Voliera estiva

L’emancipazione è un processo lungo che sembra non avere mai fine.
Sarah, la protagonista del romanzo, lo capirà presto.
Lei è bella e intelligente. E spiritosa. Si è laureata a Oxford, ora che anche per le donne è possibile ricevere un’istruzione, ma una volta uscita dalla scuola cosa accadrà?

È qui che incomincia la storia.
Perché una volta ritornata in patria, dopo alcuni mesi passati a Parigi, Sarah deve affrontare il matrimonio piuttosto inaspettato della sorella con uno scrittore insopportabile. Poi deve trovare casa, e un lavoro, e in questo susseguirsi di ricerche che non la soddisfano mai appieno, si ritrova a dover continuamente contrapporre i suoi desideri alla realtà.

La società sembrava essersi evoluta verso una parità di diritti tra generi, ma la verità è che una volta laureate, queste ragazze, non hanno dei posti dove poter davvero stare. E la società è ancora ferma all’idea del matrimonio come scopo di un’esistenza, un’idea su cui tutte le ragazze si mettono a riflettere.
E c’è chi resta indeciso, come Sarah, che continua a pensare a cosa vorrebbe, a cosa potrebbe fare… e c’è chi fa determinate scelte, come la sorella Louise. Scelte che diventano un po’ il motore di tutto.

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Ma il bello di questo raccontare “l’indecisione” è lo stile usato. Ironico e pungente, intelligente, sempre inebriante.
La narrazione scorre via che è un piacere lasciando sulla bocca dei lettori sorrisi e riflessioni da concretizzare. Perché poi, a fine romanzo, Sarah non ha ancora ben deciso cosa fare della sua vita, e a me vien da chiedere se oggi sia davvero diversa, la situazione.

La libertà esiste davvero? Oppure è solo un’apparenza?
E quanto siamo influenzati da chi ci circonda?
E quanto siamo oppressi, senza accorgercene, da un’idea comune? Da un senso collettivo? Da quella che potrebbe essere una semplice tradizione?
A voi rispondere…

Nota a margine:
E’ stato sorprendente, per me, scoprire che l’autrice altri non è che la famosa sorella di Antonia Byatt. La famosa sorella con cui non c’è praticamente rapporto. Ed è stato sorprendente perché sono entrambe due ottime autrici (anche se, lo ammetto, al momento preferisco Antonia), ma hanno due stili che più diversi non potrebbero essere.
Ma mi chiedo: com’è possibile che in Italia Margaret sia così poco conosciuta? Cioè… questo è un piccolo gioiellino che meriterebbe di più. Che non è pesante, che non è pretenzioso (come invece potrebbero sembrare alcuni testi della Byatt) ma che ha una profondità invidiabile.
Mah! Misteri del mondo moderno.

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