Letteratura, donne e pregiudizi

Venerdì sono incappato in questo articolo.

Non è stata una novità, per me. Avevo già letto svariati interventi sulla questione, in precedenza, e quindi conoscevo certi dati che la giornalista ha inserito nell’articolo.
Ammetto anche che non ho mai dato, probabilmente, il giusto peso alla cosa, perché io mi sento di non appartenere affatto a questa visione della letteratura. In genere, infatti, io preferisco le scrittrici donne.
E tra l’altro… valeva davvero la pena di soffermarsi su un articolo in cui Liala e Jane Austen stanno sullo stesso piano? Cioè, siamo chiari… una giornalista che lascia intendere che la Austen scriveva romanzi rosa non merita davvero il mio tempo, perché significa che della Austen non ha capito una cippa.

Poi, però, mi sono messo a leggere i commenti.
E sono rimasto piuttosto sconvolto.

Vi riporto alcune chicche:

Il mondo al femminile è fatto di:
come arpionare il bancario, preferibilmente banchiere, che ti garantisca la vita comoda vicino a casa di mamma. Come convinco il marito che abbisogno dell’asilo nido privato pur senza avere un lavoro. Come mi faccio aiutare del maschio a passare all’esame quando non ci voglio spendere tempo nel capire numeri, leggi fisiche (Dio me ne scampi!) e inutilità del genere. Il tutto condito con un po` di Chanel n.5 (ecco qui i numeri servono!… 😉
Passo in rassegna i pochi letti (sbirciando gli scaffali di casa mia), e posso rispondere alla domanda: li ho sempre trovati deludenti e molto mal scritti (alcuni forse neppure terminati per schifo).
Diffido delle donne anche in questo, e anche in questo a ragion veduta.
Di politica non capite nulla (concedo solo Hannah Arendt), il costume ve lo inventate di sana pianta, per il fantasy siete letteralmente negate, per altri generi inclassificabili (tutto quello che ha scritto la Fallaci, per capirsi) lasciamo stare. Il resto è davvero solo robaccia in cui sfogate la vostra futile lamentosità.
E’ un fatto punto.Non leggo scrittrici donne.E’ molto semplice, abbiamo un tempo limitato e davanti a noi una mole incredibile di lavori che possiamo scegliere.In passato mi sono avvicinato ad autrici e le ho trovate stucchevoli, ridondanti poco sincere.Voci vaginali.La smania dell’aggettivo lo posso ascrivere alle prime della classe.La letteratura è altro.

Ecco. Ne ho riportato solo tre commenti. Ma ne potete trovare altri in calce all’articolo.
Bisogna ammettere che molti altri affermano invece di non distinguere tra autrice e autore, ma che vanno a scegliere il libro in base alla trama… però, davvero, sono rimasto allibito dinanzi a certe affermazioni.

Quest’anno, fino a ora, ho letto nove autori maschi e nove autrici femmine. Anzi, sto per concludere la decima donna.
Se mi soffermo a pensare a quali di queste letture siano quelle che mi sono rimaste di più… beh, mi vengono in mente solo donne. Non che le altre letture siano state brutte, ma credo che Ragnarok della Byatt, Dio di illusioni della Tartt, Un segno invisibile e mio della Bender e Il ricordo dell’amore della Forna siano delle letture immense. Ricchissime e profonde come poche.
Tra l’altro, di questi quattro titoli solo l’ultimo si sofferma davvero su una storia d’amore, gli altri no. E anche quest’ultimo, parla d’amore per parlare di guerra…

Se penso ai miei autori preferiti mi vengono in mente, come prima cosa, Virginia Woolf, Marion Zimmer Bradley, Joanne Harris, Michel Faber e Jonathan Safran Foer. Tre donne e due uomini. Ok, sicuramente ci sono altri autori che ammiro moltissimo, ma le prime tre sono insostituibili. E gli altri due pure. Sono il mio Sancta Sanctorum letterario.
E beh, non mi viene proprio da dire che la Woolf scriva solo storie d’amore, romanticherie da cioccolatino… e la Zimmer Bradley, poi! Ha praticamente rivoluzionato il genere fantastico-fantascientifico, ha romanzato la storia della caduta di Troia e riesplorato le leggende Arturiane. Ha creato mondi e tutti i suoi scritti contengono talmente tanti spunti di riflessione sociale, anche arditi, che davvero non è la storia d’amore la prima cosa che mi viene in mente. Anche se c’è. Ce ne sono!
Joanne Harris… beh, l’amore c’è sempre (anche se c’è sempre e ovunque in ogni autore, anche se magari nascosto). Però,  anche lì… scrive romanzi rosa? Assolutamente no. Scrive romanzi sull’appartenenza a un gruppo. Sulla non appartenenza a un gruppo. Scrive romanzi sui disagi e sul folklore. Scrive di quello che ci circonda.
E vogliamo parlare di Faber? Che nel Petalo cremisi e il bianco ha descritto un uomo talmente innamorato di una donna che non lo amava fatto, da aver fatto di tutto per averla. O che in Sotto la pelle ha creato una donna che uccide gli uomini per macellarli?
E Safran Foer? Che in Ogni cosa è illuminata ha scritto delle scene talmente poetiche sull’amore che… che… mi vien da piangere solo a ricordarle!
Tutto questo per dire… davvero non si leggono le scrittrici donne perché si crede scrivano solo storie d’amore?
E davvero si è così miopi da non capire che pure gli uomini scrivono ‘solo’ storie d’amore?

