Le uscite di marzo

Ok, è marzo. Sapete cosa significa? Che è arrivato il momento di fare la lista della spesa delle uscite più interessanti di questo mese.
Causa tempi ristretti e pupo, questo post  sarà molto lista della spesa e poco articolo… ma ci tenevo a segnalarvi alcuni titoli perché, secondo me, questo marzo merita più di una capatina in libreria.
Vi avverto subito che alcune date di uscita mancano, e pure alcune cover… ma i miei super poteri hanno un limite. Vedrò di aggiornare il post mano a mano che trovo le info.
Iniziamo!
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La miscela segreta di casa Olivares, di Giuseppina Torregrossa
336 pagine, 18,00 €, uscito il 4 marzo per Mondadori
Nel cuore di Palermo, sotto il grande appartamento degli Olivares, batte il cuore di un drago fiammeggiante: è la macchina che tosta dalla mattina alla sera il caffè, spandendo per le vie del quartiere un profumo intenso fino allo stordimento.
È tra le pareti della torrefazione che cresce Genziana, il più bel fiore tra i figli di Roberto Olivares, che ha chiamato come lei la qualità più pregiata di caffè. La vita scorre nell’abbondanza e nella certezza che il futuro non riservi sorprese perché Viola – sensuale e saggia matriarca – sa prevederlo leggendo i fondi di caffè.
Ma proprio quando Genziana si appresta alla fioritura della giovinezza irrompe la guerra, e con essa la fame e la distruzione destinate a cambiare per sempre le sorti della città. Improvvisamente Genziana si ritrova sola, il grande drago sbuffante è costretto a fermarsi. Palermo, intorno, è un immenso teatro di macerie, una meravigliosa creatura ferita che deve capire come rinascere dalle proprie ceneri.
«La tua fortuna saranno le femmine, la tua sicurezza il caffè» aveva detto Viola alla figlia scrutando il fondo della sua tazzina. Armata unicamente di queste parole, Genziana compie un lungo cammino, che la porta lontano senza mai allontanarsi dai Quattro Mandamenti di Palermo. Una folla di personaggi umili ma capaci di profonda umanità, l’incontro con una donna venuta dal Nord, le attenzioni del mafioso Scintiniune, l’amore per Medoro: tutto sarà per lei lievito di cambiamento. Eppure, solo ascoltando il proprio respiro Genziana troverà quello che cerca. Solo tostandosi, come un chicco verde di caffè, e poi aprendo il guscio potrà sprigionare il proprio aroma…
Il destino della città e quello di una donna, l’incapacità della prima di plasmare la propria sorte a testa alta e il coraggio della seconda nel cercare la propria via; la debolezza e l’orgoglio, il maschile e il femminile, l’arabica e la robusta: opposte polarità che percorrono il romanzo e che si saldano intorno all’appassionante racconto della moderna invenzione della miscela, l’arte di mescolare caffè di origini diverse per ottenere una bevanda armoniosa. Fedele alla sua terra, Giuseppina Torregrossa ne canta la bellezza, non si rassegna alle sue meschinità e ci regala una nuova indimenticabile protagonista: fiera, mai scontata, vicinissima al nostro sentire. 
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Il figlio, di Philipp Meyer
560 pagine, 20,00 €, uscito il 4 marzo per Einaudi
Dalle grandi praterie annerite da immense mandrie di bisonti, agli smisurati ranch di proprietà di un pugno di allevatori che regnavano come monarchi assoluti su schiere di vaqueros, al paesaggio arido e desolato punteggiato dalle torri dei campi petroliferi, la storia del Texas occidentale è la storia di un susseguirsi di massacri, la storia di una terra strappata di mano piú e piú volte nel corso delle generazioni. E inevitabilmente anche la storia dei McCullough, pionieri, allevatori e poi petrolieri, è una storia di massacri e rapine, a partire dal patriarca Eli, rapito dai Comanche in tenera età e tornato a vivere fra i bianchi alle soglie dell’età adulta, per diventare infine, sulla pelle dei messicani e grazie ai traffici illeciti fioriti nel caos della Guerra Civile, un ricchissimo patrón. Ma se Eli McCullough, pur sognando la wilderness perduta, non esita ad adattarsi ai tempi nuovi calpestando tutto ciò che ostacola la sua ascesa, suo figlio Peter sogna invece un futuro diverso, che non sia quello del petrolio che insozza la terra e spazza via i vecchi stili di vita, e non può che schierarsi con trepida passione dalla parte delle vittime. La storia, però, la fanno i vincitori, ed ecco allora Jeanne, la pronipote di Eli, magnate dell’industria petrolifera in un mondo ormai irriconoscibile, in cui di bisonti e indiani non c’è piú neanche l’ombra, e i messicani sono stati respinti al di là del Rio Grande. Toccherà a lei affrontare, nel modo piú letterale possibile, un tragico e inesorabile ritorno del rimosso. Dopo aver esplorato, in Ruggine americana, le rovine dell’impero industriale statunitense, in questo romanzo western anomalo e modernissimo, fortemente politico e per nulla ideologico, Philipp Meyer indaga senza reticenze le origini di quello stesso impero, per raccontarci quanto è sempre stato sottile il confine che separa l’eroismo dalla ferocia.
