Di critiche e controcritiche

Giusto perché sono in fase semi-polemica, dopo le donne e la letteratura mi lancio su un post riguardante le recensioni e le critiche. Così, per scaldarci un po’ tutti l’animo!

La settimana scorsa, Malitia di Dusty Pages in Wonderland ha pubblicato un articolo sfogo che forse avete già avuto modo di leggere.
Parlava della libertà di criticare.
Lo condivido in pieno.

Spesso, infatti, mi è capitato di leggere su facebook e/o su twitter stati di autori che ritenevano inutile che i blogger pubblicassero recensioni negative di un libro. Spesso mi è capitato di leggere che “alcuni blogger si credono critici ma invece…”

Ecco. Invece sono lettori.
L’ho già detto talmente tante volte che ormai sono stufo di ripeterlo: un blogger non sarà un critico, ma è comunque un lettore. E siccome sono i lettori a comprare i libri, ognuno ha il diritto di dire la sua, una volta terminata l’ultima pagina. O anche prima, a seconda dei casi.
E perché poi un giudizio di un lettore dovrebbe valere meno del giudizio di un critico?

Il perché un giudizio negativo faccia incavolare così tanto un autore non riesco poi a capirlo. Oh, certo! Di sicuro ne uscirà la storia che fa più o meno così: c’è tanto lavoro dietro e tu non hai rispetto del lavoro altrui.
Beh, la mia teoria è che si ha paura che un giudizio negativo vada a frenare vendite o a incitare altri commenti negativi.

Mi verrà detto che io sono di parte, in quanto blogger. Beh, si da il caso che nel mio piccolo sia anche autore. Ok, avrò venduto, se tutto va bene, cento copie di un ebook di sessanta pagine pubblicato da un piccolo editore, ok, però so come ci si sente a stare dalla parte di chi viene giudicato.
Non bastasse La Sogneria, ho pubblicato, e continuo a farlo, racconti su EFP.

Ogni volta che vedo un nuovo commento a un qualcosa che ho scritto vengo sopraffatto da due emozioni: la gioia e la paura. La gioia nel sapere che qualcuno ha letto una mia cosa che, nel bene o nel male, l’ha impressionato talmente tanto da voler spendere qualche parola in proposito. La paura che quel commento sia negativo.

Quando leggo un commento negativo posso di norma avere due reazioni: me ne infischio o ci sto male.
Me ne infischio quando trovo commenti che: o si intuisce sono sparati a caso, o si capisce che mirano a trovare il pelo nell’uovo per non si sa quale ragione. Mi è infatti capitato di leggere commenti in cui si criticavano delle cose talmente assurde che… beh, si capiva che l’autore del commento DOVEVA trovare qualcosa di negativo da dire. Quindi sul momento ho avuto una rapida incazzatura e poi ho archiviato e ringraziato per il pensiero. Perché si capisce il valore di un commento, secondo me.
Le recensioni che davvero mi fanno male sono quelle che riguardano più un parere generale dell’opera.
Per esempio quello che Emy (non me ne voglia se la cito così) ha lasciato a Ragazzaocchidoro: Stavolta il racconto mi ha lasciata un po’ perplessa, forse perché non mi aspettavo che la tua Vermiglia compiesse quel terribile gesto. Penso che le fiabe “attualizzate” non facciano per me 🙂
Come vedete non dice assolutamente niente di male. Non usa toni acidi. Nemmeno critica, in verità. Dice semplicemente che è rimasta perplessa probabilmente per una questione di gusto personale.
Cioè… non posso proprio definirla una critica… però un po’ di tristezza me la lascia. Perché Ragazzaocchidoro non ha colpito. Perché non ha saputo lasciare il segno. Perché Emy non è stata contagiata, come invece lo sono stato io, dall’amore per Ragazzaocchidoro.
E’ colpa di Emy? No. E’ colpa mia? Forse. Forse non sono riuscito a creare abbastanza empatia.

Tutta questa tiritera per dire che secondo me un autore dovrebbe preoccuparsi più del perché qualcuno ha scritto una recensione negativa, piuttosto che della recensione negativa in sé.
Perché al tale non è piaciuta la mia storia? Perché a Caio non è andata giù? E se la risposta è: voleva rompere le balle allora pazienza, si sorvola. Ma si sorvola con gentilezza. Se invece il discorso parla di ‘sensazioni’ provate dal lettore, o magari fornisce spunti dettagliati che possono aver senso, beh, magari una letta è meglio dargliela…
Perché un autore dovrebbe dispiacersi sì di aver ricevuto una recensione negativa, ma dovrebbe dispiacersi con se stesso, e non scagliarsi contro il recensore. Nemmeno se questi ha usato un tono maleducato.

Io odio la maleducazione e il linguaggio troppo forte. Non è nel mio stile. Sono un tipo che tende ad essere sempre molto pacato.
Però… rispondere alla maleducazione con la maleducazione fa fare una brutta figura anche all’autore. E attaccarsi a una critica in maniera esagerata fa solo perdere stima.

In questi giorni, in seguito al post di Malitia, mi è capitato di leggere qualche commento molto flame in proposito. E beh… la figura pessima la fa solo chi attacca il post di Malitia, che difende il diritto di critica.

