Blogtour: Diari dal sottosuolo

Beh, parto dando per scontato che voi tutti conoscete Diari dal sottosuolo, vero?
Vabbè, siccome sono magnanimo vi spiego in breve di cosa si tratta.

Diari Cover Esecutivo

Diari dal sottosuolo è una raccolta di racconti urban fantasy messi insieme da quelle geniali ragazzacce che si occupano di Diario di pensieri persi. Racchiude cinque racconti degni di nota che avevano partecipato al concorso indetto da Chrysalide l’anno scorso. A questi si sono aggiunti altri cinque scritti di autrici già conosciute è nato un progetto coi fiocchi.

Il ricavato di questa antologia andrà ad Emergency, quindi avete un ottimo motivo per accaparrarvi una copia digitale oppure cartacea del volume. Li trovate nei migliori shop online.
E siccome sono buono vi lascio pure il link a un’anteprima della raccolta: QUI.

Vi siete un po’ incuriositi? Bene. Io, però, voglio incuriosirvi ancora di più e vi lascio con un breve estratto dal racconto Artù, di Giulia Marengo.

«È il mare?», aveva chiesto a Giacomo quando, mano nella mano, avevano saggiato esitanti i confini del loro nuovo regno.
«Non essere stupida, Dani», l’aveva rimbeccata lui. L’hai visto il mare, quando siamo stati ad Alassio coi nonni. Questo è uno stagno. Il mare è grande.»
Lei l’aveva tirato per la mano, avvicinandosi fino a che l’orlo limaccioso dell’acqua stantia aveva lambito i sandali, quelli blu con “gli occhi” che portava sempre d’estate.
«Magari è un mare piccolo», aveva obiettato, dubbiosa.
Giacomo era scoppiato a ridere. «È impossibile. Nel mare ci sono le onde e gli…», pausa drammatica. «…squali!» aveva gridato, mollando la mano della sorella e alzando le braccia sopra la testa, aprendo la bocca più che poteva per mostrare i denti.
Daniela aveva lanciato uno strillo acuto ed era corsa via verso la casa e il conforto di un biscotto della nonna.
Quella sera, a tavola i genitori erano stati resi partecipi della loro scoperta. «Non è il mare», aveva ammesso triste. «È solo uno stanio
Nelle settimane che seguirono, Giacomo perse interesse per le esplorazioni. Aveva conosciuto un gruppetto di ragazzini della sua età, figli dei proprietari delle case confinanti. Di tanto in tanto si trovavano in giardino per dare il tormento a Daniela, ma il più delle volte erano fuori a giocare a pallone, nel campetto comunale.
Daniela prese malissimo l’abbandono del suo unico compagno di giochi, ma quando si accorse che i pianti e i capricci non lo avrebbero fatto tornare, fece spallucce e continuò testardamente i suoi divertimenti solitari.
Un pomeriggio la sorprese nel piccolo bosco, che altro non era che una manciata di pioppi anemici e qualche nocciolo contorto. Ai suoi occhi di bambina, però, era una foresta sconfinata, dove vivere avventure mirabolanti. Faceva caldo e, se la nonna avesse scoperto che era sgattaiolata fuori dalla sua stanza, si sarebbe arrabbiata. L’aria era immobile, infranta solo dal frinire di qualche grossa cicala.
Daniela sonnecchiava, con la guancia schiacciata contro la corteccia di un pioppo, quando sentì la voce per la prima volta.
«Che razza di modo scomodo per dormire.»
La bambina sobbalzò di spavento, strappata così bruscamente al vago deliquio. Si guardò intorno, stropicciandosi gli occhi. Non c’era nessuno. Incerta, si alzò in piedi e traballò verso il limitare dello stagno, soffocando uno sbadiglio.
«Ti è rimasto il segno della corteccia stampato sulla guancia», riprese la voce. «Se fossi una bambina furba, ti porteresti dietro un cuscino, se proprio devi venire a russare qui.»
Ormai del tutto sveglia, Daniela si morse il labbro, dubbiosa. La voce era antipatica. «Io sono una bambina furba», borbottò. «Faccio le splorazioni.»
Il boschetto era immoto. Di certo nessuno poteva nascondersi fra i radi alberi e lo spiazzo d’erba a bordo dello stagno.
«Sei una voce antipatica», commentò. Suo padre le diceva sempre di dire quello che pensava. Ecco.
Si sentì sbuffare. «Tipico. Una nana di quattro anni sente una voce incorporea e la prima cosa che le viene da dire è “Sei antipatico.”»
«Non sono una nana!»
«E invece sì.»
«E invece no!»
Una pausa. «Dove sei?», domandò Daniela, circospetta. Non le piaceva litigare con qualcuno che non poteva vedere.
Una risata. «Io sono ovunque, in ogni dove, dall’inizio alla fine dei tempi!», dichiarò la voce, stentorea.
La bambina si sedette sull’erba, a gambe incrociate. «Sì, ma di preciso, dove?»