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Venivano da lontano, di Giorgio Caponetti
304 pagine, 12,00 €, in uscita il 6 marzo per Marcos Y Marcos
Campi di erba alta mossa dalla brezza, pareti di tufo dorato, lombrichelli cacio e pepe all’osteria dentro le mura di Tuscania: Alvise Pàvari dal Canal, che ha lasciato Venezia sotto la pioggia battente, al sole della Maremma si sente rinato.
Sbocconcella salsiccia sotto la pergola in attesa di rivedere Putzu, l’amico etruscologo che l’ha convocato lì in tutta fretta per chiedergli una conferma importante.
Lo rivedrà, sì, ma in circostanze molto diverse da quel che si sarebbe aspettato; e quella che si prospettava come la gita di un giorno si prolungherà, fatalmente, di sera in sera.
Prima lo trattiene una morte: smascherare l’assassino celato dietro appunti misteriosi che rimandano a Virgilio e a migrazioni antichissime.
Poi si mette in mezzo un amore: una donna riemersa dal passato che sarebbe perfetta se solo non avesse qualcosa da nascondere.
Un romanzo che fa viaggiare nel tempo e nella Storia, immersi nella pienezza del presente.
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Un angelo a Babilonia, di Friedrich Durrenmatt
192 pagine, 13,00 €, in uscita il 6 marzo per Marcos Y Marcos
Tutti sono innamorati di Kurrubi: da quando l’Angelo l’ha portata a Babilonia, fanno a gara per conquistarla.
Vie, piazze, giardini sono colmi di sospiri, traboccano di canti: banchieri che compongono poesie, burocrati che scrivono canzoni.
Ma il cuore di Kurrubi è impegnato; lei ama un mendicante che l’ha baciata in riva all’Eufrate e poi è sparito.
Appariva il più povero di tutti i mendicanti, più miserabile persino di Akki, l’ultimo mendicante di Babilonia, che fa dell’accattonaggio un’arte.
Quell’uomo così semplice e privo di ogni mezzo in realtà era Nabucodonosor, il re di Babilonia; si era travestito da mendicante per convincere Akki a cambiare mestiere.
L’accattonaggio è disdicevole, nel suo regno.
Di un re, però, Kurrubi non sa che farsene.
Potrà avere questa donna irresistibile soltanto chi avrà la forza di rinunciare alla politica, al potere, al denaro, per camminare con lei in una terra “unica per la felicità e i pericoli che contiene, multicolore e selvaggia, meravigliosamente ricca di possibilità”.
A colpi di dialoghi e frasi memorabili, la penna di Dürrenmatt cesella una clamorosa parodia su mondo, potere e libertà.
