Io e Proust

Io e Proust abbiamo un rapporto che facebook definirebbe complicato. Nel senso che ci amiamo (o almeno, da parte mia è in corso da tempo un grosso innamoramento), ma non riesco a trovare il giusto tempo da dedicare a questa nostra storia, e quindi la passione si affievolisce un po’ e io e il baffuto francese continuiamo le nostre vite insieme in un tira e molla infinito che mi porta a leggere un po’ di pagine, poi basta, poi un po’ di pagine..
Del resto, c’è poco da dire, quella della Ricerca del tempo perduto è una lettura meritevole, ma che necessita di molto tempo e di molta concentrazione e di grande forza di volontà. Perché è uno di quei piaceri che bisogna conquistarsi ogni giorno. Ma le conquiste quotidiane costano molta fatica.
Però Proust gironzola sempre un po’ per la mia testa. Ed ecco quindi che quando ho visto questo libro io ne sono rimasto molto incuriosito. Anche perché conosco una persona che, non dico fosse ossessionata, ma sicuramente era rimasta molto ammaliata da Proust.
Io e Proust è una storia estremamente divertente. Ho riso moltissimo, specialmente nella prima parte, e per un paio di giorni ho continuato a leggere citazioni alla mia dolce metà, che non ne poteva più di sentirmi cianciare!
Si ride molto e si ride di gusto. Anche perché, diciamocelo, tutti noi lettori abbiamo un autore che almeno in parte idolatriamo, e quindi non è poi così difficile riuscire a immedesimarsi con Jacques.
Uno, insomma, passa un paio di ore estremamente piacevoli in compagnia del romanzo di Uras. Solo che non finisce mica lì.
No, perché se poi si pensa a quello che si ha letto, ci si rende conto che nella leggerezza di queste pagine si trova una lunghissima serie di spunti di riflessione che, magari, in un primo momento scorrono via tra una battuta e l’altra.
Per esempio, si parla di ossessioni che ti cambiano/rovinano/trasformano/alterano la vita.
Si intuisce qualche critica al mondo accademico che tende sempre più a uno studio delle cose che perde di vista i valori generali delle opere, allontanandosi irrimediabilmente dal pubblico e dal mondo stesso.
C’è anche qualche frecciatina agli aspiranti scrittori.

Il problema di quando scriviamo è che spesso pensiamo di fare un lavoro eccellente mentre in realtà stiamo annoiando il mondo intero.

E ci sono poi alcuni pensieri sulla diversità. Ma non la diversità in senso fisico, semplicemente la diversità in materia di gusti, che sembra una stupidaggine ma che almeno in parte ha toccato ognuno di noi. Emblematico, per esempio il padre di Jacques che non riesce a capisce il figlio perché per lui la letteratura non è nulla. O sua madre, che ha paura Jacques diventi omosessuale perché ama un autore coi baffi! Sono quasi cavolate, piccoli sassi gettati nello stagno, però nascondono molte verità presenti anche da noi, in Italia. Io, per esempio, mi ci ritrovo moltissimo.

Quanto a mio padre, detestava la letteratura. Per lui gli scrittori erano dei falliti, degli artigiani del nulla. 

Per concludere, Io e Proust è un libercolo spassoso ma per nulla sciocco. Che racconta una storia in un modo estremamente divertente, ma che ha pure un bel contenuto. E’ un libro in cui un lettore accanito può facilmente ritrovarsi, ma è anche un romanzo che ti può far avvicinare a Proust. Se non per curiosità, almeno per sfinimento!
E’ un libro fatto di piccole frasi ironiche che contengono molte realtà.
E’ un libro che mi ha talmente conquistato che ho pure rotto le bolle all’autore su facebook e, dopo averlo stalkerato per un po’, gli ho chiesto di rispondere a qualche mia domanda.
Lui è stato gentilissimo e si è prestato molto volentieri. Trovate il risultato qui sotto.
Io, quindi, non posso che augurare a voi una buona lettura, e a me di rendere migliore il mio rapporto con Marcel.

1. Incomincio con una domanda che probabilmente risulta banale: quanto del tuo libro è autobiografico e quanto è finzione?