Leggendo questo articolo mi è venuto in mente un post che Joanne Harris ha pubblicato tempo fa sul suo profilo Tumblr. Parla proprio di donne e letteratura in una maniera che mi ricorda molto alcuni articoli di Loredana Lipperini.
Lo potete leggere qui.
Riguarda il conferimento del Booker Prize a Eleanor Catton.
La Harris pone l’accento sulla diversità del linguaggio usato per parlare del vincitore del premio. Questo, infatti, cambia a seconda che il ricevente sia una donna o un uomo.
La Harris cita un articolo apparso sul Times in cui l’accento viene posto sui modi e sull’aspetto della Catton. E conclude:

The subtext isn’t pretty. Reading between the lines, here it is. Eleanor Catton is clever, bookish, nerdy and shy. But she’s young and pretty too, which means she’s likely to be a role model for clever girls who feel marginalized. After all, clever girls have feelings too, and this one’s done so frightfully well, winning a major literary award. She deserves praise. Let’s praise her, starting with something about her hair. Because that’s what all girls like to hear. Isn’t it?

Ecco…
Non è che per caso si leggono poche donne perché siamo troppo fermi a degli stereotipi creati da altri, in altri tempi?
Non è che per caso non si leggono donne perché siamo solo miopi? Seguiamo solo mode? Facciamo i finti intellettuali?
Non è che per caso facciamo a meno di leggere autrici perché non sia mai che un altro uomo possa pensare che io sia una donnicciola?

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15 pensieri su “Letteratura, donne e pregiudizi

  1. Io mi sono resa conto, pochi giorni prima che uscisse quest’articolo in realtà, di leggere molti più libri scritti da uomini rispetto a libri scritti da donne.
    Ma è una scelta totalmente inconsapevole, per cui se mi chiedessero perché non saprei molto bene cosa rispondere. E ho un scrittrici donne che adoro (la Munro, solo per citare l’entrata più recente nella mia top 5 di scrittori preferiti in assoluto).

    C’è da dire che c’è stata negli ultimi anni un’invasione della narrativa rosa di pessima qualità (vedi tutti gli Chanel e i Tiffany) che purtroppo ha in qualche modo affossato quelle invece meritevoli. Succede la stessa cosa con gli uomini, certo, però forse in misura minore.

    Sui commenti all’articolo non mi esprimo, perché c’è davvero poco da dire, se non un “che schifo”.

  2. Adoro questo post e mi piace questo tuo punto di vista privo di pregiudizi. Abbiamo delle bravissime autrici italiane che non vengono valorizzate, ma relegate alla letteratura poco alta. Secondo molti.
    Ti cito il caso di Silvia Balestra: in una libreria di Milano la stessa autrice aveva fatto presente che il suo libro, Amiche mie, si trovava tra i romanzi di letteratura rosa quando di rosa ha solo una sfumatura di colore della copertina.
    Detto ciò, ci vuole proprio consapevolezza non solo maschile ma anche femminile. Se le prime a farci guerra siamo noi, ne ricaviamo solo discussioni sterili. (Non vorrei andare fuori tema).
    Io, comunque, ho letto tra questo e lo scorso anno più donne che uomini e ne sono felice. Ma questa scelta non è forzata o dettata, ma naturale.
    Bisogna sostenere le nostre scrittrici e non solo leggere le straniere.
    Le donne quando scrivono sanno farlo meglio di tanti uomini.