Le critiche, sia positive che negative, vanno tutte prese per quello che sono: pareri soggettivi.
Gli autori non hanno giudizi sui libri che leggono? Non esprimono loro pareri? A me pare proprio di sì. Altroché!

Quindi calmiamoci tutti, respiriamo a fondo e rilassiamoci. Non si può piacere a tutti e a volte possiamo commettere degli errori. A volte anche i recensori possono commettere degli errori.
E quindi?
E quindi l’intelligenza sa nel capire, o nel cercare di farlo.

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8 pensieri su “Di critiche e controcritiche

  1. Athenae Noctua ha detto:

    Condivido ogni parola, mi è capitato pù volte di imbattermi in discussioni simili, talvolta notando l’acidità e l’ironia pesante nel recensire, talaltra la spocchia di chi si crede l’autore del secolo e si scopre genio incompreso. Inutile dire che ciascuno ha il diritto di esprimere il proprio parere nel modo che ritiene più consono e che è ben vero che talvolta si leggono recensioni che sembrano più intenzionate a mettere alla gogna e, come dici, a trovare per forza qualcosa di negativo da dire, spesso per costruirsi una piccola platea di lettori criticoni e senza alcun fine costruttivo…ma che l’autore in questione appaia con un’apologia di se stesso e additando tutti di ignoranza o mancanza di competenza letteraria è in assoluto la cosa peggiore. Certamente è auspicabile anche una certa serietà nel recensire (per mia indole, diffido delle recensioni troppo emozionali e piene di aggettivi estetici e preferisco quelle tecniche per farmi un’idea del libro in sé), ma i pareri negativi vanno accettati; è altrettando legittimo ritenere che essi siano sbagliati, per il diritto alla libera opinione, però la presunzione è inaccettabile, perché, giustamente, il blogger è prima di tutto un lettore. Se proprio l’autore offeso si volesse consolare, potrebbe sempre pensare che ci sono in giro lettori incapaci, ma va da sé che sperare di convincere un incapace di esserlo con una lunga discussione di commenti e aggressioni virtuali non porterebbe a nulla. Quindi armarsi di senso critico, autocritico e – cosa che non fa mai male – di un po’di ironia e leggerezza!

  2. Chagall ha detto:

    A rigor di logica dovrebbe essere la preparazione letteraria a distinguere una critica da un commento. Qualcuno con una preparazione (un giornalista, un critico) dovrebbe avere un bagaglio tale da permettergli di cogliere certe finezze che magari a un lettore comune sfuggono. Poi sappiamo che non sempre è così: vedi ieri la tizia che della Austen e Liala faceva tutto un fascio.
    Per quanto mi riguarda i commenti ai libri sono semplicemente questo: commenti. Occasioni per segnalare libri che mi sono piaciuti.
    Quanto agli scrittori scontenti, è da quando sono approdato nella blogsfera che ci sono, e probabilmente sempre ci saranno. Parlarne è abbastanza inutile.

      • Chagall ha detto:

        Non sono d’accordo. Quando parlo con te o con Sara di libri non mi sento inutile. Mi diverto, mi date ottimi consigli e spunti di lettura. Anche quando non avete pareri uguali ai miei.

  3. Andrea Storti ha detto:

    Sì, ma io non parlo dei commenti ai libri. Mi riferisco a post più generali, tipo questo, quello della letteratura femminile…

  4. redawahbi ha detto:

    molta gente non è preparata a prendere le batoste necessarie per poter crescere come scrittore o come qualunque altra cosa.
    Il mio primo racconto (di cui, dopo anni passati, vorrei ritirare ogni copia e far scomparire dalla faccia della terra) aveva ricevuto un ottima critica, un’altra abbastanza tiepida e una sonorissima stroncatura. Non posso nascondere di esserci rimasto male per le ultime due, ma sicuramente hanno aiutato a ridimensionare un po’ il punto di vista su quello che stavo facendo (o ad abbassare la cresta, per rendere meglio l’idea) e a realizzare che quello che avevo fatto non era abbastanza ma potevo migliorarmi e prendere quelle critiche come costruttive.
    Uno scrittore emergente ha più bisogno di critici neutri (che si prendono pure il tempo di leggere le nostre cose, senza minimamente conoscerci) che di amici che fanno un paio di complimenti per gentilezza o per tirarci su il morale e, quando servono, critiche, parecchie, ma sempre neutrali, senza accanimento di sorta.

  5. SfS ha detto:

    Volevo scrivere un commento, poi però mi sono un po’ allungata e ne è venuto fuori un articolo. Sono d’accordo con quel che hai scritto però c’è sempre l’altra parte da considerare. E, oltre questo, non tutti riescono a parlare di un libro col giusto rispetto (non è il tuo caso, ovvio). A quel punto, che siano lettori, che siano quel che siano, farebbero meglio a pensarci prima di sparare sentenze a vuoto.

    • Andrea Storti ha detto:

      Ma infatti io quelli li metto nel settore: da non considerare. Ovvio che fanno arrabbiare, ma se ti ci metti in mezzo fai solo peggio. Davvero. Esperienza personale! Ho visto cose…

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