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Il cardellino, di Donna Tartt
896 pagine, 19,00 €, in uscita il 12 marzo per Rizzoli
Il giovane Theo Decker sta visitando una mostra di pittori fiamminghi al Metropolitan Museum di New York quando accade l’inconcepibile: lo scoppio di una bomba, calcinacci, sangue e grida dappertutto, e per terra decine di corpi senza vita, tra cui quello della madre di Theo. Sconvolto e in stato confusionale, Theo si allontana dal luogo dell’attentato senza che i soccorsi e le forze dell’ordine riescano a intercettarlo. E, per timore di finire affidato ai servizi sociali (il padre ha da tempo abbandonato la famiglia per rifarsi una vita con la nuova fidanzata a Las Vegas), si nasconde nel suo appartamento insieme al pacchetto che una delle vittime gli ha affidato pochi minuti prima di morire. Il tesoro contenuto all’interno, un piccolo prezioso dipinto raffigurante un cardellino, sarà l’unica costante, il centro di gravità nella vita deragliata di Theo, simbolo di un’innocenza impossibile da riscattare. E insieme miccia di una pulsione autodistruttiva destinata a tormentarlo per sempre. Tra i salotti dell’Upper East Side e la desolazione della periferia di Las Vegas, tra amori impossibili e vizi inconfessabili, capolavori rubati e vertiginose fughe lungo i canali di Amsterdam, Il cardellino è l’attesissimo ritorno di un’autrice unica nel panorama letterario degli ultimi vent’anni.
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Il marchese di Montespan, di Jean Teulé
256 pagine, 9,00 €, in uscita il 26 marzo per Beat
Alla corte di Luigi XIV di Francia, Louis-Henri di Montespan è sulla bocca di tutti. Tutti sanno che la sua magnifica consorte, Françoise de Rochechouart de Mortemart, detta Athénaïs, dama d’onore della regina, è rimasta «ferita sul campo». Di ritorno da una delle sue guerre in cerca di fortuna, Louis-Henri l’ha trovata col ventre rigonfio, e non certo della sua spada, ma di quella di Sua Maestà Luigi XIV, che ha accolto la bella Athénaïs nei lussuosi talami di Versailles, dopo aver scacciato l’avvenente Louise de La Vallière. Da allora il marchese di Montespan, in segno di lutto per il suo amore «ucciso da una canaglia», se ne va in giro con una bizzarra vettura ridipinta di nero che, al posto dei quattro pennacchi agli angoli del tetto, ha gigantesche corna di cervo, che sfacciatamente spiccano anche nello stemma impresso sulle portiere. Romanzo di grande successo, Il marchese di Montespan ci restituisce lo spirito di un’epoca irresistibilmente frivola e l’avventura di un uomo che, un secolo prima della Rivoluzione francese, incarnò lo spirito rivoluzionario che pose fine all’ancien régime.
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Fratello Kemal, di Jakob Arjouni
in uscita il 27 marzo per Marcos Y Marcos
Ma com’è attraente questa mamma in lacrime; e il serpente tatuato che dal seno guada l’ombelico e si tuffa nella gonna ha tutto il sapore di un invito.
C’è un’adolescente ribelle da riportare all’ovile, robetta da niente per Kemal Kayankaya: nel giro di ventiquattrore potrà rimboccare le coperte alla fanciulla e permettersi anche il lusso di declinare la tentazione serpentina.
Come sono spocchiosi questi editori in fiera, ancora alticci dalla sera prima, come si riempiono la bocca di “e io ho cenato con questo, ho bevuto il caffè con quello, ah e quello, figurati, siamo amicissimi…”
E proteggere lo scrittore marocchino minacciato dagli integralisti islamici, che noia, specialmente se maldigerisce la cucina tedesca e dev’essere accompagnato in bagno ogni due per tre…
Attento, Kemal, tira un’aria strana. Quel tizio che aveva abbindolato l’adolescente, cosa ci fa adesso qui? È arabo anche lui, d’accordo, ma Francoforte è grande. O non abbastanza?