Non lo so proprio. Io mi appassiono all’opera di Proust come Jacques, ma non sono un ossessivo proustiano.
Sono ovunque in questo libro… e da nessuna parte! E’ la caratteristica del romanzo, creare della menzogna partendo da una verità. E’ per questo che ho deciso di classificare Io e Proust come autofiction.. Ma un’autofiction piena di ironia.
2. Ho letto che hai ‘incontrato’ Proust alle superiori. Cosa può trovare, nella Ricerca del tempo perduto, un ragazzo di quell’età? E cos’hai trovato tu?
Non so se ho incontrato Proust o se è stato lui che mi ha trovato. Vivevo un periodo difficile, fisicamente e psicologicamente, mi serviva un appoggio, Proust mi ha aiutato. In lui ho trovato della dolcezza, un bisbiglio. Mi parlava (o meglio, è quello che credevo!) e siccome ero particolarmente fragile allora l’ho ascoltato.
3. Pensi che la mitizzazione di qualcosa vada a cambiare la visione che si ha del mondo? Un po’ come fa Jacques che vede tutto attraverso Proust?
Sicuramente, vedere il mondo attraverso un prisma (qualunque esso sia) cambia per forza le cose. Bartel mette un filtro proustiano sul suo mondo, come un regista mette un filtro seppia per invecchiare l’immagine. Quindi, Jacques deforma la realtà per renderla più letteraria perché la letteratura è il solo campo nel quale sente di esistere. Ma penso che tutti noi mettiamo dei filtri davanti ai nostri occhi per ‘sistemare’ le cose.
4. Ho trovato nel libro molti punti interessanti, che possono farci riflettere su certi argomenti. Per esempio ho trovato una sorta di critica ai vecchi ricercatori che non sono capaci di accettare le nuove generazioni. E ho trovato anche una critica a un tipo di studi troppo specifici che vanno ad allontanarsi dal valore generale dell’opera. E’ davvero così? Pensi che questo possa rendere tutto troppo d’elite?
Nel romanzo ho preso l’esempio di Proust perché mi sembrava pertinente. Specializzarsi troppo significa finire col perdere tutta la distanza rispetto all’oggetto di studio. Ci sono migliaia di specialisti di Proust, ciascuno ha il suo campo di predilezione (la genetica, una tematica, la biografia…) e nessuno tra loro vuole che Proust si volgarizzi (=che sia del grande pubblico). Si sono accaparrati l’opera e l’uomo. E’ il miglior sistema per far finire un autore nel dimenticatoio.
5. Una parte che mi ha molto toccato è quando Jacques pensa di non volere un figlio per paura che diventi come lui. Io sono diventato papà da poco e ho sentito un po’ di questa paura, perché pure io non amo il calcio o le altre cose tipiche dei ragazzi, e se anche mio figlio seguirà il mio esempio… beh, so che questo può causare qualche ‘difficoltà’ durante il periodo scolastico. Ho quindi provato una forte connessione con Jacques. Sono stati anche i tuoi pensieri quando aspettavi tua figlia?
Adoro il calcio quindi fa parte del lato fiction dell’opera. Non mi auguro che le mie figlie seguano necessariamente le mie tracce.
Al momento ho due bambine. La grande sa che suo papà scrive dei libri ma lei preferirebbe che io partecipassi ai Giochi Olimpici.
6. Cosa pensi di Proust oggi? E cosa speri per lui?
Proust rimarrà il mio migliore amico fino alla fine!
7. Nel libro parli anche dell’esperienza di scrittura. In Italia è una cosa molto attuale in quanto ci sono pochissimi lettori ma molti scrittori, e molte autopubblicazioni. Cosa ne pensi e cosa, secondo te, fa di un romanzo un buon romanzo?
Penso che la situazione sia la stessa in Francia. L’autopubblicazione è una cosa buona. Tutti un giorno hanno voglia di di raccontare una storia. Internet permette di dare, le proprie parole agli altri. E’ un’esperienza che può essere molto violenta ma almeno le case editrici non ostacolano quasi più nessuno. Perdono la loro superbia. Si esce dal “ti pubblico perché sei mio amico o perché ti conosco” che è la norma in Francia.
Un buon romanzo? Dirò una banalità, ma è quello che non si vorrebbe finisse mai! Una sorta di romanzo infinito come un godimento permanente. Ma capisco, dicendo questo, che la finitezza delle cose belle è parte integrante del processo di generazione del piacere. Bisogna che tutto finisca, anche i buoni libri!
8. Puoi per caso anticiparci qualcosa sul tuo prossimo libro?
Il mio prossimo romanzo uscirà in maggio, il titolo è Nos souvenirs flottent dans une mare poisseuse (trad. I nostri ricordi galleggiano in uno stagno appiccicoso). anche questo è un testo d’autofiction. L’Italia è molto presente. Scrivere, è regolare i propri conti. In Io e Proust lo facevo con Proust, in Nos Souvenirs… mi occupo dell’Italia e della mia famiglia!
9. Per finire… potresti citare qualche autore francese contemporaneo che ti piace e che vorresti consigliare?
Allora, mi piace Jean-Paul Dubois. I suoi libri sono molto divertenti, pieni di trovate interessanti.
Per essere sinceri, io leggo soprattutto autori stranieri come Edgard Hilsenrath, Shalom Auslander… I libri francesi mancano a volte di follia!
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6 pensieri su “Io e Proust

  1. Augusta Verdiana ha detto:

    Ho letto Proust anni e anni fa in occasione di un esame universitario, il prof. disse che bastava leggessimo solo “All'ombra delle fanciulle in fiore”, questa cosa mi irritò e nell'estate lo lessi tutto, mi è molto piaciuto….. leggerò quindi volentierissimo questo romanzo/ divertissement su Proust, mi va proprio di ritrovarlo! Mi son anche segnata gli autori citati da Uras nell'intervista, chissà mai che non trovi letture nuove e coinvolgenti ! 🙂
    Ho gradito questo post assai, sia per l'argomento che per come è trattato 🙂

  2. Daniela Di Sora ha detto:

    grazie del post e dell'intervista, scritti entrambi in modo divertente e molto garbato. Anche io trovo il libro più denso di spunti di quanto potrebbe sembrare a una prima lettura. E sono molto curiosa di leggere il secondo libro di Michael Uras.

  3. Andrea Storti ha detto:

    Signora Daniela, è un onore averla ospite del blog. Davvero.
    Grazie per i complimenti e grazie specialmente per aver portato in Italia un autore come Uras. La sua scrittura è spassosa ma non sciocca. E non è affatto facile raggiungere questo obiettivo.

    Molto curioso anch'io del secondo romanzo. 🙂

  4. lostoquasendo ha detto:

    Ieri ho notato questo libro in una libreria del centro e mi aveva molto incuriosita (il mio ragazzo si definisce “esperto di Marcel Proust” 🙂 ), oggi mi sono convinta a dargli una chance, grazie 🙂

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