Tanti auguri al Meleto #13

E poi c’è la Leggivendola.
Che legge molto e, al contrario di quello che il suo nome suggerisce, regala i suoi pareri sui libri. Regala anche molti altri suoi pareri legati al mondo editoriale, e io sono sempre felicissimo di scartare questi bei pacchetti perché sono scritti con toni divertenti e divertiti, ma però nascondono saggezza e sguardi acuti.
Già, perché i pareri altrui fanno fiorire i pareri propri. E il confronto è sempre stimolante, se dall’altra parte c’è una persona intelligente come Erica.
Quindi andate a leggere il suo blog e questionate con lei! 🙂
La Leggivendola, nella sua infinita generosità, ha regalato al Meleto una recensione.
E’ l’ultima blogger a farlo, per questo compleanno. Quindi sì, si incomincia a sentire l’aria della fine dei festeggiamenti, anche se mancano ancora alcune perle…
Parla di un autore che amo, anche se mi mancano molte sue letture per poterlo davvero piazzare in qualche podio. Chissà che dopo queste righe mi decida!
Io ringrazio la Leggivendola e… beh, vi auguro buona lettura!
Quando Andrea mi ha chiesto di partecipare ai festeggiamenti per i cinque anni del Meleto con una recensione, devo dire che ho tentennato un po’. Non per la partecipazione, quella era ovvia e assodata ancora prima che la richiedesse. Piuttosto non avevo ben chiaro quale libro recensire. Andrea aveva specificato che doveva trattarsi di uno dei nostri libri preferiti, uno al quale teniamo molto. Nella mia testa una manciata di titoli ha battibeccato per un po’, ma alla fine il Mio Libro è uscito vincitore. Lo chiamo ‘Mio Libro’ perché, qualche volta, ho l’impressione che sia stato scritto per me, all’insaputa dello stesso autore. Nessun dove di Neil Gaiman, edito in Italia da Fanucci e tradotto da Elena Villa. Lo cito spesso, ma non l’ho mai recensito sul mio blog. Forse perché il legame che ho con questo libro è troppo personale, forse perché il rischio di lasciarmi andare – come sta effettivamente accadendo – a inutili giri di parole sul perché adoro questo libro è particolarmente elevato e, retrospettivamente, alquanto imbarazzante.
Ah-ehm, pardon. Magari inizio a parlarne seriamente.
C’era una volta Richard Mayhew. Un bravo ragazzo che lavorava in Borsa a Londra. Gentile, educato, fondamentalmente buono. Impegnato con Jessica, che vorrebbe poterlo riplasmare. Stanno andando a cena fuori, quando si imbattono in una ragazza ferita e sanguinante che chiede loro di aiutarla e che tuttavia non vuole essere portata in ospedale. Mentre Jessica vorrebbe chiamare velocemente un’ambulanza, Richard apre il suo cuoricione alla ragazza, che sta evidentemente scappando da una qualche minaccia, per portarla a casa sua e medicarla. Riga più, riga meno, Jessica lo lascia e la storia della fuggitiva, Porta, si lega con quella di Richard.
Porta è inseguita da due minacciosi energumeni, mister Vandemar e mister Croup, che sono tuttora tra i miei cattivi preferiti. Un po’ il gatto e la volpe, ma più inquietanti e decisamente più sadici. I loro battibecchi, la loro allegra amicizia…
non so, mi piacciono. Mi piacciono e basta.
Dunque, Porta affida a Richard un messaggio. Tralasciamo gli strani movimenti che il protagonista deve compiere per trovare l’uomo cui recapitare il messaggio, alla fine lo trova ed è il Marchese di Carabas. Altro dei miei personaggi preferiti in assoluto.
Per farla breve, il Marchese raggiunge Porta ed entrambi scompaiono letteralmente dalla vita di Richard. Peccato che anche la vita di Richard scompaia dalla vita di Richard. Il giorno dopo il giovane viene totalmente ignorato, sia dalla sveglia, che dalle porte automatiche, in ufficio nessuno lo riconosce, gli stanno portando via la scrivania, la segretaria non lo riconosce, il migliore amico Gary sembra non averlo mai visto in vita sua. Confuso e disperato, si convince che la causa della strana situazione in cui si trova sia da ricercare nel suo incontro con Porta e il Marchese di Carabas. Corre alla loro ricerca e…
E poi tutto il resto. Londra di Sopra, Londra di Sotto. Un mondo magico in cui i mendicanti sono nobili, fatto di strane leggi e di strani legami, più elastici ma curiosamente più veri. Quel popolo di derelitti che oltrepassiamo senza degnare di uno sguardo, loro riescono a vedere Richard e in un certo senso lo accolgono tra le loro file. C’è tanta follia, tanta assurdità, un pizzico di redenzione. A pensarci bene Gaiman narra di un mondo che scorre parallelo al nostro, quello dei disperati. Però lo ricopre di stranezza e speranza.
Ci sono tanti bei personaggi, e tante strane situazioni. Il Mercato Fluttuante, Hunter, Anestesia.
Ho letto questo libro pochi anni fa, credo al primo anno di università. Ricordo quella strana sensazione, mentre lo mettevo giù dopo averlo finito, come se la mia anima lottasse per rimanere ancora un po’ tra quelle pagine, aggrappandovisi come colla filamentosa. A lettura terminata, mi sono alzata e sono uscita a passeggiare.
Continuavo a pensare a Londra di Sotto. So che suona stupido, però se proprio dovessi scegliere un luogo da abitare dopo la morte, ecco, vorrei che fosse la testa di Gaiman.
Spero davvero di non avere esagerato con le divagazioni. Torniamo nei ranghi e vediamo di concludere questa masnada di parole.
Questo è uno dei blog da cui traggo i più azzeccati suggerimenti, uno dei pochi di cui non mi lascio sfuggire un singolo post. Semplicemente uno dei miei preferiti, fosse anche solo per la fiducia letteraria che ripongo in chi lo ha creato e gestito.
Quindi, beh, buon compleanno, Meleto. Millemila di questi giorni.

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2 pensieri su “Tanti auguri al Meleto #13

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