Venivano da lontano

Torna Alvise Pàvari Dal Canal.
Come chi è Alvise Pàvari?
Potrei bandirvi da questo blog, per una domanda del genere.
Alvise è un Ippologo di fama internazionale, insegna Ippologia alla Ca’ Foscari e vive a Venezia, in un palazzo stupendo che da sul Canal Grande. Manco a dirlo, la sua grande passione è il cavallo.
Ah! Cosa importantissima: è il protagonista di una serie di libri scritti da Giorgio Caponetti.
Venivano da lontano è la seconda avventura che lo vede protagonista, dopo Due belle sfere di vetro ambrato dell’anno scorso, ed è, secondo me, un’avventura anche migliore della prima.
Questa volta Alvise è in viaggio, e non nella sua amata Venezia.
Si reca a Tuscania (paese dove poi vive l’autore) per aiutare un amico. Arriva però troppo tardi e l’amico è già morto. Da qui partono una serie di avventure e misteri che dovranno essere rivelati. Al centro di tutto: gli etruschi!
Quella di Caponetti è una scrittura che è sempre un piacere incontrare. Ha scritto, di nuovo, un romanzo di una piacevolezza estrema, che permette al lettore di far passare un paio d’ore in ‘allegrezza piena’ senza però creare qualcosa di scontato e piatto. Anzi.
Il bello poi di questo romanzo è che è godurioso.
Godurioso nel senso che tra le righe della storia si trova un piacere di vivere immenso, contagioso. Una gioia per le bellezze della vita, ma quelle sane! Mica quelle false.
Il cibo, per esempio, che non è mai esagerato o elaborato, ma rustico, popolare, e ricco di sapore. E la terra, che è libera dal cemento, che è forte e potente e che freme per essere lavorata e goduta. E l’amore, che crea bei casini ma che non è mai finto o costruito, è anzi istintivo, e può pure finire, e può pure far morire, ma intanto è stato vissuto intensamente, senza troppi pensieri, con passione.
E la curiosità. Quella sana. Nelle avventure di Alvise si trovano sempre tante informazioni, tante curiosità che attingono a materie diversissime tra loro. Per esempio questa volta ci sono gli etruschi, ma non solo.
Si capisce, insomma, che l’autore ama scoprire, imparare. E ti vien voglia di imitarlo, e curiosare nella storia, nella biologia, nell’ippologia…
Ecco, per me è questa l’essenza delle avventure del Sior Pàvari: la vita bella. Che non è la bella vita.
Certo, non è senza problemi, ma è bella, degna di essere vissuta.
Per concludere, io una possibilità ad Alvise la darei, se fossi in voi. Offre storie piacevoli, da leggere in queste prime giornate primaverili, coi fiori che stanno per sbocciare dietro di voi e il sole che inizia a scaldare gli animi. Sarà un connubio perfetto.

E mi auguro pure che questa non sia la sua ultima avventura! Perché per me sarebbe tristissimo.

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