Giulia, come forse avrete intuito da queste poche righe, è un’autrice talentuosissima che seguo da qualche anno, ormai. Ed è quindi con estremo piacere che la ospito qui sul Meleto per parlare un poco di questo suo racconto.
Voi leggete domande e, soprattutto, risposte. Appassionatevi. Procuratevi i suoi libri e pure Diari dal sottosuolo. Oh!

Giulia, benvenuta nel “Meleto”. Per me è sempre un piacere incontrarti, anche se solo virtualmente. Come potevo poi non cogliere l’occasione di torchiarti con le mie domande? Quindi grazie per essere qui e… pronta? Via!
Pronta, prontissima. Mi metti un po’ d’ansia. Ciao Andre, mio giovane apprendista.
Ritorni al racconto dopo un romanzo urban fantasy e appena prima del seguito di Un antico peccato. Come ti trovi in questa dimensione? Scrivi racconti anche durante la stesura di un romanzo o sono due cose che tieni separate?
Non avevo dubbi che saresti partito da Un antico peccato. Sarai il primo a ricevere una copia del seguito, te lo prometto.
Il racconto è un genere che amo molto. Penso che sia più complesso racchiudere in poche pagine una storia compiuta, con il suo inizio, uno svolgimento e una fine e riuscire anche a catturare l’attenzione del lettore in così poche battute. Trentadue, la mia raccolta di racconti, è stata forse la sfida più difficile in cui mi sia cimentata finora, ma anche il lavoro che più mi ha dato soddisfazioni.
Scrivo racconti quando capita. Prima di un romanzo, dopo, durante, a balzelli. Ogni tanto capita che il seme di un’idea attecchisca e germogli: ecco allora che nasce una nuova storia. A volte capita che posticipi la stesura per mesi, ma prima o poi esce. Sono dispettosi i racconti. Hanno un modo di emergere tutto loro.
– Io sono sempre curioso di conoscere l’origine delle storie. Da dove nascono… ci sapresti raccontare da dove nasce l’idea di Artù?
Quando Alessandra Zengo mi contattò per chiedermi un racconto da inserire in Diari dal Sottosuolo, mi specificò che si sarebbe dovuto trattare di un urban fantasy. Mi vennero in mente molte delle suggestioni del fantastico del nostro tempo: vampiri, fantasmi, streghe e demoni. Creature del sottosuolo, insomma. Tutte suggestioni dall’animo un po’ dark. Ma pensai: “E se scrivessi un racconto tenero? E se per una volta, anche solo per una volta, lasciassi spazio ai ricordi di fanciullezza, quelli che ti stringono il cuore di nostalgia e ti lasciano sulle labbra un sorriso un po’ perplesso, sospeso fra immaginazione e realtà?”
Così è nato Artù. Mezzo ricordo, mezzo fiaba. Per citare il Dottore, “just this once, everybody lives!”… e tu sai quanto sia una faccenda rara quella della sopravvivenza, nei miei lavori. 🙂

Nel racconto si parla di ricordi e mi chiedevo quanto dei tuoi ricordi c’è in questa storia? Perché ovviamente si parla di una storia fantastica, ma sembra di percepire una fortissima componente reale.
A dire il vero è tutta fantasia. Ma sono stata anche io una bambina dalla fantasia esuberante, lasciata a giocare con le capriole della propria immaginazione. Immedesimarsi in Daniela non è stato affatto difficile.

