Un segno invisibile e mio

L’amore, secondo me, ha sorgenti nascoste.
Mi spiego.
Se mi chiedessero perché amo mia moglie, non riuscirei a rispondere seriamente. Magari tenterei di abbozzare un “per il sorriso, perché mi capisce, perché è il mio opposto…” cose così. Ma non sarebbe del tutto vero. L’amore deriva da un insieme di molte cose, ma non si può, o almeno io la penso così, dire esattamente perché si ama la persona che ci vive accanto.

So però perché amo Aimee Bender (che per sua fortuna non vive a casa mia, altrimenti si sentirebbe molto come lo scrittore di Misery, perché ne vorrei ancora, ancora e ancora). Amo Aimee Bender perché è un genio.

Ok, non ho letto proprio tutto-tutto il suo lavoro. Mi manca ancora Creature Ostinate e La maestra dei colori, che esce a giorni. Però ho letto il resto. Ho letto L’inconfondibile tristezza della torta al limone e La ragazza con la gonna in fiamme (che non è Katniss) e poi questo Un segno invisibile e mio. E niente… per me la Bender è un genio.

E’ un’autrice capace di mescolare reale e irreale in una maniera così omogenea, così perfetta da far sembrare tutto normale. E’ una che ha capito come utilizzare gli elementi più bizzarri e fantastici non per sbizzarrirsi con gli effetti speciali, ma per studiare meglio gli affetti, le persone, la vita.

Un segno invisibile e mio, ovviamente, racchiude tutte queste sue caratteristiche. E anzi, tutto è così ben bilanciato che secondo me è il suo lavoro migliore.

C’è una protagonista ventenne, Mona, che viene praticamente cacciata di casa dalla madre con lo scopo di vederla finalmente vivere. Possibilmente lontana dal male che affligge il padre.
Per caso, e ancora intontita dal trasloco repentino, si ritroverà a insegnare matematica nella scuola elementare della città e ad avere quindi a che fare con dei bambini ‘particolari’.

Tutto questo, però, è arricchito dalla matematica, costantemente presente, dalle manie di ognuno, da personaggi bizzarri, da situazioni apparentemente anomale e da un’ascia.

Ne esce una storia estremamente intensa, scritta quasi con leggerezza ma di una potenza disarmante.
E’ una storia che parla di tutti noi, dei nostri vicini, delle cose brutte che ci possono capitare. Ma anche delle cose belle.
Racconta che ce la si fa. Non sempre, ma che sì, ce la si fa. Bisogna solo armarsi delle giuste cose.

Aimee Bender sembra sempre intenta a scrivere di altro. Di qualcosa che non può esistere. Quando in verità è una delle scrittrici che descrivono meglio la vita vera. La quotidianità.
La ammiro immensamente per questo.
Le invidio il suo stile e il suo saper trattare temi delicati e tristi con una mano così personale da far brillare ogni cosa.

Leggetelo, questo prodigio della scrittura.
Io mi metto ad aspettare con ansia La maestra dei colori.

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4 pensieri su “Un segno invisibile e mio

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