  3. Ho scoperto quest’anno sia la Byatt che la Tartt e sono rimasta sconvolta per la profondità dei loro romanzi. Possessione e Dio di Illusioni sono schizzati subito tra i miei preferiti di sempre, e adoro che il primo utilizzi la storia d’amore (anche un po’ banalotta, forse) vittoriana come “scusa” per parlare di poesia, di miti poco noti, di filologia, per criticare certi tipi di critici e letterati e toccare una quantità di argomenti incredibili.
    Quest’anno considerando la narrativa che ho letto le donne conducono 25 a 22, o qualcosa di simile, però non credo di farci mai caso. Leggo quello che mi ispira a seconda dei momenti. Mi tengo sicuramente alla larga dal settore del rosa, perché mi spaventa e non mi interessa, ma sarebbe ridicolo ridurre a rosa tutto ciò che le donne scrivono. E definire Jane Austen “rosa” è un crimine contro l’umanità.
    Tra l’altro, lancio una provocazione, come sarebbero stati considerati libri come il successone di Gramellini, che a me ha dato la fastidiosa sensazione di stare spiando dal buco della serratura le vicende personali di un estraneo? Se l’avesse scritto una donna, sarebbe stato un tale successione o l’avrebbero definito “un polpettone strappalacrime”?

  4. Applausi a te e al post. Io mi sono resa conto di leggere più uomini che donne (ho fatto qualche conto dopo aver letto il tuo post), ma come ha scritto sopra Elisa è una scelta inconsapevole (di certo non è un fattore che mi fa propendere o meno verso la lettura di un romanzo) – anzi, sono rimasta onestamente stupita quando ho scoperto che non erano più o meno in parità.
    Ci dovrei fare più caso. Ci farò più caso.

    Ricordo gli articoli dedicati alla ricezione, da parte dei media, del premio alla Catton; hai fatto bene a parlarne, perché è un esempio lampante della mentalità, magari anche subconscia, che porta all’uso di certi stereotipi.

    E ora vado a sciacquarmi gli occhi, perché i commenti che hai riportato sono come dello sporco gettato dritto in faccia…

  5. Ottima analisi. Scopro oggi il tuo blog e scopro anche che abbiamo più o meno gli stessi gusti letterari. “Il petalo cremisi e il bianco” per me è una rilettura fissa.
    Quando compro un libro, solo di recente guardo il nome dell’autore/autrice, ho da poco scoperto che Banana Yoshimoto è una donna…non me l’ero nemmeno mai chiesto.

    • Grazie Franz, e benvenuto.
      Il petalo lo adoro, e mi piace pure Banana.

      Io non è che ci faccio caso, al nome, però mi rendo conto di preferire le autrici, alla fine.

  6. Io non ho molte donne nella mia libreria.
    C’è la Kristof, la Némirovsky, la Plath (un regalo), un libro di Banana Yoshimoto (altro regalo), una Helga Schneider, una Karen Blixen, una Isabel Allende (che cederei volentieri).
    Se leggo delle donne, mi piace che siano toste. Non amo il romanticismo estenuato che credo faccia parte della femminilità (anche mia) e sono convinta che, se gli uomini (scrittori) riescono a immedesimarsi nella mentalità femminile, un personaggio maschile creato da una donna risulti troppo falso e costruito, estenuante e poco credibile.
    Ci sono delle eccezioni ovviamente, ma credo non molte.

    • La tua affermazione è interessantissima. Quindi credi che un uomo sia in grado mdi creare personaggi femminili credibili, mentre un uomo no?
      E cosa te lo fa pensare? Sono molto curioso di sapere da dove arriva questa idea.
      Però io trovo che le autrici non si soffermino esclusivamente sul lato romantico. Per esempio penso al “Libro dei bambini” della Byatt. Certo, c’è pure l’amore, ma non è quello il punto, anzi…

      • No no, infatti ci sono delle eccezioni. Ad esempio, nella Kristof non c’è ombra di romanticismo, lì è tutto morte e distruzione.
        Anche nella letteratura femminile di qualità, spesso i personaggi maschili non sono altro che personaggi femminili travestiti da uomini. Sono convinta che la natura femminile e quella maschile siano profondamente diverse.
        Ma se Briony in Espiazione risulta molto verosimile, Lobby di Rosa Candida sembra solo un’inutile forzatura.
        È come se le scrittrici donne (la maggior parte, non tutte) scrivesse col fine di compiacere il lettore, dicendo quello che pensa che egli voglia sentirsi dire. E io questo lo trovo estremamente irritante.

  7. E’ una sensazione che io non riesco a provare… Per esempio, per me Lobby è credibilissimo.
    Certo, se devo paragonarlo a molti maschi che ho conosciuto, effettivamente non riuscire a trovarci molte somiglianze. Però le trovo con me stesso. Ma forse sono io molto femminile…

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