Mi è molto piaciuta la caratterizzazione linguistica della protagonista. Sono giusto alcune parole, ma che mostrano un mondo intero. Hai esperienza con bambini piccoli o anche qui si tratta di ricordi?
Ahimè no. Non ho grossa esperienza con bambini piccoli, ma penso che la caratterizzazione linguistica di un personaggio sia fondamentale ai fini della sua corretta costruzione. Non è sempre facile e spesso comporta uno sforzo consapevole da parte dell’autore. Ma non avrebbe senso immaginare una bambina di quattro anni che parla come un professore di semiotica, così come sarebbe assurdo il contrario. Ritengo che per il lettore sia uno degli aspetti che più danneggiano la sospensione dell’incredulità. Insomma, ti rompe le uova nel paniere. Devo ammettere, però, che mi hanno aiutata alcuni aneddoti d’infanzia.

Mi piacerebbe sapere come ti è venuta in mente l’idea di inserire un coboldo, che in realtà non è una figura molto usata.
Beh, dopo stregoni, zombie e sirene mancavano solo i coboldi! In realtà i coboldi mi affascinano fin da quando ero molto giovane. Sono davvero poco socievoli, un po’ scorbutici, molto irritabili e inavvertitamente comici. Insomma, adorabili. Una scelta scontata per un amico immaginario.

Come ti sei approcciata a questa antologia? Quando ti è stato chiesto di partecipare avevi già una storia pronta, oppure è nata in seguito?
Come al solito, non avevo idea di dove sarei andata a parare. Non avevo nulla di pronto, visto che stavo lavorando all’editing del nuovo romanzo. Ma ho imparato da lungo tempo che ad Alessandra non si dice di no e così ho accettato anche se con un po’ di timore.
Per l’ambientazione ho barato. Mi è stato sufficiente guardare fuori dalla finestra per incontrare colline dolci e boschetti ombrosi. Dopodiché ho rilassato le dita sulla tastiera e alla fine è uscito Artù. Come accennavo prima, un racconto insolito per me. Scommetto che ti aspettavi che ci scappasse il morto. Confessa.

Ebbene, lo confesso. Sei stata quasi troppo soft per i miei acidi gusti! 😄
Ma tu, da bambina, avevi un amico immaginario?
Certo che sì. Si chiamava Pon-Pongo ed era un esserino a forma di pera, blu a pallini gialli e con un grazioso cappellino a punta. No, giuro, non sto scherzando. Era anche estremamente pedante e dispettoso e aveva la tendenza a esprimere il suo estro artistico scarabocchiando i muri con i pastelli a cera. Era tutta colpa sua. Giuro.

Dai, la tortura è finita… ma prima dacci qualche anticipazione sul secondo capitolo di Un antico pesca…, pardon! Un antico peccato.
Ora mi fai sembrare squilibrata. Sottolineo che Un antico pescato, il torrido seguito apocrifo del capolavoro di Melville, è un progetto a lungo termine a sei mani, di cui quattro sono qui presenti e le altre due assenti ingiustificate. Ma mi ritengo sollevata da ogni responsabilità, visto che l’idea è stata tua…
Per quanto riguarda invece la versione autorizzata e originale, si intitolerà Un antico peccato: Alba infuocata e sarà in libreria per la prima metà di ottobre. Ti anticipo che in questo secondo capitolo ci sarà molta più azione e che molti segreti verranno svelati. Molti, non tutti. Torneranno tutti i personaggi: Jayce, Andrel, Rayne, Geth… Oh, e la copertina è davvero bellissima, se mi è concesso dirlo, ma io sono di parte.
Grazie mille Giulia, e in bocca al lupo per tutto!

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