Tanti auguri al Meleto #12

Avere un blog ti fa conoscere mille altri blog.
Te ne fa conoscere di continuo. Tanto che a un certo punto ti chiedi: ma ne vale la pena? Perché dovrei tenerne uno pure io, che tanto ce ne sono a centinaia che parlano tutti delle stesse cose?
E, beh, in verità si scopre che sì, parleranno tutti, circa, delle stesse cose (nel caso dei lit-blog di libri), ma che molti sono lì giusto per passare il tempo, mentre altri sono lì per una passione davvero grande. E questi ultimi hanno ognuno una voce propria, che si distingue dalla massa. E possono pure avere due lettori come centomila, ma la loro voce suona forte, e chiara, e bellissima.
E’ per esempio il caso di Start from Scratch, e della sua padrona di casa Maria.
Maria ha una voce unica, un modo speciale di raccontare i libri (e non solo). E dice sempre cose estremamente interessanti, e intelligenti, al contrario del sottoscritto.
Quindi, non so in quale categoria di blogger io mi possa catalogare, ma sicuramente Maria è nel top!
E sono quindi felicissimo di poter ospitare, in occasione del quinto compleanno del Meleto, una sua recensione, anzi, un suo intervento.
Io la ringrazio di cuore e vi invito a leggerla.
È successo qualche mese fa a casa di alcuni parenti.
Chiacchieravamo del più e del meno, così come la consuetudine familiare richiede, quando, senza avvertenza alcuna, un membro della compagnia, per intrattenere il gruppo, decise di provare a stilare l’elenco dei tratti della personalità di ogni ospite. Al mio turno, il giudice amatoriale cominciò a profilarmi in ogni anfratto psicologico e, dopo un soliloquio di un paio di minuti, si lasciò cadere sulla poltrona con un mezzo ghigno che tradiva sprazzi di soddisfazione convulsa.
Non ne ha indovinata manco una.
Questa cosa mi ha, in ordine:
– stupito;
– confuso;
– perplesso;
– deluso.

Com’è possibile, pensavo, che una persona che ha vissuto accanto a me per tanti anni, mi vede in un modo così distante da quello che sono in realtà. Oppure sono io che non ho il giusto metro di giudizio? Sono io che non riesco a inquadrarmi? Chi sono? Quale ritratto è il più fedele all’originale? Ma non dovrebbe essere la stessa cosa? Non dovremmo vedere la stessa persona? La foto non è una replica esatta di noi stessi? Sì, eppure sfido chiunque a negare di aver pensato almeno una volta guardando uno scatto improvvisato: “Questo non sono io”.

Dov’è il punto? Il punto è il naso di Vitangelo Moscarda, che pende un po’ a destra. È che lui non se n’era mai accorto prima. Poi la moglie gliel’ha fatto notare, e adesso quel naso lì sembra non gli sia mai appartenuto veramente. Come il corpo, vile testimone di una vastità cosmica ben più profonda. Da dov’è spuntato quel naso? Di chi è? Non è mio. Non appartiene a me. Quello non sono io. E tu, moglie, mi hai sempre visto così? Con questo naso storto? Lo riconosci? Mi associ a quella protuberanza mal composta? L’hai sempre fatto? Mi ami? Mi hai amato? Sempre? Con quel naso?

Chi sono? Sono quell’io nel quale mi sono sempre riconosciuto, o il nessuno, quello che non ho mai incontrato, o sono gli altri cento, quei cento volti a cui mi associano gli altri. Uno e nessuno, uno e tutti. Uno, nessuno e centomila. Questo è il Pirandello che io amo e che vi consiglio. È una novella, ma per me, più di questo, è sempre stato un “manuale di sopravvivenza”. Mi ha insegnato a svincolarmi dall’idea che gli altri hanno di me, mi ha aiutato a liberarmi dalle aspettative.

Slegarsi da se stessi, indossare ogni giorno una personalità diversa. A seconda delle persone, dei luoghi, delle stagioni: un carattere scostante e deciso d’inverno, una maschera calda e accogliente d’estate. E che gli altri riconoscano in noi il personaggio che preferiscono; non sarà un falso ma solo una declinazione diversa dello stesso spirito.

E se qualcuno vi mette in discussione, se qualcuno volesse provare a incasellarvi in uno stereotipo, fategli notare che il suo naso pende a destra. Leggermente. E tutto andrà per il verso giusto.

Uno e tanti abbracci ad Andrea, che mi ha lasciato scodinzolare allegramente nel suo meleto con le mie riflessioni sconclusionate.
Grazie per la fiducia, e auguri ancora.
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3 pensieri su “Tanti auguri al Meleto #12

  1. Di questo libro conservo uno dei più positivi ricordi scolastici, anzi, credo proprio sia la lettura “imposta” dall'alto che più mi sia piaciuta.
    Ancora adesso lo ricordo con “affetto”, sarà perché mi vedo piena di nasi che pendono verso destra.

    [Concordo con te su Maria poi, è davvero una blogger unica!]

  2. Ho scoperto i blog da poco, prima non li frequentavo mai ed anche il mio è alle prime armi, però mi piace l'idea di condividere spunti di lettura ed opinioni con gli altri perché non sono mai univoche, ma per rimanere in tema sono mutevoli e… una, nessuna e centomila. Tutti possono parlare della stessa cosa, ma ognuno darà uno spunto ed una chiave di lettura diversa ed approfondirà temi che magari ad altri sono ignoti. E' quello il bello.
    Quanto al bellissimo post di Maria, ho letto Pirandello alle superiori, ma all'epoca non riuscivo a capire come una persona potesse essere vista in tante maniere diverse, con l'esperienza e le batoste ho apprezzato lo spirito del libro e lo apprezzo ogni giorno quando mi accorgo che tutti cercano di incasellarti per qualcosa che non sei o sei solo in parte. Bene, se me ne accorgerò, d'ora in poi dirò anch'io che il naso gli pende un po' a destra…

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