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Fiore di tuono, di Jean Teulé
288 pagine, 17,00 €, in uscita per Neri Pozza
Febbraio 1852. In alcuni poveri villaggi della Bretagna spazzati dal vento dell’Atlantico, gli abitanti credono ancora ad antiche e macabre leggende. Lo fanno perché è l’unico modo che hanno per esorcizzare il male, scacciare la paura e farsi una ragione della miseria in cui sono costretti a vivere. È così che Hélène Jégado inizia a credere ad Ankou – il Dio della morte – uno spirito maligno che si incarna nelle persone più insospettabili e le costringe a fare qualunque cosa. Anche le più spaventose. E, quando la fantasia si mescola con la follia, niente può impedire a Hélène di immedesimarsi in quella divinità, e decidere di esserne la voce e il braccio. Diventata una cuoca esperta, Hélène inizia a girare la nazione lasciando dietro di sé una scia di cadaveri. Il primo è quello della madre. Ma non mancano uomini, bambini, prostitute e persino uomini di chiesa. Per ognuno di loro, la donna usa la stessa tecnica: si presenta come la più placida e silenziosa delle domestiche, prepara cibi e pietanze succulenti dentro cui nasconde una polvere di arsenico e, quando la vittima inizia a sentirsi male, se ne prendecura fino alla morte, come il più terribile degli angeli consolatori. La lunga catena di omicidi, però, – ben trentasette – si interrompe quando la donna rivolge le proprie «attenzioni» a un giudice, che capisce subito di avere di fronte un’assassina e la denuncia alle autorità. Confessate le sue responsabilità, Hélène viene condannata alla ghigliottina, dove morirà il 26 febbraio 1862. In una Francia rurale in cui regnano povertà e violenza, Jean Teulé mette in scena la vera storia di uno dei personaggi più incredibili e sconosciuti della Francia dell’Ottocento. E lo fa con la sua solita scrittura, capace di mescolare cronache giornalistiche, echi letterari e leggende bretoni, offrendoci così il macabro e spaventoso ritratto di una terra ancestrale, abitata da pregiudizi e fantasmi sanguinosi.
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Urgenti notizie della notte, di Antonella Cilento
300 pagine, 17,50 €, in uscita per Mondadori
Lisario Morales è muta a causa di un maldestro intervento chirurgico, legge di nascosto Cervantes e scrive lettere alla Madonna. Quando non pu opporsi alla violenza degli adulti, dorme: e da mesi, ormai, è immersa in un sonno profondissimo, dal quale nessuno riesce a destarla.
Fino all’arrivo di Avicente Iguelmano, medico fallito giunto a Napoli per rifarsi una reputazione nelle colonie. Avicente riuscirà a richiamarla alla vita risvegliandone i sensi nel modo più ardito e conturbante…
Urgenti notizie della notte narra del mistero del piacere femminile e delle fantomatiche indagini scientifiche che da sempre lo riguardano. In un’infiammabile Napoli vicereale, fra rivolte, capipopolo, assassini, ermafroditi e banchieri, i destini di Lisario e Avicente si intrecceranno a quelli di Jacques Colmar, maestro di scena, e Michael de Sweerts, illustre pittore. Donne mutate in statue, intrighi di potere, razzismo omosessuale: un romanzo d’avventura e d’amore, raffinato, sensuale e uno straordinario affresco della Napoli del Seicento.
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Il romanzo della rosa, di Guillaume De Lorris e Jean De Meung
A cura di Mariantonia Liborio e Silvia De Laude
1100 pagine, 95,00 €, in uscita per Einaudi
Per molti anni l’unica parte del Romanzo della Rosa tradotta in italiano è stata la prima, scritta da Guillame de Lorris intorno al 1230. Ma non meno importanza ha la seconda parte del poema, composta da Jean de Meung circa quarant’anni dopo. Per questa edizione nei Millenni, Mariantonia Liborio ha tradotto in versi l’intero poema, e ha chiarito nell’introduzione le ragioni della sua straordinaria fortuna (persino Dante è autore di un rifacimento del Romanzo, intitolato Il Fiore): il fascino di quest’opera è dato soprattutto dal fatto che l’imponente costruzione allegorica, pur avendo una forte componente filosofico-morale, non rallenta il ritmo narrativo. La perfetta compenetrazione di allegoria e narrazione diventa, a partire dal Romanzo della Rosa, il modello della piú avanzata letteratura medievale, la cui influenza ovviamente sarà importante anche per Dante.
Ad arricchire il volume, una nota di Silvia De Laude che dipana il problematico intrico filologico dovuto proprio all’enorme diffusione e riproduzione del testo nel corso del XIII secolo e dei due secoli successivi. Un’opera fondamentale della letteratura occidentale, in un’edizione che permette di coglierne non solo l’importanza, ma anche la singolare complessità. A cura di Mariantonia Liborio e Silvia De Laude
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3 pensieri su “Le uscite di marzo

  1. Trovi il mio commento su Goodreads.
    Non mi piace molto come erano impostati i dialoghi. Inoltre, trovo che l'autore abbia voluto trasformare a forza Montespan in un eroe romantico, cosa che lui decisamente non era. XD

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