, e infine c’è Sarah, la scheggia incontenibile italo-americana. A parte questi primi tratti, che mi sono serviti per schematizzarle all’inizio, pagina dopo pagina ognuna di loro è emersa con prepotenza con sfumature inedite.

Non è stata affatto una fatica, è successo tutto in modo molto naturale. Non mi sono ispirato a pallavoliste italiane, ma nel romanzo viene citata una vera squadra femminile, allenata da un vero campione mondiale (una comparsa) inseriti di proposito per omaggiare questo grande sport.

E cosa provi, a livello emotivo, in giorni come questi, quando la tua ‘creatura’ sta per essere data in pasto ai lettori? Sei in ansia? E se sì, per cosa?
No, non provo ansia per l’uscita di un mio libro. Anzi, la cosa mi entusiasma sempre molto! L’unica ansia che provo è quella di riuscire a presentarlo al meglio, nel modo giusto, con le parole adatte, perché si capisca quando tempo, passione, lavoro, ci stanno dietro. Poi le storie possono piacere o meno, possono essere criticate per un motivo o per l’altro, ma ci sta. Una volta che hai fatto un lavoro onesto sulla tua storia, sapendo di aver dato tutto a livello emotivo e nelle cura del romanzo, impari a stare a posto con te stesso (senza inutili ansie!).

Beato te. Io ho il terrore dei giudizi. Beh, ok, non il terrore… però avrei paura che la storia non venisse capita. Ok che io viaggio su livelli ‘psichedelici’ però… Ma tu, allora, le leggi le recensioni e i pareri sui tuoi libri? E prima di aprire un link non hai mai paura di quello che potresti trovarci scritto?
Visto che viaggi su livelli “psichedelici” allora mi aggiro anch’io su una risposta che sia all’altezza. Con gli anni ho saputo mettere al primo posto la mia idea di libro, la mia felicità quando lo mando in stampa, il mio essere pienamente soddisfatto. Scrivo con l’intenzione seria della scrittura, rivolta cioè alle storie e ai suoi personaggi, da quando avevo diciassette anni. Ho pubblicato il primo racconto a diciotto, il primo romanzo a venticinque, e da allora sono cambiato tanto. In special modo gli ultimi cinque anni hanno rivoluzionato Luca come persona e come scrittore (le due cose non sono divisibili in alcun modo).

All’inizio le critiche mi ferivano di più, cercavo in rete commenti e recensioni, adesso invece molto meno (non ne ho nemmeno il tempo, a essere sinceri). Se mi imbatto in un commento lo leggo, ma il mio traguardo sono sempre e solo i miei romanzi. Se mi capita, e vedo un commento buono, allora me ne rallegro e sono grato a chi ha speso il suo tempo per leggermi perché sono ore della sua vita che mi ha dedicato. Se non è buono, pazienza.

Infine, c’è un’altra cosa che ho capito negli anni: ed è che il critico più esigente, di solito, sono proprio io… E come so rimproverarmi io, nessuno mai.

*** FINE SECONDA PARTE ***

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